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Feb 22

Lavoro e vita

Dovevo scrivere un post, poi sono rientrato troppo tardi, stanco e un po’ scazzato. Penso solo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nel modus operandi che adottiamo qui in Italia riguardo al lavoro. Abbiamo radicato dentro di noi, il malcostume di pensare che per dire di avere lavorato, bisogna perlomeno essere fuori dalla propria dimora, circa 10 ore. Ribadisco invece la mia totale convinzione, che 5 ore al giorno sarebbero sufficienti, soprattutto con i ritmi richiesti al giorno d’oggi.

Così tante cose da fare...

Siamo fortunati a vivere in un’epoca relativamente pacifica e ricca, nonostante la crisi, ma purtroppo per mantenere questo standard, ci sono delle regole non ben definite. E chi le detta? Io rispondo che non me ne frega molto in realtà, so solo che c’è chi si mangia una fetta di torta e ne ha a disposizione altre, e che piuttosto che darle a chi non le ha, le mette nel freezer. Bene, quelle fette prima o poi vanno da male e non sono più buone, quindi vanno gettate. Fetta = money.

La didascalia dice tutto

Ma il punto non è questo, e non ne voglio nemmeno parlare perché poi mi girano le palle e divento polemico. Poi sono sicuro che qualche coglionazzo interverrebbe con qualche commento politico. Dico solo che la regola del grande lavoratore = pacco di ore, è una regola da dementi.

Ho visto realtà in cui appena suona la campanella, la gente si precipita fuori come dei pazzi per andare a casa e vivere un po’. Qui in Emilia, parlando di mia esperienza personale, è il contrario. Suona la sirena e la gente rimane lì, tante volte per far vedere agli altri o alla propria famiglia che passa tante ore al lavoro. «Eh, fa tante ore. È un gran lavoratore, sai?»

Invece io, più ore faccio, più mi sento un beota. E sapete perché? Perché tante ore e la moneta è sempre quella. Ormai poi stiamo andando verso lo stipendio standard, in cui non ti pagano gli straordinari, quindi perché affannarsi?

Pensate, 5 ore voi e 5 ore un altro. Entrambi avete il vostro stipendio, ma circa 3 ore libere per spendere i soldi che guadagnate e, cosa non da poco, per vivere un attimo di più. 3 ore, non sono bruscolini. E pensate a quelli che ne lavorano 10 o 12, come il pirla che sta scrivendo ora.

Mi rendo conto che tornando a casa alle 20:30, ho un cappio alla gola. Sono due giorni per dire che devo dare appena una scorsa ai post dei miei amici blogger. Non ho avuto a volte nemmeno il tempo di rispondere ai commenti sul mio. E ciò mi fa sentire povero, davvero povero. La cosa è addirittura desolante.

La sabbia scende, scende...

Attenzione, il mio non è un attacco al lavoro. Non sto dicendo che vorrei starmene a casa in panciolle, ma vorrei che la gente avesse la possibilità di lavorare meno ore, lasciando così posti di lavoro liberi e godersi un po’ il tempo che ci è concesso su questo pianeta.

Ditemi, quanto siamo distanti dai servi della gleba?

27 comments

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  1. teo

    Pienamente daccordo con te! anche io lavoro 8-9-10 ore, dipende dalle urgenze o da quando si sveglia la gente. Ritorno a casa e, abitando da solo, devo fare tutto e di corsa e questo inizia a pesarmi.
    C’è gente che arrivando a casa ha già la pappa pronta e si meraviglia quando vado via finito l’orario normale di lavoro.
    Anche se non lo ammettono, io sono convinto che questi individui stanno meglio al lavoro che a casa e credono che per tutti sia così.
    Il mio orario è dalle 8 alle 18 e nessuno mi paga gli straordinari!!! se c’è urgenza o mi chiedono un favore ok ma non tutti i giorni!
    Non mi pagano nemmeno le trasferte all’estero!!!
    La mia politica è “lavorare per vivere e NON vivere per lavorare”

    1. Marco Siena

      Però come vedi, finora anche tu vivi per lavorare. 10 ore sul posto di lavoro sono un insulto alla vita. 10 al lavoro significano almeno 12 impegnate. Non è possibile!

