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Feb 05

Fantasy?

Il primo libro fantasy che lessi

In teoria questo post doveva essere la prefazione di una Top 5, poi però ho visto che avrei scritto un po’ troppo per essere l’intro di una classifica. Ho pensato allora di scrivere ciò che avevo da dire, in modo tale che se pubblicherò quella Top 5, potrò usare questo articolo come link di introduzione.

Di cosa voglio parlare in questo post? Innanzitutto lo vorrei dedicare a un amico scomparso ormai da 20 anni, per la precisione nel 1990. Aveva 19 anni, una passione smodata per fantasy e sci-fi, per il medioevo e per il disegno. Era un autodidatta con un talento fuori dal comune, una mano che sembrava appartenere ai grandi disegnatori di copertine. Inoltre scriveva racconti niente male e collezionava libri particolari, perché oltre al fantasy, amava anche l’esoterismo.

Viveva a pochi metri da casa mia ed eravamo anche imparentati alla lontana. Io ero molto più piccolo di lui, ma frequentavo casa sua perché giocavo con suo fratello minore. Ho sempre detto che quella casa era una miniera di sorprese. I due fratelli infatti, avevano sempre qualche meraviglia nuova e strana, dall’action figure al nuovo libro, fino ai manuali di giochi di ruolo nelle loro scatole.

Ricordo ancora quel mattino che arrivai e lo trovai davanti al focolare che avevano in una piccola rimessa vicino alla casa. Mi invitò a entrare e mi mostrò cosa stava facendo. Stava fondendo del piombo per riprodurre due scheletri guerrieri della serie action figures di AD&D. Già da questo si può intuire quanto fosse creativo. Oppure vi porto un altro esempio: i personaggi di Star Trek The Motion Picture. Non si era limitato a collezionarli, ma li aveva ridipinti con colori per vetro, rendendoli più lucidi e migliorando i particolari. Stiamo parlando della fine degli anni 80, ricordatevelo, nella campagna della bassa modenese, non del centro di Londra.

Da lui vidi le prime copertine di libri fantasy, conobbi Tolkien, Terry Brooks e altri autori. Fu lui a prestarmi  Lo Hobbit, quando trovarlo in libreria era un’impresa. E fu grazie a lui che iniziai a leggere con più frequenza, diventando poi più tardi un amante del fantasy e giocatore di ruolo, anche se era scomparso da anni.

Il Tolkien minore. Così dicono.

Sua madre lo trovò morto nel letto una mattina. Era andato a coricarsi presto perché non si sentiva bene, e l’ennesimo mal di testa lo martoriava. Qualcuno ha azzardato che avesse un difetto al cuore, che non era cresciuto abbastanza per sostentare quel corpo robusto che aveva. Ma le ipotesi non servono a nulla, resta solo il dispiacere per la perdita di un amico e di un grande talento. Avrebbe fatto grandi cose secondo me.

Questa storia serve per introdurre quali siano state le mie prime letture, e da dove derivano le mie passioni principali. Ammetto che la sua non è stata un’influenza vera e propria, in quanto ho un carattere abbastanza deciso per cui amo scegliere le cose da me, ma piuttosto un aiuto a capire quali fossero i miei gusti.

È più forte di me: questo ragazzone mi è simpatico

 

 

Come dicevo mi prestò Lo Hobbit dicendomi:«Leggilo. Fidati.» Lo lessi d’un fiato nella mia mansarda, nell’estate dell’88, e fu davvero una rivelazione. In seguito iniziai a fare ricerche, cercando altro fantasy nelle librerie. Pensai anche per un periodo di diventare uno scrittore di quel genere, tanto che preparai una traccia di alcune trame, che sarebbero andate a comporre una lunga saga di almeno cinque libri. Ricordo tutto alla perfezione, sui personaggi, lo svolgimento, perfino le terre. Alcune di quelle idee le usai in seguito nell’ambientazione per D&D/Pathfinder che sto giocando con il gruppo.

