Mar 13

Lilium inter spinas

Originale e interessante il post uscito ieri sul blog di Hell. Tirando fuori da un cassetto una vecchia storia che ha scritto dieci anni fa, il mio amico l’ha proposta al pubblico, un po’ per divertimento e un po’ per sapere se notavamo la maturazione dello stile o un eventuale, perché no, peggioramento. Beh, com’era logico aspettarsi da una persona che scrive praticamente tutti i giorni, si è notato che lo stile è sì maturato, diventando se vogliamo più fluido, ma che tuttora conserva alcune costanti e caratterizzazioni dell’autore. Così, in men che non si dica, la gente ha iniziato a lasciare commenti e considerazioni, e tra questi anche Ferru che sembra avere un fiuto particolare per i potenziali meme. Ricordate il post precedente? Bene, allora cos’ho fatto io? Ho cercato in mezzo ai file dei miei vecchi scritti, e ho deciso di proporre un estratto da uno dei miei lavori più lunghi, realizzato nel lontano 2001, abeneficio quasi esclusivo del Compare. Ebbene, tuttora è l’unico a custodirne una copia rilegata da me personalmente, e che tira fuori in rare occasioni.

Guardando il file originale, mi sono imbattuto da principio sulla disarmante e quasi nulla capacità che avevo di formattare decentemente un testo, con mancanze di spazio dopo la punteggiatura o le caporali sconosciute e sostituite dalle poco eleganti << o >>. Queste però sarebbero inezie, se confrontate con la totale mancanza di revisione e di un rudimentale editing. Eppure, il Compare dice che regge ancora come storia, ed è ancora oggi fluido da leggere. Va beh, a voi l’ardua sentenza, ricordandovi che era un background per Vampire The Masquerade e che questo è il capitolo 1. 

