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Gen 12

Progetto The Village

L'immagine usata per il gruppo. Ovviamente.

Ci sono giornate in cui non sopporto nulla di quello che vedo intorno a me. Vi ho già detto che odio orari, obblighi, burocrazia, borsa, banche, scadenze e seccature di questo genere. Direte voi: «Grazie al cazzo» e io vi risponderò: «Se a voi sta bene, a me fa girare un po’ le palle e fare il cagnolino mansueto mi è difficile.»

Ora, al di là delle solite frasi fatte o sulla retorica, volevo menzionare un’idea o meglio, un progetto, che ci venne in mente quasi due anni fa a me e un amico.

Premessa 1: in fondo c’è un cartello con Geoffrey Rush, andate a leggerlo, coglietene il significato e poi decidete se proseguire nella lettura o no. Non sono interessato ai commenti del tipo: “A ma ti vorrei vedere a vivere così” oppure “Io questi discorsi li trovo stupidi e già sentiti mille volte”. In tutta onestà non mi interessa. Quindi, mio il castello, mie le regole.

Bene proseguo spiegando quale fosse questa idea. Eravamo un po’ seccati dalla routine, dai casini aziendali, assillati dal dovere romperci l’anima tutti i giorni e respirare merda. Ci trovammo su Facebook e chiacchierammo un po’. Ci venne in mente il film The Village e rubammo l’idea di base di quel film

Premessa 2: se il film non vi è piaciuto o anche se vi è piaciuto, qui non siamo a parlare di questo. vedi premessa 1

Presi dall’impeto del momento, decidemmo che la nostra pagina Ma Kissene, non era la soluzione definitiva. Dovevamo trovare 1000 persone disposte a mollare tutto, costruire una nuova società fuori dai coglioni e ritirarci. Certo, le cose a cui rinunciare erano davvero tante: comodità, ma soprattutto sanità. Se avete visto il film, questo secondo punto era fondamentale. Comunque, aprimmo la pagina il 7  Febbraio 2010, e attendemmo. Qualcuno si iscrisse senza nemmeno leggere. Qualcun altro invece fu entusiasta. Alla data di oggi il gruppo conta ancora 467 membri, molti dei quali nemmeno sanno di essere ancora in quel gruppo e di cosa si trattasse.

Arrivarono perfino segnalazioni di eco villaggi esistenti, di sistemi alternativi di energia. Stavamo informandoci quindi per creare un villaggio funzionante ma indipendente, per liberarci

Un po' di quiete

definitivamente del denaro e del sistema di vita in cui viviamo, in cui lavoriamo per guadagnare 100 e vedercene scippare 95. I 5 rimanenti non è sempre detto che siano a nostra disposizione, a dire il vero.

Riassumendo, io e il compare, di cui mi aspetto un pronto intervento, pensavamo di creare unità abitative, fuori dalla società odierna, contare su energia eolica, fotovoltaica o altro, in totale indipendenza. Produrre ciò che ci serviva, che fosse allevare animali o coltivare terreni, e liberarci una volta per tutte del giogo dello stile di vita in cui siamo cresciuti. Il progetto alla fine, viste le poche adesioni e la convinzione pressoché zero della maggior parte degli iscritti, naufragò. Peccato davvero, perché l’idea dei protagonisti del film, non era poi così malvagia.

23 comments

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  1. teo

    L’idea del film è ottima e fattibilissima. Basta trovare un’area in cui stare e dove nessuno ci venga a rompere le palle ma soprattutto dove nessuno ci possa trovare facilmente…se mollo tutto nessuno deve cercare di venire a riprendermi.
    Oggigiorno ci sono tutti i mezzi e le tecniche per staccarsi completamente dal mondo, anche adesso potrei staccare tutti gli allacciamenti.
    Pannelli solari e/o fotovoltaici per acqua calda e/o elettricità, pozzo con autoclave, filtri e osmosi per acqua potabile e uso domestico, pala eolica per elettricità…
    Per il mangiare si coltiva la terra e si allevano animali, i miei nonni hanno fatto 2 guerre, non avevano cellulari nè tv nè luce, candele e basta.
    Quando si dice che “si stava meglio quando si stava peggio” 🙂

