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Mar 27

L’eleganza nel cedere il passo

Tutti a voler salire sul podio

Spirito d’agonismo, orgoglio, o solo naturale voglia di vincere, ci fanno desiderare di arrivare sempre primi, e almeno cercare un piazzamento su un ipotetico podio. Mai cedere il passo. Quando si partecipa a una gara, lo si fa per prevalere, per arrivare al traguardo e riempirci un po’ di orgoglio, per l’appunto. Se rientriamo nei primi tre, siamo fieri di noi stessi, anche se essere secondi ci fa guardare con amarezza al primo, e se siamo terzi ne guardiamo ben due che ci hanno superato. Questo è ciò che ci accade, anche se non so dire se per istinto, insegnamento o natura che il nostro cervello e il nostro fisico ci fanno provare queste emozioni.  A nessuno piace perdere.
Oggi invece per vari motivi, mi sono accorto che da sempre lascio il posto in caso di pareggio. Mi viene naturale, non amo contendermi il gradino su cui devo salire tra l’indecisione dei giudici. Non mi è mai piaciuto, quanto non entro mai per primo da una porta, ma sempre per ultimo. Buffo, perché a volte mi pigliano per l’usciere e la gente continua a entrare e uscire mentre io sto lì con la porta in mano. Perché se arrivo secondo insieme a un altro e ci deve essere uno spareggio, cedo il passo? Insistere, cercare di prevalere e accaparrarmi il posto, lo vedo a quel punto come una cosa senza valore. Se me lo fossi meritato per bravura, sarei arrivato lì con una Flawless Victory. La vittoria deve essere totale, non rosicata per una manciata di punti. Da un piazzamento così, ne uscirei incompleto e senza aver maturato nulla. La gara per me serve a migliorare, non per fare la faccia strafottente del Signore del Sistema.

Dico davvero, non ho mai goduto di una vittoria più di tanto, se conteneva il significato di sconfitta per uno o più avversari. Non sono mai riuscito a rompere le palle affinché aggiudicassero a me il posto, ma preferivo lasciare con stile. Che sia nella mia natura? Non lo so, ma credo che l’insistenza a quel punto sarebbe una pura e semplice mancanza di eleganza.
Da cosa nasce questo post? Da un episodio che mi è capitato oggi, in cui ho dovuto assistere alla triste e imbarazzante commedia da due soldi, di un concorrente. Entro da un cliente, un ragazzo a post che conosco da anni, molto gentile e con cui di solito parlo anche dei nostri figli eccetera. Facciamo due chiacchiere prima di parlare di lavoro, perché a me piace così. In fondo non sono un mercenario. Allorché, mentre stiamo parlando, butta l’occhio fuori e mi dice:
«Ecco, è arrivato X», e X sta per un rappresentate di una ditta simile alla mia.
«Quindi?», chiedo io.
«Ah, non so. Vi metterete d’accordo voi due.»
Non credo alle mie orecchie, una cosa mai sentita. «Su cosa? Io sono qui da 10 minuti, quello è arrivato adesso», rispondo.
Mi aspetto che X entri, saluti, e una volta vista la borsa che ho con me, si levi dalle palle, come la regola che ci viene insegnata di educazione e professionalità, dice. Questo invece entra, appoggia la sua borsa e inizia a farsi i cazzi suoi, fingendo di non aver capito chi sono. Lo intuisco dal suo continuo riferirsi a prodotti che sono arrivati, e chiedendo lo stato di salute del padre del tabaccaio, facendo così intuire il loro livello di conoscenza. Il siparietto va avanti, finché con ammiccamenti al tabaccaio, cerca di farsi dire apertamente chi sono. Alla fine glielo dico perché la cosa è davvero imbarazzante, sia per lui che non si rende conto di essere ridicolo, sia per il tabaccaio che non riesce a gestire la cosa.
«Va bene, vado a fare un giro, poi se vuoi torno, oppure ci vediamo la prossima volta. Ti sconsiglio di scegliere questa seconda opzione», dice. Una cosa indegna. La professionalità andata a farsi benedire.
Attendo che esca, e poi scuotendo la testa allungo la mano al tabaccaio e gli dico: «Ci vediamo la prossima volta.» E faccio per uscire.
«Ma no, dai», mi dice lui.
«Fai entrare il bimbo. Io una cosa così triste non l’avevo mai vista.»
Il ragazzo prova a trattenermi, ma a me di stare lì proprio non va, un po’ per il comportamento del tipo, un po’ per quello del tabaccaio che non ha saputo gestire la situazione. Io per educazione non ho detto nulla all’altro, non essendo casa mia.
Ho solo ribadito al tabaccaio che io me ne andavo perché ero una persona educata, e l’eleganza non è una dote che si impara evidentemente.

