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Gen 19

Gli Odoratori del Male (Granpas of the paper)

Gli AcariUn vecchio concorso tra amici sullo strambo caso della carta vs digitale, dove si sceglieva persino il banner, che vedete infine qui a sinistra, a opera di Fra Moretta e che è stata scelta come immagine ufficiale del progetto. Siamo gente simpatica, ci piace scherzare. Da quel piccolo contest è spuntata anche l’idea di fare una serie di racconti più o meno brevi, inerenti all’argomento. Io mi sono inventato questo soggetto, leggermente ispirato a Children of the Corn, almeno all’inizio. Poi come si sa, la storia ti scappa tra le mani, e dall’idea iniziale è rimasto solo il paesino. Vi lascio quindi con Gli Odoratori del Male, augurandomi che cogliate lo spirito goliardico, ricordandovi le regole del castello. Buona lettura!

Gli Odoratori del Male (Granpas of the Paper)

Quando Fernando ferma la macchina, un senso di avvilimento mi assale. Comprendo che la nostra piccola azienda debba risparmiare, ma questa bettola non ha un bell’aspetto. Dovevo già sospettarlo quando ho visto le dimensioni del paesello sulla rete. Cinquecento anime o poco più potrebbero abitare questo buco di frazione, distante una decina di chilometri dalla sede della fiera in cui, con lo stand aziendale, proponiamo i nostri simpatici termostati da casa.

«Dimmi che il navigatore ha sbagliato», mi dice Fernando. Si toglie gli occhiali con calma e si sfrega gli occhi. È stata una giornata decisamente di merda, con centinaia di persone che si sono fermate al nostro banco, hanno toccato tutto e non hanno comprato mezzo apparecchio. L’interesse c’è stato, d’accordo, però sono i risultati che mancano. So che Fernando ne ha le palle piene quanto me.

«Mi sa di no», rispondo. Mi lascio scappare uno sbadiglio.

«Questa Adriano ce la paga, lui e la sua mania di risparmiare», brontola. «La Vecchia Libreria, trattoria e albergo. Dire Bed and Breakfast era troppo difficile?»

«Lascia perdere. Qui siamo in un paesino rurale. Senti che odore di mucche?»

Fernando starnutisce, una, due, tre volte.

«Salute», dico.

«Che se ne va», risponde soffiandosi il naso. «Altro che mucche, qui c’è qualcosa che mi fa starnutire, per la miseria.»

«Allergia?»

«No, polverina di carnevale. Certo che è allergia, pirla!»

Preferisco non continuare la simpatica discussione, anche perché inizio a essere sia affamato che stanco. Vorrei farmi un bel piatto di pasta, un bicchiere di vino, e ciò che ne potrebbe seguire, poi una bella doccia e filato a leggere a letto.

Parcheggiamo l’auto praticamente di fronte alla bettola. L’insegna si vede che è lì da chissà quanto, corrosa in vari angoli dalle intemperie. Legno, e di quello vecchio vecchio, identico a quello utilizzato per la porta. Avranno usato lo stesso albero o è stata un sciccheria dell’epoca, una scelta di gusto. Apro la porta che cigola come da copione. Dall’interno proviene un buon odore almeno. Sembra uno di quegli spezzatini con patate che mi faceva la nonna. Fernando dietro di me si compiace e capisco che il suo umore si è decisamente risollevato.

«Cazzo che fame», dice sorpassandomi. Si dirige sicuro verso l’ometto che sta dietro al bancone, bussando sul legno del ripiano. Anche quello sembra uguale alla porta, corroso e pieno di buchi.

Il tipo, pingue e quasi calvo, si gira con un sorriso preoccupato, più che preoccupante. «Buonasera signori», esclama al nostro indirizzo.

«Salve, sono pronte le camere?», dice Fernando.

«Se per cortesia mi dite i vostri nomi.»

Mi affianco al mio compare e intervengo. Il bon ton non fa parte del corredo genetico di Fernando. «Siamo della Beta D. Dovremmo avere una prenotazione di due singole, a pensione completa. Credo.»

L’ometto si gratta in testa, si infila un mignolo nell’orecchio, e scorre l’elenco che ha davanti, con professionalità.

«Eh, chissà quante ne avete occupate…», dice Fernando, lingua lunga.

Il nostro albergatore fa finta di non sentirlo, suppongo, perché tutto compiaciuto batte il dito sul libercolo ed esclama: «Eccovi, ma siete in una doppia.»

«Cosa c’è?», sbotta Fernando.

«Una doppia. Quel tirchio di Adriano ne ha presa una e punto.»

Fernando si gira e mi guarda. «E io devo dormire in camera con te?»