L’assoluzione

Il meccanismo delle campane aveva fatto appena rintoccare l’una.
Padre Rafael dormiva un sonno agitato.  L’afa non gli dava tregua e la difficoltà respiratoria dovuta ai suoi ottantaquattro anni lo faceva ansimare e tossire. Nello stato di dormiveglia gli sembrò di sentire bussare alla porta della chiesa.
Ignorò il rumore per un po’ di tempo, rigirandosi nel letto pensando fosse solo parte del sogno.
Si svegliò di soprassalto preso dalle convulsioni dell’asma e si rese conto che qualcuno stava bussando realmente. Si mise a sedere sul letto e cercò di alzarsi ma ricadde a sedere.  Continuavano a bussare.
<<Arrivo…>>disse tossendo e cercando di riprendere fiato.
Si fece forza e si alzò, dirigendosi lentamente alla finestra aperta.
Guardò fuori e vide una figura con una valigetta che si guardava intorno.
La luna non era piena e non illuminava abbastanza il cortile per capire chi fosse.
<<Chi sei figliolo?>>chiese il prete in portoghese.
La figura alzò la testa e fece un passo indietro come per vedere meglio.
<<Mi scusi padre, ma non parlo portoghese.  Capite il mio inglese?>>rispose con voce gentile.
Il sacerdote diede un colpo di tosse.  Dalla voce sembrava un giovane e l’accento rivelava una provenienza inglese, per lo meno pensò questo.
<<Scusa figliolo, il mio inglese è un po’ arrugginito.  Ma dimmi cosa posso fare per te?>>
<<Sono qui per un’assoluzione padre.  Vi prego ricevetemi, è urgente. >>
Padre Rafael era un po’ titubante ma scese per aprire come automaticamente. Si tenne stretto alla ringhiera mentre scendeva le scale e rischiò di cadere a metà rampa.
Aprì la porta e invitò il ragazzo ad entrare. Alla luce sembrava dimostrare circa venticinque anni.  I capelli castani erano divisi nel mezzo e portava delle folte basette un po’ antiquate.
I suoi occhi verdi sembravano tristi sotto le sopracciglia sottili e ben definite. Aveva un naso leggermente schiacciato che ricordava quello di un pugile. Nell’insieme dava l’impressione di essere un ragazzo distinto fornito di una corporatura robusta.
Il prete diede un’occhiata alla valigetta e vide che in realtà era un computer portatile.
<<Entra figliolo.  Vado ad infilarmi l’abito e ti riceverò subito. >>La tosse sembrò calmarsi un attimo.
Il ragazzo entrò e si sedette su una panca appoggiando al suo fianco il computer. Padre Rafael si diresse verso la sagrestia e ne uscì con l’abito sacerdotale poco dopo. Fece cenno al giovane di seguirlo al confessionale ed entrò scostando la tenda porpora. Il giovane si inginocchiò.  Il sacerdote aprì lo spioncino e tossendo iniziò la formula confessionale in portoghese.
Pensò che il ragazzo non ripetesse le parole perché non capiva la lingua e non gli diede peso.
Era stanco e voleva solo tornare a riposare.  I polmoni gli dolevano così come il ventre.
Realizzò che poteva sforzarsi di parlare inglese e di capire il più che poteva, dopotutto era già capitato di avere turisti americani, inglesi o europei che volevano confessarsi.
<<Scusate di nuovo per l’ora padre, ma questa assoluzione è urgente.  Domani partirò per gli Stati Uniti e non so quando mi capiterà ancora questa occasione>>
Padre Rafael non capiva tutto alla perfezione e pensò che il giovane avesse solo paura per il viaggio.  Concluse solamente che doveva essere molto religioso.
<<Inizia pure figliolo, dimmi tutto.  Il Signore ti ascolterà attraverso di me. >>
<<Padre sto per raccontarle tutto della mia vita.  Sento di doverlo fare per l’assoluzione dei peccati. Quello che sto per narrarle le sembrerà uno scherzo o una pazzia, ma la prego, mi stia ad ascoltare. >>
Il sacerdote diede un colpo di tosse soffocato, cercando di schiarire la voce.
Si sentiva assonnato e il fatto che il ragazzo volesse raccontare la propria vita lo irritò un po’.
<<Certo, raccontami tutto. >>rispose cercando di non far capire la propria nervosismo.
<<Ebbene, io cammino su questa terra dal milleottocentocinquantadue, nutrendomi di sangue e mascherandomi agli occhi di voi mortali>>esordì il giovane
Padre Rafael tossì e fece per uscire dal confessionale.
<<Ragazzo ti vuoi burlare di me?Come osi mentire davanti a Dio e alla sua sacra confessione?Dimmi quello che vuoi veramente o esci immediatamente da qui!>>
Si accorse all’improvviso che all’interno della chiesa c’era un’altra persona.
Il cuore sembrò fermarsi.  Il respiro gli si smorzò in gola.
La figura seduta sulla panca protese la mano verso di lui e gli intimò:
<<State seduto ed ascoltate il mio amico!>>
Era un ordine preciso a cui Rafael non riuscì a sottrarsi.  Il suo corpo si sedette di nuovo e si appoggiò allo schienale del confessionale.
<<Continua pure figliolo. >>disse con voce tremante.
<<Oh, non si  preoccupi, il mio amico non le farà del male.  Mi lasci solo raccontare questa storia e poi si deciderà per l’assoluzione, la prego…. . >>Il ragazzo inginocchiato sembrava sempre calmo e gentile.