Non sono Mutley... e me ne frego

Ancora una volta ho preferito lasciare il passo, perché in questo caso mi sarei solo dimostrato un invadente e maleducato quanto l’altro, cercando di accaparrarmi l’ordine al posto suo. Se il cliente non avesse esitato, avrei probabilmente accettato di rimanere e aprire l’ordine, in questo caso invece ho lasciato all’altro il campo. Sarà forse un fattore mio, ma la pena che ho provato per l’altro, un uomo con anni di esperienza più di me, che si rende ridicolo in quel modo, è stata davvero deprimente.

O questa, o niente

E voi, volete vincere a tutti i costi, o preferite una vittoria morale più che un azzannarsi al collo per un osso spolpato?

14 comments

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  1. teo

    in caso di parità anche io cedo il passo, più per educazione che per spirito di competizione, sperando che l’altro non mi legga nel pensiero sennò potrebbe aversene a male…ahahah 😉
    nel tuo caso però l’ordine era tuo per il semplice fatto che sei arrivato prima, se uno tenta di passarmi davanti io glielo faccio notare, con educazione, ma gli faccio capire di essere un emerito maleducato nonchè testa di cazzo.
    i furbi sono ovunque purtroppo, in coop, in posta, in farmacia…fino a quando non trovi davanti a te un camionista modello armadio a 4 ante col mal di denti che non vede l’ora di prendere un antidolorifico…prova a passargli davanti 😉
    il mondo del lavoro è pieno di avvoltoi, soprattutto in questo periodo, credi che al tuo “collega” gli freghi qualcosa del padre del tabaccaio? credi si sia fatto qualche scrupolo come te? ha detto ma kissene, ha preso l’ordine e ha continuato il suo giro.
    tu sei stato fin troppo buono, io gli avrei fatto conoscere la corsia preferenziale, quella per chi è in sedia a rotelle…
    c’è una virtù che molta gente ha disimparato, l’umiltà…essere umili non vuol dire essere stupidi o sottomessi ma è segno di grande intelligenza.
    c’è chi sis sente padrone del mondo, c’è chi pensa di avere sempre ragione e c’è chi pensa di saper fare tutto o avere doti magiche, e ne ho conosciute parecchie di gente così, ma l’unica figura che fanno è quella del coglione.

    1. Marco Siena

      Beh, non essendo in casa mia non ho fatto casino. Se lo avessi beccato fuori la cosa era diversa… ma in fondo, kissene 🙂

  2. Paolo Ungheri

    Che brutta cosa…
    Il cliente si è comportato malissimo. Avrebbe dovuto gestire la cosa, dare delle priorità e, magari, anche ascoltare entrambi. Lui ha fatto l’errore più grosso, mentre l’altro venditore è la dimostrazione di quanto poco rispetto si usi con il prossimo…

    Io quando partecipo a qualcosa, qualunque cosa, lo faccio per divertimento. Se vinco, bene. Se perdo, bene uguale. Non mi cambia arrivare secondo, o terzo, o a pari merito con qualcun’altro, se la gara è stata corretta e combattuta lealmente.
    Il concetto di crescita di cui parli io lo sento durante la partecipazione, qualunque sia il risultato finale.

    Però, lo ribadisco, sei stato un grande, elegante e diretto. Il cliente dovrebbe guardarsi dentro e capire che non ci si comporta così!

    1. Marco Siena

      Beh, credo che fosse l’uscita più corretta che potessi fare, in quanto se fosse stato così desideroso da comprare da me, non avrebbe indugiato. Penso che l’altro avrà guadagnato un cliente che prima doveva condividere, io ci ho perso un indeciso.