«Non succede nulla, dai.»

«Ricordo l’ultima volta che abbiamo dormito insieme. Eravamo alla fiera di Rimini, e anche quella volta Adriano ci aveva fatto questo regalo.»

Non so cos’abbia da lamentarsi il ragazzo. Fu un piacevole week end, sbronza inclusa, in cui mangiammo e ci godemmo fiera e riviera. «Qual è il problema, insomma?»

«Tu leggi nei momenti sbagliati.»

«In che senso?»

«Tu leggi quando io devo dormire. Non puoi fare come me che leggo al cesso?»

Ecco, lo sapevo. Fernando mi rimprovera la mia sana abitudine di rilassarmi a letto, sbronzo o no, con un libro. Tra l’altro mi sono portato per sicurezza e comodità, il mio e-reader, con all’interno un paio di libri tosti e il vademecum del tecnico Beta D, che consiste nei tre manuali dei nuovi apparecchi.

«Voi leggete?», chiede all’improvviso l’albergatore.

«Noi sì, e lei?», risponde Fernando secco.

«Sì, sì. Questa in principio era una biblioteca, una delle più vecchie della provincia. C’erano sotterranei che si estendevano fino in fondo al paese. Amanuensi che copiavano tomi importanti. Volete che vi racconti la storia?»

Fernando mi guarda. Io faccio spallucce. In un altro momento avrei detto anche di sì, perché amo i racconti degli anziani dei paesini, ma stasera proprio no.

«Naaaaa, lasci stare. Vorremmo più che altro un po’ di pappa e poi a nanna», dice Fernando. Già non lo sta più guardando, intento ad annusare il profumo nell’aria. Ora che guardiamo meglio, ci saranno una ventina di persone sedute dentro quel locale, che assomiglia a una taverna di almeno due secoli prima. Panche in legno, pareti a faccia vista, senza intonaco. Le luci sono basse, quasi quanto candele. Noto che gli avventori stanno cenando, ingollando il pasto, alcuni leggendo, altri parlottando. Carpisco al volo che gli argomenti che vanno per la maggiore, sono letteratura e filosofia. Sento anche parlottare di manualistica e questo un po’ mi incuriosisce.

«Lei, cosa legge?», sento dire alla voce dell’albergatore

Fernando mi indica. «Ce l’ha con te, l’amico.»

«Io? Un po’ di tutto.»

«Ah, e ha bisogno di libri?»

«No, grazie, solo di cibo, vino e un letto.»

«Capisco, ha i suoi con sé.»

Tanto per tagliare corto, ed evitare che questo scassapalle continui a interrogarmi sulle mie proprietà librarie, estraggo dalla borsa che ho a tracolla, il mio fido e-reader. Lo accendo e glielo piazzo sotto al naso. Fernando intanto starnutisce e bestemmia pure, facendo apologia subito dopo verso il nulla. «Scusate, scusate…»

«Ecco, ho qui i miei libri.»

L’albergatore spalanca gli occhi e mi guarda come se gli avessi preso la figlia – faccio un esempio, nel caso qualche anima in pena se lo sia sposato – e me la fossi spupazzata qui, davanti ai suoi occhi. «Ma, ma quello è…»

«Dica, dica», gli dice Fernando. Starnutisce e impreca di nuovo.

«Un lettore di libri finti!», esclama infine l’ometto.

Mi sfrego gli occhi, e trattengo una risata. «Macché, sono libri veri. Sono anche più leggeri da portarsi dietro nei viaggi. Sa, siamo qua per lavoro.»

Il nostro amico brontola sommesso qualcosa di simile a un paio di invettive, tipo bigotti di paese quando beccano un paio di ragazzini a sbaciucchiarsi.

«Ehi, ciccio, che ti prende adesso?», chiede Fernando. Sta perdendo la pazienza, lo so.

«Qui, quelle cose che rovinano gli occhi non sono ben viste!»

Ora non mi trattengo più e scoppio a ridere in faccia al tipo. Credo anche che mi parta un po’ di saliva e lo raggiunga. «Mica sono pugnette!»

La battuta sembra non penetrare la sua mente annebbiata da chissà quanta polvere, la stessa che evidentemente infastidisce Fernando, sempre più incazzato per gli starnuti. «Questo mi ha tirato la pelle delle pa…»

«Abbiamo capito», gli dico.

«Sentite, quegli aggeggi a noialtri non piacciono», insiste l’albergatore.

«Ascolta, come ti chiami?», gli chiedo.

«Nunzio.»

Pensavo peggio. «Bene, Nunzio, non so cos’abbiate qui in questo paese, ma io leggo di tutto, dal cartaceo all’e-book. Avrò quattrocento libri e più a casa mia. Ciò non toglie che questi aggeggi, come li chiami tu, siano comodi.»

