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Apr 16

Ambientazioni 2- La città

La città mi attraeva da ragazzo. Pensavo che avrei vissuto avventure più interessanti in una grande città, e avrei sicuramente avuto più vita sociale rispetto alla piccola provincia. Per questo mi interessavano le storie ambientate nelle metropoli caotiche, soprattutto quelle americane, nemmeno a farlo apposta. Ora, come ho già detto QUI, amo di più la provincia, ma non per questo evito di ambientare le storie in città. Ci sono davvero dei buoni spunti in un’ambientazione di questo tipo, e innumerevoli strade e persone da analizzare e strutturare. Ci sono pro e contro logicamente, e credo che nessuno dei due prevalga sull’altro. Ecco cosa penso personalmente della città.

Qui dello spazio per le vostre storie ne avete

Quello che mi piace
C’è ampio respiro in città. I personaggi si possono muovere a piedi, in auto, con metropolitane, bus e perfino biciclette. Possono nascondersi e nascondere ciò che non vogliono far trovare. Si ha il senso di poter fare apparire scene di violenza più facilmente, perché la gente si fa gli affari propri, e prima che qualcuno intervenga in una rissa, passa del tempo. Al contrario della provincia insomma, una sparatoria all’interno di un appartamento in un centro città, o un accoltellamento in un vicolo, sono quasi più plausibili. In un paesino dopo 10 minuti ti ritrovi i vicini che ti fanno le foto dalle loro finestre. Abbiamo poi la possibilità di fare entrare personaggi pittoreschi nelle storie, dagli ispanici a qualche tipo strano di dubbia nazionalità, perché le città sono mega-multi-etniche e interi quartieri rispecchiano le caratteristiche dei loro abitanti. Quindi possiamo dare tocchi di colore diverso alle connotazioni di chi incontreranno i nostri protagonisti. La città inoltre, si sposa bene con il thriller piuttosto che l’horror. Molte città italiane, se ci pensate bene, hanno un passato esoterico e misterioso, quindi è più facile trovare un qualche espediente narrativo per far apparire un antico tomo demoniaco, qualche setta ambigua o perché no, un serial killer che ama lasciare indizi particolari per farsi catturare, sfidando la polizia.
Altre cose che potrebbero tornarmi utili, e che ho già usato, sono la varietà di locali, bar e vie intere di luoghi dove i nostri personaggi possono incontrarsi per scambiare due chiacchiere o  per prendersi a pugni.
Queste sono le prime cose che mi saltano in mente pensando a storie ambientate in grandi città, e che aiutano il narratore nel tessere le trame.

Uno scorcio della stessa città grazie a... beh, lo sapete!

Cosa non mi piace

A differenza della provincia, non possiamo inventarci il nome della città come faremmo con un paesino. Se decidiamo che la storia si svolge a Milano, Milano deve essere quanto meno fedele alla realtà. Quindi trovo che ci sia meno spazio di manovra nel potersi inventare un locale e il suo gestore. In più la storia potrebbe risentire dell’aria soffocante dei palazzi, che circondano i personaggi, questo sempre se il narratore sarà in grado di descriverlo come si deve. Per non parlare del fatto che potrebbe risultare poco credibile che due tizi si incontrino casualmente per più di una volta, tenendo conto delle probabilità.
C’è sicuramente da fare più ricerche per una storia cittadina, anche se la parte topografica è diventata più snella grazie a GMaps, per evitare di commettere inesattezze ma anche per aiutarsi nel far coincidere le vicende dei protagonisti. Credo che per ora, una storia tutta cittadina non faccia per me. Un giorno, chissà.

E voi, ambientate le vostre storie in città?

6 comments

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  1. teo

    Manca il collegamento nel “QUI” 🙂
    hai ragione, ambientare una storia nelle grandi città non si è liberi di spaziare con la fantasia, se una città è quella non si può inventare una strada o un vicolo.
    invece ambientare una storia in provincia, magari a ridosso della campagna, chissà chi o cosa uscirà dai campi di grano? 😉

    1. Marco Siena

      Dal campo di grano escono di solito ragazzini invasati con le roncole in mano, o spaventapasseri strambi con ali di pipistrello. Però potrebbe uscire anche altro al giorno d’oggi, tipo agenti esattoriali 😀

  2. Kate

    Certe atmosfere dei piccoli paesini della provincia americana… sono insuperabili…

    1. Marco Siena

      Come dicevo nel post precedente, anche la provincia italiana non è da meno. Mai letto Dellamore Dellamorte?

  3. claudio

    Concordo. E’ sempre una questione di pro e contro. Un’altra possibilità è quella – non troppo utilizzata ma secondo me efficace – di lasciar capire che la storia è ambientata in una certa città (o anche paese) ma senza mai nominarlo esplicitamente. Questo consente di rifarsi sia a elementi reli che ad altri inventati. Esempio fra tutti, Cortesie per gli ospiti, ambientato a Venezia ma dove il nome Venezia non viene mai fatto.

    1. Marco Siena

      Infatti è una buona tecnica lasciare intuire ai lettori il nome della città. L’ho sperimentato con il mio libro. C’è chi lo ha indovinato, ma anche chi lo ha trasposto in posto che conosceva. Un esperimento riuscito direi.

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