    1. Bangorn

      Basterebbe stare in mezzo a gente sana 😀

  2. Ungheri Paolo

    Fuggire e lasciarsi tutto dietro è sempre stato insito nell’animo umano, indipendentemente da quali fossero le problematiche della civiltà in ogni periodo storico.
    La mia, e personalissima, interpretazione di questo senso di incarcerazione, di “non sentirsi nel posto giusto” è che forse è proprio così, forse non siamo nel posto giusto e cerchiamo di tornare da dove siamo venuti.
    Sarebbe un discorso lungo, che parla di razze aliene, di viaggi spaziali compiuti in ere molto antiche e di come si sia creata, sempre a mio parere, la vita su questo pezzo di roccia.
    Penso che rinchiudersi, escludendosi da tutto, sia una privazione che, per quanto attiri, precluda anche la possibilità di godere del buono che si può trovare.
    Dal canto mio, cerco di vivere seguendo la regola di Pollyhanna: cerca sempre il buono nelle cose, per quanto sia difficile, e il brutto non ti sembrerà più così brutto.
    A volte è complicato, ma quando funziona ti cambia davvero la prospettiva.

    PS: un giorno, se avrai voglia, potremmo approfondire il discorso alieni e quant’altro…

    1. teo

      Paolo, anche io sono appassionato di alieni, se vuoi parlarne mi farebbe molto piacere 🙂
      Se si guarda il progetto The Village come una “privazione” e una “incarcerazione” non lo si prende dal verso giusto.
      Io lo vedo più come una conquista della libertà, liberi dai cellulari che tra poco ti faranno il caffè, liberi dai veleni che ci propina la società, e noi pirla a comprare ogni minima stronzata basta che sia “l’ultimo modello aggiornato e supertecnologico”.
      Siamo pieni di tasse, bollette e rincari sempre più alti, ogni movimento che fai devi aprire il portafoglio e pagare pagare e ancora pagare.
      Perchè devo pagare l’acqua? E’ un bene che scende dal cielo…quando ci faranno pagare anche l’aria?
      Anche io cerco di vedere il lato positivo delle cose ma è un po’ di tempo, troppo tempo, che non riesco più a trovarlo.
      Per questo se il progetto The Village partirà io sarò il primo a partire, senza rimpianti e senza risentimenti.

      1. Ungheri Paolo

        Guarda, forse per come l’ho esposto il concetto ne è uscito travisato.
        Quello che intendo per privazione è che se ci si ritira si perde qualcosa. Questo non vuol dire che quello che si è perso sia per forza giusto o sbagliato. Come dici tu, quello che non va nella società odierna penso lo capiscano tutti e i problemi che citi tu sono gli stessi che vedo io.
        Consumismo, ossessione sfrenata dell’avere a tutti i costi, amore innaturale verso il superfluo e mancanza assoluta nei principi fondamentali dell’essere umano (l’acqua non dovrebbe costare un centesimo visto che senza non vivremmo…); come non notare tutto questo? Però, girare i tacchi e crearsi un piccolo mondo in miniatura non è la soluzione ma solo un rimedio temporaneo. Secondo me dovremmo rimboccarci le maniche, cercare di cambiare, o nel possibile, smussare, quegli angoli troppo spigolosi che rovinano la nostra società. In questo modo tutti godrebbero del cambiamento e non solo pochi che hanno deciso di ignorare la verità.
        Ribadisco, forse non mi esprimo nel migliore dei modi e spero che queste parole non vengano prese come una critica o un attacco a ideali che, seppur non condividendoli appieno, rispetto. Sto solo cercando di dire che nascondere la polvere sotto il tappeto non la fa sparire, la mette in attesa di essere raccolta da chi passerà dopo.
        Per il lato “alieni” sono sempre pronto a discuterne 🙂