  3. claudio

    hai toccato un tasto molto dolente e grave, a mio parere. Un dettaglio, se si vuole, ma che è chiaramente rivelatore di come le cose stiano rapidamente degenerando. D’accordo che il fair play non è mai stata prerogativa italica, ma mi sembra che si stia scendendo davvero ben sotto il livello di guardia. Non lo so, forse drammatizzo (me lo auguro), ma la mia impressione è che scorrettezza e maleducazione stiano infettandoci come un virus. E il passo per arrivare a qualcosa di ancora più grave è brevissimo.

    1. Marco Siena

      Sembrano tutti cani rabbiosi lì fuori. Il mio lavoro a volte mi fa orrore proprio per questo, per questa smania di sbranare gli altri per le briciole che sono rimaste nel piatto. E questo, come dici tu, si può vedere in generale, nei comportamenti di tutti i giorni, compreso in un qualsiasi parcheggio.

  4. temistocle

    Io sto dall’altra parte del bancone, nel senso che faccio il cartolaio e ho due fornitori, che arrivano tutti e due lo stesso giorno. Sinora non è mai successo (guarda il caso!) che si incontrassero. Io mi regolo così: ho un elenco per ogni fornitore in base ai prezzi che fanno e ordino ad ognuno quello che mi conviene di più. Se poi capita che uno non si presenta, ordino tutto all’altro se i prezzi sono uguali o la merce non è urgente. Dal mio punto di vista, comunque, faccio di tutto per far capire a tutti e due che hanno un concorrente e che il mio ordine è commisurato alla convenienza del prezzo o della scadenza del pagamento. Ti posso assicurare che, anche con altri, sono riuscito a tirare una condizione migliore. Purtroppo la vita del commercio è così! Quanto al fatto di trovarmi ‘a pari merito’, devo dire di non essermi mai trovato in questa situazione, ma credo che mi comporterei in base a cosa si tratta (se sono affari…), a chi ho davanti e a come si comporta l’altro. Nel tuo caso sarei sicuramente rimasto, anche perché chi guadagna con un ordine fatto o non fatto, non penso possa guardare troppo per il sottile.

    1. Marco Siena

      Mah, in verità qui non era questione di convenienza, visto che l’altro continua a lavorare più per il nome che ha la ditta che per altro. Per questo ha ormai una decina di clienti su tutto il territorio, toccando solo la provincia di Modena. Noi, e non per farmi bello, abbiamo 13000 prodotti contro i suoi 1500. La cosa cambia, anche sui prezzi. Io sono uscito perché se il cliente avesse voluto comprare da me, non avrebbe tergiversato così a lungo. Pazienza.

  5. Ali

    Mmh io onestamente quando gioco a carte, a giochi di ruolo o di società mi incazzo come una bestia se perdo. Specialmente quando gioco contro il mio Uomo 🙂
    Per il resto, nella vita vera non credo ci sia una gara, ne ho subite forse anche troppe perché me ne sono sempre fregata o semplicemente perché non primeggio in nulla (non faccio la vittima, dati oggettivi).
    Quindi non sento molto la competizione e i tipi come quello che hai incontrato mi fanno una tristezza abissale.
    Poi ho la convinzione che una persona, per dimostrare il suo valore, non debba nè sbandierarlo nè concorrere per il primo posto. Serenità che ho acquisito solo da pochi anni eh, ma che ripaga, soprattutto in sanità mentale di fronte alle quotidiane ingiustizie cui siamo sottoposti.
    Va bè, W il Bango, io penso che nonostante la stronzaggine incontrata e il legittimo diritto di staccare un ordine durante il lavoro, tu abbia fatto bene a non prestarti al gioco.

    1. Marco Siena

      Sì, è proprio quello che ho voluto evitare: prestarmi a questo triste e imbarazzante gioco. Il mare è pieno di pesci. Quelli morti che vengono a galla li lascio come fertilizzante o per i mangiatori di carcasse.

  6. Domenico "Helldoom" Attianese

    I due tipi proprio imbarazzanti -.-
    Tu hai fatto la cosa migliore, anche perchè è meglio non abbassarsi a fare certi teatrini u.u

    A me fa piacere vincere, molto, ma non mi importa nulla se poi perdo xD
    Strano eh? ahah

    1. Marco Siena

      Un giusto equilibrio tra ego e super io. Ho detto una cosa sensata?

      1. Domenico "Helldoom" Attianese

        Non avevo considerato il punto di vista freudiano in effetti ahahha.
        Comunque si, perfettamente sensata 😉

      2. Marco Siena

        Mi è uscita così 😀

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