Gen 25

Quanto hai pagato?

Non è un maestro di pesca

Stavo riflettendo sulle domande più assurde che mi sono state poste in questi mesi, a proposito naturalmente dell’essere stato pubblicato. Subito non si dice nulla, si risponde cordialmente però dopo un po’ certe illazioni fanno girare le palle. Io non mi sognerei mai di parlare di pesca, tanto per dire, se ho visto solo qualche episodio di Sampei. Eppure, sembra che l’Italia, già carente di lettori, conosca bene come funziona il mercato dell’editoria, della scrittura e di tutte ciò che ne consegue. Che fortuna, eh?

Partiamo dall’inizio, di come nasce una racconto o romanzo e quali sono i possibili iter. Metterò giù quelli che ho visto io in questi anni.

Fase 1) Scrivere il sopracitato racconto o romanzo. Prima di allora, non si può parlare di nulla. Se hai scritto bene, sennò provvedi o zitto/a.

Fase 2) Revisione, correzione della bozza, rilettura, revisione… all’infinito se volete. Io mi scoccio dopo la prima revisione. Punto.

Fase 3) Ci sono quattro vie principali ora da scegliere:

  • Auto pubblicazione tramite e-book. Con o senza aiuto, prepariamo il nostro e-book e lo rilasciamo da un sito, da un blog o da dove ci pare, gratis o a pagamento. Costo: variabile.
  • Auto pubblicazione tramite print on demand. Tramite un servizio on line, ci facciamo stampare il nostro libro. Poi dobbiamo trovare il modo di farlo girare in rete. Costo: altino.
  • Pubblicazione tramite casa editrice free. Vinciamo un concorso (gratis o con pochi spiccioli per l’iscrizione) o veniamo selezionati dopo valutazione del manoscritto. Costo: 0
  • Pubblicazione tramite casa editrice a pagamento. Mandiamo il nostro manoscritto, paghiamo il contributo acquistando N numero copie, ed è fatta, sperando che ci seguano e ci facciano almeno un po’ di editing. Costo: variabile ma alto.

 

Ora, prendendo il mio esempio, mi sono iscritto a un concorso al costo di 25 euro, ricevendo una scheda di lettura degna di un’agenzia letteraria, sono stato selezionato e ho avuto un regolare contratto di edizione. Sono stato seguito e coinvolto in tutto il processo, dalla copertina all’editing, vedendo arrivare i miei libri nelle librerie on line e non solo. Oltre a quei 25 euro non ho speso un mezzo euro in più.

digitale, cartaceo... quello che vi pare

Se invece vogliamo fare l’esempio delle pubblicazioni che rilascio come altri sul mio blog, tipo Punizione di Emergenza, quelle mi costano 0, come richiedo0 a chi le vuole scaricare. Le copertine e l’impaginazione sono opera mia, discutibile o apprezzabile che sia. Ne farò uscire ancora e sempre gratis, tanto per condividere del materiale che mi fa piacere venga letto.

Alla fine di tutto ciò, mi chiedo, che bisogno c’è di sapere come uno abbia scelto di pubblicare o rilasciare i propri lavori? Inoltre, se non ne sapete una mazza, perché provate a fare ipotesi?

23 comments

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  1. Perchè chi sa fa, chi non sa…insegna 🙂

    1. Ehgggià!!

        • Bangorn on gennaio 25, 2012 at 6:34 pm

        Sennò, terza opzione, si vaneggia 😀

    • teo on gennaio 25, 2012 at 8:16 am
    • Rispondi

    siamo circondati da professori, critici e opinionisti, bravissimi a parole ma di fatti concreti non se ne vede nemmeno l’ombra…”qualcuno” prima di sparlare delle tue opere, dovrebbe farci vedere le sue…
    il discorso sta sempre lì 🙂 o è invidia o non hanno niente di meglio da fare che spaccare i marroni in giro per il web.
    sinceramente a me non interessa quanto hai speso per pubblicare il tuo romanzo, come non mi interessa se hai vinto un concorso tra 1000000 di iscritti o eri l’unico in gara 😀