C’era ancora qualcuno sulla panca al centro della navata della chiesa?Era solo un incubo?
Il sacerdote scostò un po’ la tenda ma non vide più nessuno oltre al giovane che stava al di là dello spioncino.
<<Come ti chiami figliolo?>>chiese infine con voce tremante.
<<Il mio nome per intero è Julian Jeremy Ross Thorns. Spesso mi presento solo come Julian Thorns. Sulle copertine dei miei libri può trovare invece il mio pseudonimo, Jeremy Ross. Sa,  io scrivo libri e mi guadagno da vivere così. >>
<<Sei inglese?>>
<<Sì, londinese.  Ma la prego di nuovo, mi lasci dire tutto dall’ inizio. >>lo interruppe.
Sentì dei passi nella chiesa e sperò che fosse qualche fedele giunto per qualche motivo a quell’ora.
Voleva gridare aiuto.  Voleva correre fuori e scappare ma vecchio com’era non avrebbe avuto speranza.Scostò ancora un po’ la tendina e vide che l’altro giovane passeggiava nella chiesa.Non era molto alto ma era anche lui robusto.  Aveva i capelli corti e rossi, con una treccia al lato sinistro che iniziava dietro l’orecchio e ricadeva sulle spalle.
Che bizzarra acconciatura, pensò.
Camminava nella chiesa con le mani dietro la schiena e si fermava ogni tanto a guardare verso l’alto, forse per ammirare gli affreschi del soffitto. Il giovane si voltò e gli fece un sorriso. Era più giovane dell’altro. Un diciannovenne o giù di lì.
<<Avrebbero bisogno di un restauro. E’ in programma?>>chiese curioso<<Sarebbe un peccato lasciare che l’umidità rovini tutto. Ma ascolti pure il mio amico>>
Padre Rafael chiuse di nuovo la tendina e si appoggiò ansimante allo schienale. Nessuno oltre loro tre. Nessuno che potesse aiutarlo. Ma forse non avevano intenzioni ostili, forse si era allarmato per niente. Sperava che fosse così. Toccò la spilla a forma di croce che aveva sull’abito e cercò di pregare Dio. Cercò.
<<Mi scusi, posso riprendere il racconto?Se la sente?>>chiese il ragazzo con un sorriso.
Il prete intravide quel sorriso attraverso la griglia dello spioncino e notò i denti brillanti che per un attimo gli sembrarono aguzzi.
<<Si, continua, continua. >>rispose con voce tremante e rotta dall’asma.
<<Direi di iniziare come dicevo dalla mia vita mortale. Le dirò i momenti salienti della mia infelice giovinezza e delle precarie condizione degli slums londinesi>>
<<Slums?Cosa…>>
<<Gli slums erano i quartieri poveri di Londra. Ha mai letto David Copperfield di Dickens?Case sorte abusivamente durante l’espansione di Londra prima del governo Disraeli. Erano a volte baracche o case in disuso e abbandonate dove vivevano i poveri, come me. >>la voce del giovane parve rompersi dalla tristezza.
<<Nacqui nel Gennaio del 1852, da Jeremy Thorns e Magdalene Gordon. Mio padre lavorava dove capitava mentre mia madre agonizzava a letto. Dopo avermi partorito si indebolì e contrasse un’infezione delle vie respiratorie. Ma allora non lo sapevamo e non avevamo soldi per un medico. >>Julian si fermò e si asciugò gli occhi con un fazzoletto.
Con orrore, Padre Rafael vide che non erano semplici lacrime ma sangue. Sangue, il ragazzo piangeva sangue. Come Cristo, come le statue della Madonna che periodicamente facevano gridare al miracolo in qualche parte del mondo.Il ragazzo che passeggiava nella chiesa si avvicinò a lui.
<<Tutto bene?Te la senti?>>chiese all’amico.
<<Dopo tutti queste notti il ricordo è ancora vivo. Finirà un giorno Annachie?>>domandò al giovane.
<<No. Nemmeno dopo mille anni. Continua solo se te la senti. Io esco se vuoi. >>
<<Ho bisogno di sfogarmi, amico mio. Rimani nei paraggi però. >>
Gli diede una pacca su una spalla e si allontanò. Il religioso guardò la scena pensando che forse non avevano veramente cattive intenzioni. Ma quelle lacrime?Chi era costui?Era forse un segno del Dio a cui non aveva mai creduto? Si sentiva curioso ora di sentire quella storia anche se poteva essere solo la pazzia di un giovane o l’effetto di una droga.
Droga!Non aveva ancora pensato che potessero essere due giovani tossicodipendenti entrati con una scusa per rubare in chiesa. Magari l’altro adesso stava svuotando la sagrestia o era salito al piano superiore nell’abitazione.
Guardò fuori dalla tendina preoccupato.
<<Le chiedo di lasciarmi continuare ora!Il mio amico è uscito e io voglio solo sputare fuori tutto quello che ho in questa testa da cento anni e più!E voglio arrivare all’assoluzione!Mi ha capito?>>
Il tono del giovane ora era alterato. Forse era meglio lasciarlo continuare e sperare che tutto andasse per il meglio.
<<Ma…ma che creatura sei figliolo?Hai detto prima che hai più di cento anni e ti nutri di sangue…Sei forse un…?>>domandò Rafael cercando di assecondarlo.
<<Sì, sono quello che gli umani chiamano vampiro. Sono ciò che il peccato di Caino ha generato e trasmesso per millenni. Sono un non morto ma che conserva ancora la ragione e i sentimenti umani. >>
Il sacerdote si ritrasse sgomento.
<<Caino?Il fratricida?Cosa vai dicendo figliolo?>>
Julian sogghignò. Poi scosse la testa.