Ora nell’era di internet, dove si possono trovare e recuperare autori sconosciuti e di nicchia, mi rendo conto di aver letto quello che non so se definire “fantasy commerciale”. Tolkien, Terry Brooks, Weis & Hickman e Salvatore, questi sono gli autori che ho seguito di più. Tuttora se uscisse qualcosa di Salvatore lo acquisterei, magari non leggendolo subito, mettendolo lì nella libreria in attesa di un periodo adatto. Direte voi, se ti rendi conto che stai leggendo il fantasy più banale e commerciale che esista, perché continui? Prima di tutto amo questi autori, essendo i primi che o letto e molti di loro sono legati ai gdr. Quello che trovo nelle loro pagine possono essere gli stereotipi del fantasy basilare se vogliamo, però sono affezionato ai personaggi e ai momenti in cui ho letto le loro avventure, quando io e un amico facevamo a gara per finirli e discuterne davanti a una bottiglia di vino. Ci fu un periodo anni fa in cui andavamo a cena, a basa naturalmente di cinghiale, per parlare dell’ultimo di Brooks, oltre che allo sviluppo delle trame

Le opere di questi due, sono state le ultime che ho letto del genere

delle nostre campagne di gdr.

Posso aggiungere inoltre, che il fantasy è diventato quasi più commerciale negli ultimi anni, rispetto a quando iniziai a seguirlo io, ed è stato l’avvento dei film de Il Signore degli Anelli a far sì che si riempissero gli scaffali delle librerie di questo genere. So che certi storsero il naso, in quanto uscirono anche tante porcherie, e credo anche che abbiano sentito violata la loro nicchia, in cui stavano accucciati e orgogliosi di sentirsi originali. Un po’ come quando i Metallica hanno fatto il Black Album e tutti sono diventati patiti di metal. Prendendo appunto questo esempio, dico che in fondo è l’etichetta a commercializzarsi, non il genere o l’artista vero e proprio, per cui nemmeno il lettore che finisce sotto ai riflettori deve sentirsi violato e svilito.

A distanza di anni, il mio interesse per il fantasy è un po’ scemato, qualunque sfumatura abbia, e ho messo nel cassetto a tempo indeterminato il mio progetto di scrittura di quel genere. Credo proprio che per un po’ non leggerò nulla, essendosi ormai spostati i miei interessi. Forse un giorno mi si riaccenderà la scintilla e estrarrò la spada dal fodero.

Post in memoria di Gianni Scannavini.

9 comments

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  1. Gianluca Santini

    Bel post, Marco. 🙂

    Devo dire di non essere mai stato un grandissimo appassionato del fantasy narrativo, giusto Tolkien, il Conan di Howard, i primi libri di Shannara di Brooks, queste sono le mie principali letture del genere. Quindi sicuramente sono fermo al lato “commerciale” del genere. Però agli inizi in cui giocavo a D&D mi piaceva molto come genere, tutto ciò che non vivevo leggendo libri di quel tipo, lo vivevo giocando a D&D. Ora, anche per me il legame con il fantasy è scemato.

    Però ho in cantiere una serie di racconti brevi, da ambientare in un universo fantasy, magari senza cadere nei soliti cliché, a partire dal medioevo eterno che sembra permeare questi mondi. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Bangorn

      Il nostro percorso allora è simile Gianluca. A volte ci penso a quelle idee che avevo in mente e dico che magari un giorno…

  2. Davide

    Bel post, davvero.
    Tutti noi abbiamo un legame personale con ciò che ci piace e ci appassiona, ed a volte costa tirarlo fuori.

    Detto ciò, mi rendo conto di quanto sia desolante il panorama del “fantasy” in questo momento.
    Io sono sempre stato un lettore di fantascienza, ed ho “scoperto” il fantasy attraverso autori di fantascienza prestati al fantasy (Anderson, Dickson, Leiber, Sprague de Camp…)
    La vecchia Fantacollana Nord era una miniera d’oro.
    Al momento probabilmente leggo più fantasy che fantascienza, perché nel fantasy si trovano grande varietà e molte sorprese – se si sa dove guardare.
    Certo, tocca leggerla in originale.
    Qui da noi, è Tolkien, Conan ricucinato in tutte le salse, al limite Shannara, ed i tie-in di D&D (e tra l’altro, non quelli nuovi ed eccitanti connessi a Eberron, o quelli di Pathfinder, ma ils olito vecchio Drizzt della malora)… già dire Moorcock significa incassare sguardi interrogativi.
    Non diciamo poi Tanith Lee, Robert Holdstock, Patricia McKillip o M. John Harrison.
    È come se della cucina italiana si conoscessero solo spaghetti e pizza.

    Io spero onestamente che il delirio post-Anelli finisca presto, e i ragazzini e le ragazzine tornino a fare ciò che facevano prima che Peter Jackson li ipnotizzasse.
    Spero onestamente che si possa tornare a leggere fantasy.