    1. Eppure, oltre ai professorini, ci sono quelli convinti che tu abbia scucito dei soldi. Infatti ne avevo e non sapevo dove ficcarli… Cosa dire? Ma Kissene! 😀

        • teo on gennaio 25, 2012 at 1:29 pm

        io continuo a non capire cosa gli importa a questa gente se tu hai speso 1 milione di euro o l’hai pubblicato gratis…potrebbe importare a tua moglie o a tuo padre o ai tuoi familiari, ma gli altri?
        ora c’è la moda di dare contro a tutto e a tutti, ogni cosa che fai o che scrivi c’è sempre il fenomeno che ci mette un “ma” un “se” o un “però”…o scrivi tanto per togliere la polvere dalla tastiera o hai della rabbia repressa da sfogare in qualche modo…dovrebbero scopare di più, sarebbero molto più rilassati.
        fossi in te inizierei ad usare la parolina magica più spesso 😉

        • Bangorn on gennaio 25, 2012 at 1:41 pm

        È nostro sacrosanto diritto diffondere il verbo del “fanculizzati” e del ” Ma Kissene!” 😀

  2. P.s. Comunque consolati. Io sono madre e lo so. Vale così per TUTTI i campi della vita. Quando diventi madre, ad esempio, tutti quelli attorno a te diventano, automaticamente, puericultori. Ma non solo. Pediatri, medici, ostetriche. Ogni amico e ogni parente e ogni conoscente, anche quelli che prima manco ti salutavano, riescono a dire la loro minchiata del giorno. Che magari, alla fine, non è nemmeno una minchiata, ma resta il fatto che dentro di te pensi: ma chi strac**** sei? Cosa vuoi?
    Un pò è invidia, un pò è voglia di parlare, un pò è voglia davvero di spaccare i marroni e basta.

    1. L’invidia unita alla voglia di spaccare i cojones è una combo devastante, usata dalle persone tristi che passano il tempo sul divano ad aspettare il deus ex machina che gli regali le occasioni. 😀

  3. Perché dovrei pagare per essere pubblicato e avere poi una diffusione talmente oscena del mio lavoro da essere battuta anche dalle autoproduzioni?
    Ok, forse è un pò esagerato come concetto, ma in fondo nemmeno tanto…
    Una ragazza che conosco ha pagato quasi duemila euro per pubblicare un libretto con meno di 80 pagine, per poi trovarsi a doverlo portare in giro e promuovere da sola. Alla fine è meglio un ebook autoprodotto, diffuso tramite internet, al costo zero e con un ritorno decisamente migliore.
    Almeno, questo è quello che penso io! 🙂
    E cmq, di professorini è pieno il mondo!

    1. La cosa tragica è che esistendo queste realtà, che a me a dire il vero non mi spostano nulla, la gente da per scontato che l’unico mezzo tuo possibile per pubblicare sia appunto pagare. Quindi tu anche se lo ha fatto free, verrai tacciato di aver pagato. Non ci siamo, siamo fuori come balconi 🙂

  4. Assolutamente sacrosanto.
    Tutti pronti a criticare e a consigliare. Peggio ancora chi lo fa con finto buonismo e in modo untuoso.

    1. Quelli sono tristi, davvero tristi. I rimbalzi poi fanno cadere le braccia… se capisci cosa intendo 😉

      • ANDREA on gennaio 25, 2012 at 2:40 pm
      • Rispondi

      Ehi, mi fischiano le orecchie! Ho capito che sono diventato il “professorino” (non quell’altro).

      In effetti (mcnab75) è raro vedere qualcuno che esprime la sua opinione e il suo pensiero in maniera sincera e diretta, incurante delle conseguenze.
      Noto che in quasi ogni circostanza della vita alle persone manca il coraggio di essere sinceri (indipendentemente dalla “qualità” o “verità” del contenuto trasmesso).
      Eppure questo dovrebbe chiarire ogni ambiguità tra noi e chi ci circonda.
      Perché non farlo?
      Perché bisogna essere sempre d’accordo e concilianti?
      O allusivi? (teo, rachele)
      Paura del conflitto?