<<Caino fu esiliato nella terra di Nod che voi cattolici avete omesso nella vostra Bibbia. Qui passò i giorni nella disperazione per l’atto da lui commesso. Ma come tutti credono non gli fu apposto solo un marchio da Dio, oh no, fu marchiato dai quattro Arcangeli ed infine benedetto dal sangue di Lilith!>>
Rafael rimase senza parole. Tossì e si chiese chi fosse il quarto Arcangelo. Non erano tre?E chi era Lilith? Ripensò alla sua giovinezza in Europa. agli errori commessi e di cui non si era mai pentito e che ora avrebbe voluto ammettere. Potere tornare indietro, ora, essere ancora giovane e in forze. Ma erano veramente errori quelli che aveva commesso? Per un attimo scacciò il pensiero del pentimento:ciò che aveva fatto era giusto e ci aveva creduto, nessun rimorso. Riuscì per un attimo a sentire l’odore di incenso che impregnava ancora l’aria dal funerale del pomeriggio.
Un funerale. L’incenso. I parenti in lacrime. I fiori. La funzione. Il “De profundis”. Qualcuno avrebbe pianto per lui se fosse morto stanotte?Qualcuno del paese avrebbe mandato fiori?
Si asciugò il sudore dalla fronte con un fazzoletto e si allentò un po’ il colletto bianco.
Il giovane non parlava. Sembrava attendesse che il sacerdote si rilassasse e fosse di nuovo attento.
<<Mi scusi per la retorica, padre. Forse come inizio è stato un po’ drastico. Per un religioso come lei deve essere uno shock sentire una versione simile della Bibbia. >>
Julian parlava con il capo chino. I ciuffi di capelli sembravano ora due ali nere poste sulla testa. Alzò la testa e guardò per un attimo verso l’altare di marmo bianco. Si passò una mano tra i capelli e sospirò.
<<Prima di entrare ero sicuro di riuscire a dire tutto, ma ora sembra mancarmi la forza. Ripercorrere per la prima volta nella mia vita tutti quei fatti dolorosi…>>
Padre Rafael sperò che se ne andasse, che cambiasse idea, così sarebbe potuto tornare a riposare. Mai più avrebbe riaperto la porta della chiesa a quell’ora di notte ad uno sconosciuto. Non l’aveva mai fatto in effetti. Perché allora?
Le campane rintoccarono l’una e trenta. Julian alzò di nuovo il capo, verso il suono.
<<E’ meglio che mi sbrighi, prima che giunga l’alba devo riuscire a raccontarle tutto. Non mi interrompa, sono molti i fatti che devo narrarle. >>
Il sacerdote toccò di nuovo la spilla e si chiese perché se costui era una creatura infernale non era respinto dalla croce. Ma in fondo era entrato in una chiesa e il suo amico aveva passeggiato fino quasi al pulpito.
Era un incubo. Sì, solo un incubo. Tra poco si sarebbe risvegliato nel suo letto e avrebbe realizzato che era solo colpa della digestione o del caldo. Si sarebbe alzato e avrebbe ingoiato una di quelle pastiglie calmanti. E poi giù di nuovo coricato,  fino al sorgere del sole.Il mattino dopo doveva andare proprio a farsi un giro giù in paese, magari in bicicletta. Fare una chiacchierata con i fedeli e…. Il sogno non sembrava finire però, il giovane era ancora lì in attesa della sua attenzione. Sentiva la bocca arida, voleva un bicchiere d’acqua, ma come chiederlo?
<<Potrei bere figliolo?Ho la bocca riarsa. . >>chiese timorosamente.
<<Certo Padre. Vada pure. >>
Sarebbe riuscito a scappare?Forse se fosse stato abbastanza veloce…O meglio ancora poteva prendere qualcosa per tramortirlo o fracassargli la testa. Oh, sì. Poi avrebbe buttato il cadavere nell’ossario. Nessuno lo avrebbe trovato. E l’amico?
<<Padre si sbrighi la prego…>>lo incitò.
Rafael uscì dal confessionale e si diresse verso la sagrestia. Sbirciò fuori dalla finestra per cercare di individuare il compagno del ragazzo. Lo vide seduto addossato ad un albero. Sembrava sonnecchiare. E se fosse riuscito a coglierlo nel sonno?Sorrise all’idea. Tagliargli la gola con la baionetta che ancora conservava su nel baule. Se la pistola non fosse stata così vecchia avrebbe usato quella. Chi poteva sentirlo? Il paese era troppo distante. Guardò di nuovo il giovane e  sgomentò vedendo che lo stava salutando.
Chiuse l’imposta e bevve un sorso d’acqua. Sentì una stretta al cuore. Dovevano esserci delle pillole nel cassetto. Lo aprì lentamente. Vide un tagliacarte. Il vecchio tagliacarte con il manico di avorio. Fece per prenderlo quando sentì Julian alle spalle.
<<Si sbrighi. Sto diventando impaziente. >>disse sibilando.
Il prete prese il flacone delle pillole e ne inghiotti una insieme ad un’altra sorsata d’acqua.
<<Scusami, avevo bisogno delle mie medicine. . >>si giustificò.
Tornò lentamente verso il confessionale. Il ragazzo si era già inginocchiato come prima. Come aveva fatto?Sembrava quasi non avere sentito nemmeno i suoi passi. Era uscito dalla sagrestia prima di lui e zoom, in un lampo era nella posizione in cui lo aveva lasciato.
<<E’ pronto ora per ascoltare il mio dolore?>>
La voce di Julian era di nuovo calma. Lo guardava negli occhi come in cerca di comprensione o forse solo per un cenno di assenso. Non rimaneva che ascoltarlo e sperare di escogitare prima o poi una strategia. Se solo i dolori e la tosse lo avessero abbandonato per un attimo, una piccola tregua.
<<Inizierò dalla mia vita mortale, facendo una rapida carrellata sulla mia infanzia e adolescenza, culminando negli anni della mia felicità e dell’inizio del mio dolore…>>
Chinò la testa nuovamente e cominciò a recitare una poesia.