Nunzio mi guarda irritato. «Quei così lì, i pad, sono dannosi!»

«Senti Nunzio», interviene solenne Fernando. «Da qui capiamo che hai qualche problema a connettere con il nuovo secolo. Quello non è un tablet, ma un lettore a inchiostro elettronico. C’è la sua differenza. Se non la sai, ti invito a informarti.»

Più veloce e rapido di quello che potessi pensare, Nunzio afferra il mio e-reader e fugge, sì, avete capito bene, si mette a correre come un forsennato verso una porta dall’altra parte della sala. Preoccupato mi guardo intorno. Molti hanno seguito l’uomo, altri arrivano e ci spingono verso la porta. Io e Fernando un po’ ci incazziamo. Divincolandoci e mollando qualche schiaffo, ci lasciano andare. A uno arriva persino un bel calcio nei coglioni.

«Adesso, testine di cazzo, noi andiamo a riprenderci il nostro apparecchio. Va bene?», urlo. In un’altra occasione mi sarei cagato addosso, con quasi dieci persone intorno. Qui però il più giovane sarà nato ai tempi dei Savoia e se gli diamo una spinta, gli fracassiamo le ossa.

Entriamo nella porta di Nunzio, trovando una scala di pietra rossa che scende giù, tanto giù. Fernando mi precede, recitando un rosario all’inverso, e chiamando Nunzio.

«Nunzio, vieni qui micetto. Se ti prendiamo ti rompiamo il cu…»

«Abbiamo capito, dai. È pur sempre un vecchio.»

«Un vecchio stronzo. Ho una fame che se non mangi… etciuuuum!»

Le scale si fermano davanti a una porta ad arco. L’apriamo e ci troviamo in un androne, dove sono impilate ordinatamente, fila e fila di libri. Un tanfo di polvere ci raggiunge, facendo starnutire e smadonnare il mio amico. «Ecco da dove proviene tutta questa polvere che mi fa starnutire, porca paletta!»

In mezzo ai libri, vediamo Nunzio che tiene in alto il mio apparecchio. Gli altri dieci rincoglioniti gli stanno accanto, con libri aperti in mano, rivolti verso di noi.

«Voi, sacrileghi peccatori che adorate quel mezzo demoniaco, che deturpa la poesia della carta, del suo profumo e del piacere tattile di toccare le pagine, ruvide amiche che ci riservano sorprese e ci tengono compagnia, facendoci sognare da quando impariamo a parlare fino a…», stava dicendo Nunzio, finché uno starnuto di Fernando non ha interrotto la pappardella.

«Nunzio, prendi fiato e frena. Stai ben piantato a terra e ascolta. Cosa cazzo vai blaterando?», dico io, approfittando dello starnuto.

«I libri sono stati per secoli…»

«Ma vaffanculo, scusa. O dici qualcosa di terreno e al passo con l’epoca, o vengo lì e mi riprendo il mio e-reader senza tante cerimonie. Tra l’altro sei anche un po’ ladro.»

«E stronzo», aggiunge Fernando.

Nunzio si guarda attorno preoccupato, mentre i suoi sgherri si avvicinano con i libri in mano, brandendoli come esorcisti che vogliono far fuggire Satana. Rotto da questa pagliacciata, avanzo con il mio amico, spintonando il centro anziani che c’è lì dentro e arrivando davanti a Nunzio. Con un gesto secco e stizzito, mi riprendo il mio e-reader.

«Voi non capite. In quello non trovate il piacere di sfogliare, di sottolineare, di prendere appunti. L’odore della carta!»

Scoppiamo a ridere. Una scena del genere non si regge senza ridere. Con un bicchiere di vino ce la godremmo il doppio. Cerco di tornare serio un attimo e picchietto con un dito in fronte a Nunzio.

«Ciccio, sull’e-reader sottolinei e prendi appunti, con la differenza che con un click togli tutto. Sul cartaceo no e rovini pure il libro, pirla. E poi, questa cosa che la carta profuma, valla a raccontare a Renato il Fiorentino, e senti un po’ se non si rigira nella tomba.»

Nunzio rimane lì sbigottito, ma una lucina gli si accende negli occhi alla menzione del Renato. «Amate la carta!»

Fernando gli assesta uno scappellotto. «Hai rotto le palle. Adesso fila a servirci da mangiare, che abbiamo fame e diventiamo scontrosi. E porta con te questo branco di rintronati.»

Mentre guardiamo Nunzio mesto salire con la sua brigata, sento Fernando che borbotta.

«Cosa c’è adesso?», chiedo.