      1. teo

        perchè non mi arrivano le notifiche di risposta via email?
        è vero, vivo per lavorare ma non per mia volontà!!! mi è imposto di restare oltre l’orario di lavoro perchè qualche minchione, dopo che ha parlato di calcio tutto il giorno, alle 17.59 si è accorto che ha un’urgenza…e io dovrei anche avere la pazienza di sopportarlo e non insultarlo???
        tempo fa leggevo di un sondaggio un tantino macabro fatto da un medico in un ospedale.
        In sostanza chiedeva alle persone malate terminali quali rimpianti avessero della loro vita vissuta, e sai il 95% cosa ha risposto? “ho lavorato troppo e ho trascurato i miei interessi” il restante 5% ha il rimpianto di essere stato poco presente per la famiglia, figli e quant’altro…
        viviamo in un mondo di meXXa sempre più caotico dove chi non fa un caXXo guadagna milioni di euro mentre chi si fa il culo dalla mattina alla sera non arriva a fine mese…

  2. Domenico "Helldoom" Attianese

    Non ho ancora esperienza nel campo, ma penso sia insensato quello che succede su da te.
    Nel senso che una persona deve lavorare per vivere, non per dimostrare a qualcuno qualcosa come essere un gran lavoratore.

    1. Marco Siena

      Qui siamo fuori di testa, davvero, te lo garantisco. La frase che ho scritto sul bravo lavoratore è vera. Se per caso hai la fortuna di poter lavorare meno ore, sei un lavativo. Mah!

  3. Lucia

    Questa è una questione annosa e piena di spine. Ti capisco: quando faccio un film, lavoro anche 14 ore al giorno, solo che lo accetto tranquillamente, perché nel mio caso, lavoro e passione coincidono e non mi sento come se mi venisse sottratto qualcosa, ma anzi, in realtà mi sento pienamente viva solo quando lavoro.
    Però io rappresento un caso piuttosto raro e isolato. Mentre 10 ore al giorno di un lavoro “normale” sono alienanti e davvero ti fanno sentire come se qualcuno ti avesse derubato.
    Lavorare tutti, lavorare meno. Ma se dici una cosa del genere, oggi, passi per un fancazzista, perché l’ etica del lavoro è tutta sballata.
    Vabbè, non mi dilungo oltre che ho già abbondantemente stufato

    1. Marco Siena

      Rischiando di passare per fancazzista, sono per il lavorare tutti e meno 😀

  4. LaKate

    La cosa teribbbbbbile è che non esiste soluzione. E’ così e basta. A meno che uno non decida di lavorare meno (molto meno) e di accontentarsi di pochi euro.
    Ma è una vita difficile e grama, per chi fa questa scelta.
    E comunque non è per tutti.

    1. Marco Siena

      Secondo me c’è, e la scoprirò, fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia!

    1. Marco Siena

      Un po’ di premura nell’abbandonare il posto di lavoro? 😀

  5. MaxHelldorado

    In Italia si continua a pensare alla quantità del tempo impiegato più che all’effettiva qualità…

    1. Marco Siena

      Il problema non è piccolo…

  6. Alex Girola

    Concordo al 100% con te.
    E’ da tempo che mi rendo conto che ciò che faccio in sette ore e mezzo d’ufficio potrei farlo in gran parte a casa, in cinque ore scarse. Eliminando pure le spese della benzina, del treno e della metropolitana (sì, prendo tre mezzi per recarmi al lavoro).
    L’ufficio dovrebbe essere una sorta di snodo organizzativo in cui recarsi tutte quelle volte che c’è la reale necessità di un briefing o di un incontro faccia a faccia con qualche cliente/collega.
    Davvero non riesco a capire perché da noi il ciclo lavorativo deve essere questa specie di capestro assurdo. Un mio cugino che da anni lavora in Belgio esce alle 15.30 dall’ufficio e non certo perché lì producono meno o sono dei lavativi. Semplicemente sono organizzati in modo più intelligente.