      2. teo

        Ho capito benissimo quello che vuoi dire, la nostra società si riassume con le tue parole “amore innaturale verso il superfluo”, abbiamo migliaia di cose e accessori inutili ma che per la società sono indispensabili, e noi ci crediamo.
        Travaglio dice “ci pisciano in testa e ci dicono che piove”, sante e veritiere parole.
        Quello che lasciamo ritirandoci in un villaggio a parte è ben chiaro per tutti quelli che vorranno aderire, ed è il principale motivo di questo progetto…il fatto è che non lascio nulla che non sia di vitale importanza per la mia sopravvivenza.
        The Village non nasce per girare i tacchi o nascondere la polvere sotto il tappeto, io non mi nascondo vado a vivere libero, voglio tagliare i fili che questa società ci mette addosso per manovrarci come burattini.
        Non è possibile cercare di risolvere i problemi che ci sono, gli italiani sono un branco di pecoroni che si lamentano ma che non alzano un dito per fare concretamente qualcosa.

      3. Bangorn

        L’intento di fondo non era fuggire, semplicemente rendersi autosufficienti. Se poi la gente se ne va, ci penseranno loro. Non metteremmo spauracchi di mostri che circondano il territorio. Basterebbe solo avere quell’angolo di mondo dove puoi vivere senza avere delle tasse che ti strozzano appena nasci.

  3. Claudio Vergnani

    Marco, io ti seguo. Fine.

    1. Bangorn

      E tu saresti più che benvenuto, lo sai. 🙂

  4. her-etico

    Ci sarebbe una casetta anche per un her.etico sognatore? Io potrei confezionare i mantelli per l’inverno.

    1. Bangorn

      I sognatori sono i primi ad avere le chiavi della città/villaggio. Confido a un her.etico sognatore che presto tornerò a trattare di questi argomenti.

  5. her-etico

    Però dobbiamo stare molto attenti a questo….http://libroher.blogspot.com/2012/01/il-banchiere-anarchico.html

    1. Bangorn

      Ciò di cui parla Pessoa purtroppo, è il lato oscuro dell’uomo…

      1. her-etico

        Comunque a questo punto scatta l’operazione gruppo…o no?

      2. Bangorn

        Il gruppo c’è ancora. Il movimento si era fermato. Nel 2010 non abbiamo avuto molti risultati…

      3. teo

        Tutti pronti a partire! fico! ma in caso di reale partenza, che si sappia che non è una scampagnata o una gita fuori città…sognatore o non sognatore c’è da lavorare, zappare la terra, seminare, raccogliere, pulire la merda delle bestie
        chi è veramente disposto a lasciare tutto, ma proprio tutto e vivere senza comodità e mangiare quello che si coltiva e alleva?
        fare il contadino non è facile, e senza tecnologia lo è ancora meno…avete mai arato un campo con un aratro a mano? altro che palestra!!!
        senza contare che il lavoro del contadino non è l’unico in caso si partisse col progetto The Village.
        Marco! non è che ci troviamo io e te da soli?

  6. bruno

    Di comuni agricole ne sono nate, e morte, così tante… buon lavoro, e scusate lo scetticismo.

    1. teo

      hai ragione ma se non si parte non si saprà mai se funziona o no…

    2. Bangorn

      Na, Bruno, macché comune agricola, qui si progettava di andare ben oltre a quella. Logico che per il cibo si deve coltivare e allevare, come ci insegna la storia umana, però adattare le eco tecnologie di cui disponiamo e liberarci del denaro, beh, quello è un bel programma, no?

  7. rachele2009

    Dipende. Dobbiamo stare in Italia?
    Se avete idea di poter espatriare, io ci sto.
    Magari, dall’idea di THE VILLAGE, possiamo togliere segni sulle porte e amenità varie?

    1. Bangorn

      Il primo segno sulla porta te lo sei appena guadagnato! Io e Fabio alla sera usciremo vestiti di Rosso a pitturare le porte di Rosso! E guai a chi si ribella!

      1. her-etico

        Tiranni!!!(-:

      2. Bangorn

        Siamo rossi dispotici!

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