«Chi è questo Fiorentino?»

«Posso spiegartelo dopo cena?», dico, ascoltando il mio stomaco che brontola.

22 comments

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  1. Nosferatu

    io ascolto lo zoo di 105

    1. Bangorn

      Signor Ragni, ha letto il disclaimer? Non faccia il troll 🙂

  2. teo

    io sto con Nunzio! ora faccio anche un gruppo su FB 😉 se non hai perso la vista con le pugnette la perderai con questo accessorio demoniaco!!! ora che sto per farmi fare una libreria nuova tu mi parli di e-reader 🙂

    1. Bangorn

      Eh beh, stare con Nunzio la dice lunga… 😛

  3. teo

    non inteso in quel senso 🙂

    1. Bangorn

      Nunzio è uno vecchia maniera, occhio 🙂

  4. Andrea Rizzi


    Molto visuale. mi sento la spalla piena del moccio di Fernando (una personcina così a modo).
    Io leggo su monitor e su carta. Ma sono un esibizionista.
    Quindi mi piace vedere i muri di casa mia crollare sotto il peso dei libri sulle mensole. Mi dà una misura vederli lì che ingombrano. Sono ore che ho dedicato a persone inesistenti a cui ho dato a mia volta vita.
    L’ultimo acquisto che ho fatto è stata una stampante monocromatica laser.
    Inizio a leggere a monitor, mi piace, lo stampo e, se vale, me lo rilego pure. E me lo ri-leggo anche.
    L’ e-book è ottimo per viaggiare leggeri e… leggenti ma a casa con un gatto e una poltrona preferisco la puzza della carta.
    Ma i gusti sono come gli attributi: ognuno ha i suoi.

    1. Bangorn

      In fondo Fernando è solo arrabbiato perché ha fame e starnutisce pure 🙂 Humppa!

  5. Lucia

    Oddio Nunzio!!! Un mito!
    e attenti alle pugnette digitali, per la miseria, che poi diventate ciechi.

    1. Bangorn

      Povero Nunzio, lui e il suo circolo anziani! 🙂

  6. Fra Moretta

    Bel racconto Marco divertente e ben scritto.Comunque se Nunzio avesse rubato a me il computer e mi avesse rifilato quelle cazzate anziano o no uno scapellotto se lo beccava:-)

    1. Bangorn

      Grazie Fra 🙂 Anche più di uno, ma con affetto 😀

  7. Gianluca Santini

    Ahahaah! 😀 Bello Marco, in più di un punto mi sono proprio messo a ridere! Le pugnette digitali, awesome! *O*

    Questo progetto nato così per gioco ci sta riservando tante belle cose. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Bangorn

      Felice che ti sia piaciuto Gianluca. Lo avevo immaginato diverso, poi quando ho iniziato a scrivere è andato per conto suo 🙂
      Decisamente, questo progetto sta presentando delle belle sorprese 🙂

  8. Angelo Benuzzi

    Per essere una cosa scritta per scherzo funziona bene, per ora il miglior contributo all’iniziativa IMHO.

    1. Bangorn

      Troppo gentile Angelo. Spero di averti fatto fare un paio di risate 🙂

  9. Ungheri Paolo

    Complimenti! Sto ancora ridendo… le pugnette digitali… geniale!
    A sto punto non posso esimermi dal partecipare, bisogna proprio che m’inventi qualcosa!
    Ancora complimenti!!! :DDD

    1. Bangorn

      Grazie Paolo, attendo il tuo racconto allora 🙂

  10. ANDREA

    Fernando speed!
    Le righe qua filano e fondono che è una bellezza.
    Sembra un trailer improbabile e quindi… fico!
    P.S.
    Ma quali sono le regole del castello?
    Drimaco

    1. Bangorn

      Sono in fondo signor Drimaco 🙂 Cerchi la foto con Geoffrey Rush 🙂

  11. Alice Mantovani

    Come sempre, scritto a mio parere benissimo e… divertente da morire 🙂 anch’io sono un po’ un’adepta dell’accolita di Nunzio, quindi tu sei Satana 😉 ma è più per nostalgia che altro.
    Quando sarò vecchia e avrò tutto il tempo del mondo per leggere, farò in modo di assicurarmi un mezzo per reperire i libri che non si trovano su carta. Magari a quel tempo avranno inventato una cosa alla Matrix e rimpiangeremo i bei vecchi tempi in cui ci voleva almeno almeno qualche ora per leggere un buon libro 🙂

    1. Bangorn

      Na, non credo che tu sia come Nunzio, anzi. Quelli sono gli ottusi che temono che il libro digitale faccia scomparire la carta. Paure infondate…

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