      Beh, io non ho paura.
      Cerco di essere sincero e di mostrarmi come sono (è una cosa che mi crea problemi di “adattamento sociale”) e in genere pretendo sincerità.
      Apparirò professorino? invidioso? rompicoglioni? Non lo so.
      Lo so quando me lo dite, gente.
      E concordo con Marco quando dice di liberalizzare il “fanculizzati”.
      Quindi fanculizzatemi pure se ne sentite il bisogno. Ogni volta che volete.
      Fatelo chiaramente e completamente.
      Sai che liberazione!
      Tra amici ci si dovrebbe mandare a fanculo molto spesso.

      p.s.
      Ovviamente se la situazione dovesse degenerare (magari si intasa il blog!) prego Marco di intervenire prontamente a ripristinare l’ordine (se non gli piace come procede).
      Ma non temete!
      Riceverò a quel punto i “fanculo” rimanenti (e eventualmente un remix di quelli già postati qua) sulla mia e-mail: arimanno@gmail.com
      o meglio sul mio account facebook: Andrea di Gennaro
      L’amicizia su fb (temporanea o permanente, come volete) per essere offeso sulla mia bacheca non la nego a nessuno. Specificatelo nella richiesta di amicizia!
      Ovviamente più sono articolate le offese più saranno gradite.
      Non saranno accettati però account non corrispondenti alla vostra reale identità.
      Mi potete offendere quanto volete ma dovete farlo con onestà.

      p.p.s.
      Il Drima non va preso troppo sul serio perché neanche lui si prende (e vi prende) troppo sul serio. Ma non scherzo sulla possibilità riportata al “p.s.” qua sopra.

      Drimaco

      1. Ma Drimaco davvero pensavi che il Bango avesse pagato?

        • Bangorn on gennaio 25, 2012 at 6:27 pm

        Mah, forse sì, visto che si è sentito tirare in causa. Boh…

        • Bangorn on gennaio 25, 2012 at 6:25 pm

        Non è molto chiaro il senso di questo commento lungo più del post. Cos’è successo ora?

        • ANDREA on gennaio 26, 2012 at 8:38 am

        No Alice, ho specificato che non sono “quell’altro” a inizio commento. Non so chi sia (visto che si preferisce non fare nomi).
        A “excusatio non petita…” oppongo “accusatio reiterata…”.
        Mi sentivo tirato in causa perché c’è stato un precedente su Fbook. Aggiungi a questo che mi ritrovo nella seconda metà della “combo” invidioso-rompicoglioni e mi sono beccato pure un post (e mezzo) di tirata di orecchie!
        Quindi meglio rompere gli indugi.
        Se qualcuno ha da dirmi qualcosa me lo dica. O qui o via mail.
        Capire se sono o meno gradito non uccide mica nessuno.

        Sinceramente non me ne può fregare di meno se Marco ha pagato o meno.
        Anche autori famosi (mi sembra Camilleri) comunque l’hanno fatto. Potrà uno fare quel che vuole coi suoi soldi no?
        Non è interessante per me a parte il fatto che approfondendo il post (quello vecchio!) di Marco sulla Butterfly ho capito che essa è una mosca bianca nell’editoria italiana (cioè è gente onesta che valorizza chi secondo lei vale) in mezzo a un editoria italiana fatta di major monopolizzanti la cultura e la distribuzione, interessate solo al soldo e chiuse a ogni voce nuova e interessante.
        Come dice Paolo Ungheri la piccola editoria (a pagamento) corrisponde spesso a squali in cerca di prede sprovvedute.
        Così come nella moda (dammela che ti faccio diventare modella, ma devi pagarmi il tuo book per 7000 €. Al che la ragazza dice “ce l’ho gia”! E gli si risponde che non è aggiornata con il target degli stilisti di cui si serve l’agenzia).
        Così come nel cinema, nello sport, nel lavoro, politica, etc. etc.
        Beh, non sapevo che girava così anche nell’editoria. Me lo immaginavo ma non così nel dettaglio.
        E’ interessante sapere come si monopolizzano le TV, di stato e private, le radio, l’editoria.
        Se aveste un amico, un conoscente, uno zio, non gli chiedereste come girano le cose nel campo in cui è immerso?
        In questo senso torno al post e rispondo a Marco.
        Anche se uno non è scrittore o non ha una TV privata potrà chiedere info a chi ci sta dentro per sapere come girano le cose “invece di fare ipotesi”?
        Chiedere è lecito, rispondere è questione di tempo, voglia e solo alla fine di cortesia.
        Ermes “Prof.ino” Drimaco