 

Sta buono, mio Dolore, sta calmo.

Invocavi la Sera;scende;è qua:

un buio mantello avvolge la città,

agli uni recando pace, agli altri affanno.

 

Mentre dei mortali la moltitudine vile,

sotto il flagello del Piacere, boia violento,

va a cogliere rimorsi nella festa servile,

mio Dolore, dammi la mano;vieni,

 

diviso da loro, Vedi si affacciano i defunti Anni

dai balconi del cielo, in abiti fuori moda;sorge

sorridente dal fondo delle acque il Rimpianto;

 

Il Sole, moribondo, si addormenta sotto un ponte

e, come un lungo sudario steso verso Oriente,

ascolta, caro, ascolta la dolce Notte in cammino.

 

<<Baudelaire, amo questa poesia. Mi consola. E’ un perfetto inizio per la mia storia…>>
Sembrava sorridere amaramente adesso, come se questa poesia potesse dargli un po’ di conforto. Padre Rafael non aveva colto nulla in quei versi, non li capiva. Non aveva mai compreso la poesia e non conosceva nemmeno questo Baudelaire.

Tutto sarebbe finito, ne era certo, solo un po’ di calma e pazienza.

15 comments

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    • teo on marzo 13, 2012 at 8:27 am
    • Rispondi

    sono daccordo col “compare” (ma chi è sto compare?) la storia è fluida e scritta bene…ora voglio leggerla tutta però!!! 🙂

    1. Chissà, magari un giorno sistemo le formattazioni di tutti i background e rilascio un ebook free 😀

        • teo on marzo 13, 2012 at 8:34 am

        non essere brutto! non fermarmi al primo capitolo, potrei morire di curiosità 🙂 vengo da te con una chiavetta USB e mi passi il file così lo leggo 😉 tranquillo dopo lo distruggo 😀

        • Alice on marzo 13, 2012 at 6:41 pm

        Siii io ho avuto la fortuna di leggerlo tutto (tra l’altro in una serata specialissima proprio con il suo Compare (si lo so direte “e a noi che c****????)) e ti assicuro che merita. E tornando al quesito del post, cosa che ho già detto al Bango, secondo me l’evoluzione stilistica e di forma si vede ed è ovviamente un complimento. Poi non c’è bisogno di andare avanti a oltranza col miglioramento, se si raggiunge il top 😉

      1. Io sono come Raoul: miro al Cielo! 😀

        • teo on marzo 14, 2012 at 8:26 am

        Alice, in effetti un “ma kissene” mi stava uscendo, però ora ti sto invidiando 😉
        Marco, Raoul c’è arrivato in cielo, ma non credo l’avesse immaginata proprio così 😉

    • elgraeco on marzo 13, 2012 at 3:18 pm
    • Rispondi

    Oh, non sapevo di aver dato vita a un altro meme. Un meme coraggioso, tra l’altro.
    Ora non posso leggere, ma torno, promesso. E grazie. 😉

    1. Grazie a te 😉 Al massimo saremo maledetti in eterno dai lettori che proveranno a leggere le nostre cosette primordiali 😀

  1. Sarebbe un piacere leggerlo intero, come ha detto teo poi basta distruggere il file no? 😉

    1. Eh, l’unico modo sarebbe passare una serata con me e Il Compare, sperando di fartelo leggere addirittura da lui 🙂

      1. Ok allora xD, dubito che sarà una cattiva serata u.u

      2. Di solito c’è un giro di spritz, una pizza, un paio di birre e poi dei bicchierini magici 😀

        • teo on marzo 14, 2012 at 8:24 am

        ehi! io ci sto! se organizzate chiamatemi 🙂

    • Alessandro on agosto 30, 2012 at 12:51 am
    • Rispondi

    è possibile trovare il file intero? è importante

    1. Ciao Alessandro, il file originale è dentro un pc spento dal giorno del terremoto. Per ora sarebbe inaccessibile e comunque non credo di metterlo on line. Perché è importante?

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