    1. Marco Siena

      Mia moglie anni fa, lavorò per un periodo di tempo a casa, giusto negli ultimi mesi in cui era incinta. Collegata in remoto, curava le sue mansioni dallo studio, dove le avevo messo una scrivania tutta sua con il portatile. Ciò le permetteva di lavorare e riposare, curare le altre cose e non per ultimo, risparmiarsi i giri in auto. Ho sempre pensato che anche le aziende, in questo modo, risparmierebbero un sacco di denaro, partendo per dire dai locali, senza contare le assicurazioni sul posto di lavoro. Sai quanta gente in meno per strada? Sai quanto stress in meno negli ingorghi? E poi sicuramente la vita sarebbe diversa, con molta più responsabilità per l’autogestione (in parte naturalmente).

  7. Narratore

    Come ben sai, io faccio un lavoro che tutto sommato mi piace e mi stimola. Ma quello che non mando giù è la scarsa organizzazione: perché dovrei essere obbligato a fare le cose in tre ore, quando in altra maniera le sbrigherei nella metà del tempo?
    Ecco, sotto questo punto di vista ti do ragione, anche se sono nella schiera dei fortunati, visto che spesso ho il pomeriggio libero! 🙂

    1. Marco Siena

      Io sono vincolato dagli orari dei negozi che servo e dal fatto che, ahimè, me la sono cercata, entrando in società. Ora lavoro anche quando dormo, con la testa e lo stomaco.

  8. Cristiana

    Sono una fortunatissima part-timeista e ogni giorno esco dal lavoro con una briciolina di senso di colpa. Le mie colleghe passano la loro vita dentro l’azienda . A volte fino alle 9 di sera. A volte di Sabato ed è capitato pure di Domenica. A me sembra che, lavorando meglio, potrebbero lavorare meno.
    Sai cosa penso a volte…che certe persone non abbiano tanta voglia di tornare a casa loro. Dici che sbaglio?

    1. Marco Siena

      Sì, alcune non avendo interessi o purtroppo affetti, cercano di colmare il vuoto rimanendo al lavoro. Brutto da dire, ma è così.

  9. Cristina

    ‘sera. Io lavoro le 10 ore che dici tu ma non per farmi dire che son una gran lavoratrice… è che quando c’è lavoro, dovrei farne molte di più! Come artigiana tessile il lavoro è periodico: arriverò tra un paio di settimane che mi troverete in pianta stabile al pc o ai fornelli o a svolgere altre mansioni casalinghe…. E diventerò una casalinga disperata! Odio dal profondo del cuore stare fuori di casa tutte queste ore per lavorare ma dentro di me sento quella vocina che mi dice: ” Non provare a lamentarti!!! di 12 mesi riesci a lavorarne benino 8… e gli altri? Sgobba ora che ce n’è,poi riposerai! ” e via… tra 25 minuti sarò un vegetale sul divano, con un libro che mi cadrà più volte sul naso o la tv che mi guarderà. Raggiungerò il letto, punterò la sveglia per le 6.25 e via così… Mio padre è uno di quelli che invece senza lavoro sarebbe perso… Uno di quelle persone che non ha altro nella vita. Vedo lui e mia madre così (lavoriam in società solo noi 3 perchè non si riesce ad assumere personale) e mi ripeto che non voglio esser come loro. Come fare!?!? suggerimenti!?!?!

    1. Marco Siena

      Va beh, ma io parlo di 10 ore tutti i giorni, senza riposo, tipo 22 giorni lavorativi per 11 mesi all’anno. E lì la partita cambia.