        • Bangorn on gennaio 26, 2012 at 1:29 pm

        Il chiedere è lecito, le illazioni alle spalle per denigrare no. C’è una linea, ben marcata e non sottile come si può credere, tra l’essere contro, sempre e comunque, con dibattiti, commenti e discussioni fin che si vuole e il tragico passo al di là di questo limite. Oltre questa linea c’è la mancanza di rispetto, che si traduce in poco eleganti offese, che magari si voglion fare passare per sottili. Chi ha orecchie per intendere intenda e poche menate, appunto come dice lei.
        Quindi, se si mette le mani nella merda, la gente se ne accorge che sono sporche, perché pur lavandole, continuano a puzzare. Con questa colorita metafora, sottolineo augurandomi che lo leggano anche altri, che a fare i cazzoni prima o poi si viene beccati. E sa da chi? Proprio da quelli corretti e onesti che non ci stanno ad ascoltare le lingue doppie.
        Poi in tutta onestà, io tempo da perdere non ne ho.

    • Ilaria Esposito on gennaio 25, 2012 at 1:43 pm
    • Rispondi

    Complimenti per essere stato selezionato e pubblicato innanzitutto ;D
    Sono l’amministratrice di un forum a tema che realizza interviste agli scrittori emergenti di genere del panorama italiano. Solitamente, e parlo per me e la mia collaboratrice, inseriamo fra le domande agli intervistati quella concernente il mondo dell’editoria italiana, chiedendo magari di spiegare la propria esperienza. Personalmente, quando diedi il via a questo progetto, feci il possibile per documentarmi nell’ambito, ricavandone delle notizie che mi hanno spinta a voler conoscere questi dettagli. Vi assicuro che non ho la benchè minima voglia di fare l’insegnante o simili, semplicemente abbiamo notato (mi riferisco al mio staff) che farsi pubblicare a pagamento implica due o tre cose non proprio lusinghiere. Premetto: non sempre è così, ci sono eccezioni, ognuno fa quel che vuole. Quello dei concorsi è un concetto totalmente a parte e infatti ti faccio i miei complimenti. Questo però non vuol dire che se una domanda è scomoda non bisogna porla o rispondere ad essa.
    Questo non voleva essere un commento al tuo lavoro, perchè capisco benissimo il fastidio di essersi “fatto il mazzo” e l’orgoglio di aver vinto un concorso per poi vedersi porre delle domande magari intese a denigrare il tuo operato. Dico solo che c’è diritto di porre determinate domande, e c’è il diritto di non rispondere 😉

    1. Assolutamente d’accordo Ilaria, e se leggi l’ho detto anche in un’altra risposta. La cosa pesante è che chi vive di malizia e al di fuori del “giro” usi appunto il pubblicare a pagamento, come arma denigratoria. Praticamente, se tu pubblichi e c’è chi rode, naturalmente dirà che lo hai fatto pagando. Ovvio, senza cognizione di causa in merito all’editoria a pagamento, prendendo come assunto che basta 4000 euro e il gioco è fatto. Quindi sbagliano due volte, parlando in entrambi i casi con ignoranza. Questo è il punto.
      Grazie per il commento e i complimenti 🙂

  5. Adesso, digli a quelli di Amazon di spedirmi il tuo libro

    1. Faccio fuoco su Amazon 🙂

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