    1. Bangorn

      Quando scoppia un fenomeno sulla scia di un film com’è accaduto con Jackson, i pro e i contro sono difficili da equilibrare. Tanta fuffa è arrivata sugli scaffali, ma hanno anche ristampato qualcosa di ormai perduto. Poi purtroppo i gioielli difficilmente vengono tutti alla luce. Chissà che nei prossimi anni, grazie proprio alla rete, non si riesca a reperire ciò che le librerie scartano.

  3. Giordano Efrodini

    Ottimo post, Marco. Bello sia a livello personale che come analisi di un genere.

    Io credo di aver cominciato come te coi Draghi di Weiss & Hickman, poi qualcosa della Bradley fino a Tolkien, e in mezzo tutto ciò che sono riuscito a procurarmi di Tanith Lee, che è la mia preferita da quando ho posato gli occhi su due racconti scovati nell’antologia Fantasy (sic) di Euroclub. Ci sono poi stati anche altri autori, ma ho sempre scelto più in base alla trama e all’ambientazione che secondo il nome in copertina. A parte Tanith, di suo leggerei anche la lista della spesa. Attualmente sto seguendo con un po’ di fatica la saga di Monster Blood Tattoo di D. M. Conrish, che al di là del titolo – che inizialmente mi sembrava un’esca per ragazzini – è studiata nei minimi dettagli con un’ambientazione originale mai vista, tanto che è facile perdersi senza il glossario e le stampe in coda al volume. Tra l’altro, illustrato splendidamente.

    Al Signore degli Anelli di Jackson va riconosciuto lo sdoganamento selvaggio del fantasy, mi viene in mente Paolini con Eragon (che non ho letto, e poi il film è riuscito a dissuadermi dal provarci), e poi tutta una pletora di autori che neanche saprei nominare ma che fanno numero in libreria. Però fra tante insulsaggini si trova anche qualcosa di buono. Io ho scovato MBT, ma potrei nominare anche la trilogia delle Cronache di Boscofondo, dal Bordo e di Santafrasso di Paul Stewart e Chris Riddell. Quest’ultimo è un illustratore che adoro (anche se viene dal campo della satira politica inglese), e del quale ho acquistato anche una versione per ragazzi dei Viaggi di Gulliver, perciò diciamo che ho per lui un innamoramento simile a quello per Tanith.

    Insomma, c’è da spulciare, ma qualcosa si trova. Certo, non è facile perché comunque il mercato punta a pubblicare un fantasy per adolescenti, ignorando che questo genere ha anche lettori più maturi e scafati… ma se il mondo fosse fatto a nostra misura, sarebbe un altro pianeta.

    1. Bangorn

      Io ora sono quasi fermo con il fantasy. Le ultime cose che ho letto sono quelle di Geralt di Rivia lo scorso anno, se non conto Martin tra il fantasy. Ora come ora ho bisogno di altro, almeno per un po’, ma le radici non si dimenticano. Mi servirebbero davvero giornate più lunghe o un bel conto in banca che mi permettesse di non fare altro se non leggere e scrivere. Oppure… la magia 🙂

      1. Giordano Efrodini

        Da qualche tempo leggo pochissimo in generale, ed è anche strano perché di solito il calo delle letture coincide coi mesi caldi, che mi abbattono a livello fisico e mentale; comunque è vero che ci sono fasi in cui un genere viene temporaneamente archiviato, ma poi salta sempre fuori qualcosa che stuzzica e alè, si rompe la “dieta”. 🙂

  4. Ungheri Paolo

    Di fantasy, nella mia vita, ce n’è stato solo uno: Shannara. Molti lo denigrano, lo definiscono banale e stereotipato, ma le prime due saghe (quella originale e quella degli eredi) le ho divorate e ancora oggi sono tentato di riprenderle in mano.
    Ma non è stato questo che mi ha plasmato come lettore. Quel merito va a King, nello specifico a Shining, che mi ha aperto le porte di un mondo fatto di mostri, sangue e brividi lungo la schiena.

    Tieniti i tuoi ricordi, sono una parte importante del tuo spirito.
    E un saluto, anche se non lo conoscevo, a quel ragazzo che ha saputo instradare la tua mente. Hai ragione, non ci sono tante persone così…

    1. Bangorn

      Lui e suo fratello sarebbero una combo geniale all’opera su qualche lavoro. Suo fratello è stato uno dei migliori narratori intorno a un tavolo che abbia mai visto, uno di quelli che ascolti senza fiatare mentre ti racconta quello che vedi. Lui invece era un disegnatore eccellente e sarebbe forse diventato un grande scrittore. Purtroppo è scomparso troppo giovane.

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