  10. Hot

    Potrei dire che, per certi versi, sono un privilegiato.
    1) Faccio un lavoro che mi piace. E questo può fare la differenza.
    2) Non ho orari fissi (teoricamente). Nemmeno sarei obbligato a recarmi in un posto di lavoro fisico. Potrei tranquillamente lavorare da casa (pc e telefono è quasi tutto ciò che mi serve). In ufficio sono solo più comodo che a casa, dove non ho spazi dedicati.
    3) Potrei lavorare quante ore voglio. Il mio lavoro non si misura sulle ore lavorate o sui pezzi prodotti. Il risultato finale è quello che conta.
    4) se ho bisogno di qualche ora per le mie necessità posso tranquillamente prendermela.
    5) Ricevo un compenso che considero adeguato (anche se non ci si contenta mai) per la mia esperienza professionale, per il mio impegno e per il livello di rsponsabilità

    Però:
    Per il mio lavoro ho contatti dall’Asia (dalle primissime ore del mattino) al SudAmerica (fino a tarda sera). Se ho delle scadenze posso arrivare anche oltre le 12 ore al giorno (non spesso, per fortuna).
    Se mi capita di andare all’estero trascorro anche una settimana con i miei colleghi e il numero di ore di lavoro è virtualmente incalcolabile.

    Tutto ciò detto: credo comunque di riuscire a ritagliarmi il tempo per la mia famiglia, per il tempo libero,… riesco anche a dormire qualche ora!!
    Per come la vivo io (bene!) non è numero di ore che conta, il quanto, ma come si lavora. Talvolta vorrei che la giornata fosse di almeno trenta ore!! 🙂

    1. Marco Siena

      Io le vorrei di 48, sperando che poi non mi tocchi lavorarne 24 😀 Comunque, sei uno dei pochi fortunati che è “sereno” riguardo al lavoro.

      1. Hot

        Rileggi il punto 1)
        Il segreto, a mio parere, è tutto lì

      2. Marco Siena

        Concordo, quello è fondamentale. Il mio non mi dispiace, ma ci sono troppe seccature nascoste e l’inevitabile questione numerica di obbiettivi giornalieri che rovina tutto

  11. claudio vergnani

    Siamo figli di una cultura fondamentalmente ragionevole ma che con il tempo si è da un lato radicalizzata, ripiegandosi su sé stessa, e dall’altro è divenuta ipocrisia e luogo comune. Intanto non tutti i lavori sono uguali, così come lo stesso lavoro può avere un effetto profondamente diverso da persona a persona (o sulla stessa persona a distanza di anni). La nostra società ci vuole preparati culturalmente ed al passo con i tempi, e tra le righe ci da degli idioti perchè leggiamo meno che in altri paesi europei, però poi ci costringe al lavoro tutto il giorno, in condizioni sempre peggiori e precarie, senza nemmeno più la speranza di una pensione. Oramai siamo arrivati ad un punto in cui chi ha un lavoro, anche il meno gratificante e faticoso, deve ritenersi fortunato di averlo e non può mamentarsene, pena il discredito. Tutto ciò in una società, non mi stanco di ripeterlo, ipocrita e fondamentalmente ingiusta, gestita ormai da decenni dalle più inique, dannose, criminali, ipocrite, vomitevoli classi politiche che si siano mai viste. E in più come se non bastasse, già si cerca di far passare il messaggio che se le cose vanno male la colpa è dei cittadini. Al di sotto dei nostri standard ci sono solo i paesi del terzo mondo. Arriverà il momento in cui dovremo avvalerci del sostegno umanitario del Ghana o dello Zimbabwe.

    1. Marco Siena

      Mi auguro di no, soprattutto pensando a mia figlia. Mio padre in questo momento storico scuote la testa. Molto spesso ammette di aver lavorato “come un cane” tutta la vita e per nulla. Io, sinceramente penso molto alla dignità dell’essere umano, che meriterebbe di lavorare sì, ma anche di vivere. Fondamentale è stata una scoperta antropologica, fatta sulla comparazione dell’uomo coltivatore/stanziale e sull’uomo cacciatore/nomade. Il secondo viveva più a lungo, al contrario di quello che si potrebbe pensare, perché la qualità della sua vita era migliore. Una volta cacciata la preda, il lavoro era finito, e si poteva concedere più tempo in attività ricreative.

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