Apr 30

Giù le mani da Carver

Mi ero ripromesso di non parlare di politica nel mio blog, e così non farò. Mi ero anche ripromesso di non aprire dibattiti né polemiche sui miei gusti personali, soprattutto musicali. Per questo non ho mai aperto parentesi sul triste scenario italiano, dove la musica ci viene imposta, e difficilmente essendo un popolo attivo, ci sforziamo di crearci un gusto nostro. Molto più comodo prendere quello che ci passa il convento, riciclando i miti che ci suggeriscono gli altri. Abbiamo chiari esempi di chi governa la scena musicale, di chi si professa rocker per quegli ascoltatori che si sentono ribelli. Non faccio nomi, tanto è chiaro e lampante.
Eppure non era così, avevamo veri talenti da far invidia all’estero, gente che sapeva davvero suonare, tipo la PFM, i Nomadi o i semi sconosciuti Modena City Ramblers. Niente testi con riempitivi fatti di nulla, rime baciate che di solito finiscono in “qua” o “là”, degni delle peggiori sigle dei cartoni animati.
A questo punto dovrebbe intervenire il solito parolaio che cita il vecchio detto “i gusti son gusti” o frasi fatte dello stesso stampo. I gusti mi stanno bene, ma che a ogni angolo mi debba sorbire questi gusti, sta un po’ sui coglioni. Perché poi si parla tanto per dar aria ai denti, senza sapere che la maggior parte delle band che provano a suonare in qualche locale, non hanno la vita facile se non sono cover band dei soliti ignoti. Questa non è democrazia, non è meritocrazia, bensì una dittatura tenuta su dai soliti sospetti. Perché così le strade vengono precluse agli altri che vogliono provare un carriera musicale. Vien quasi da dare due consigli agli aspiranti musicisti nostrani: provate all’estero o tramite la rete, oppure evitate di studiare musica, tanto non conta nulla. Se bastano 3 accordi, una voce pessima e ritornelli orecchiabili per aver successo, magari con la spinta dei soldini di papà, beh, cercate il massimo risultato con il minimo sforzo.
Saranno per questo un branco di scemi nei paesi nordici, a dare sovvenzioni per lo studio della musica, tant’è che là ci sono musicisti con i controfiocchi per ogni genere, molti dei quali ottengono successi a livello mondiale, non solo locale. Invece i nostri? Rimangono tristemente nel nostro paese, sconfinando al massimo per un paio di date in qualche nazione limitrofa, augurandosi che ci siano abbastanza italiani per coprire le spese. Non possiamo nemmeno dire che il limite sta nella lingua, cosa che gli scandinavi paiono superare brillantemente. Noi no, noi sappiamo a malapena l’italiano e guai a chi parla di cantare in inglese. Grazie al Cielo, abbiamo band come i Lacuna Coil, poco conosciuti in Italia, ma apprezzati alla grande nel resto del mondo. La solita fuga di talenti.

Carver è unico

Ora, dove volevo arrivare con questo lungo discorso? Ieri mattina leggo una notizia che ti fa venire veramente voglia di abbandonare questo triste paese, fatto di gossip su Belen, programmi con carrambate e musichette facili facili. Senza fare nomi, un giornalista ha paragonato Raymond Carver a uno dei soliti ignoti. Queste sono cose che fanno male alla cultura, all’editoria italiana e al lettore del nostro paese. Partendo dal presupposto che i fan di questo strimpellatore musicista non sappiano nemmeno chi sia Carver, suggerir loro che il beniamino di cui hanno il poster in camera ereditato dalla nonna sia pure un grande scrittore, mi fa accapponare la pelle.

Carver era lo Scrittore

Io non riesco a immaginare qualcuno che possa essere messo accanto a Carver, nessuno. Una mano unica come la sua sensibilità. Una caso raro di originale scrittura, che ti prende allo stomaco nonostante i tagli di Gordon Lish. E invece abbiamo uno in Italia che scrive testi elementari, ma può ambire a diventare il Carver italiano. Nemmeno i pareri su Volo mi fanno incazzare così tanto, perché Volo e il suo staff sono abili nel aver creato il fenomeno, e perlomeno quella roba è scritta da lui.
Facendo un discorso più ampio, togliendomi dal coro degli aspiranti autori, penso a quei ragazzi di cui ho letto gli ottimi lavori, che arrancano per ritagliarsi lo spazio per essere letti, che cercano di pubblicare anche con una casa piccola, o quelli disillusi dai troppo rifiuti. Penso a loro, come penso a quelli che fanno le prove nel garage, passano le ore a studiare scale pentatoniche, sperando di riuscire a fare un concerto davanti ad almeno 50 persone. A questi viene negata ogni possibilità, grazie anche alla massa che continua a prendere la pappa cotta che gli propinano da anni. Siamo un piccolo paese in un paese piccolo.

8 comments

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    • claudio on aprile 30, 2012 at 9:32 am
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    Guarda Marco, tu fai bene a tenere la politica lontana da questo blog, ma gira e rigira siamo sempre lì: questa e’ l’Italia attuale, il paese del luogo comune, del clientelismo, del nepotismo e della barbarie di ritorno. Poco da farsi illusioni. L’altro giorno parlavodi Jeremy Renner che a mio parere è un buon attore e che dopo The hurt locker con The Avengers rischia (a fronte ovviamente di un ottimo cachet) di fare un passo indietro dal punto di vista artistico. Mi hanno detto che sbagliavo perchè The Avenges è un film di grande spessore. Ed erano in buona fede. Ora, io dico, Avengers sarà anche un film molto spettacolare, divertente e onesto nel raggiungere gli obiettivi prefissi, ma qui c’è un equivoco linguistico. Dal punto di vista artistico, dire “di spessore” significa un’altra cosa. Tra poco sarà “di spessore” anche il Grande Fratello in Italia. Rassegnamoci. Arriva una nuova cultura.

    1. Per la gente di cui parlavo in un articolo, sicuramente quello di Renner è stato un salto di qualità. Hurt Locker non è stato filato nemmeno al fronte del successo agli Oscar, un film praticamente inosservato. La roba deve fare booom ed essere poco impegnativa. Ahinoi…

  1. L’ultima frase riassume tutto quello che avrei voluto dire io.
    Questa è l’Italia, che ci piaccia o no, e se non vogliamo che finisca come tutti immaginiamo è ora di fare qualcosa per riprendere le redini in mano.
    Altrimenti notizie come queste saranno solo l’ordine del giorno… 🙁

    1. Possiamo provarci Paolo, ma far cambiare idea alla gente è dura. C’è davvero chi crederà che il tizio è il Carver italiano, naturalmente senza sapere chi è Carver.

    • claudio vergnani on aprile 30, 2012 at 7:14 pm
    • Rispondi

    Chiarisco che non ce l’ho affatto Con Avengers che è un film godibilissimo, spettacolare e che mantiene apiamente quello che promette, ma definirlo di spessore mi pare francamente un po’ preoccupante.

    1. Ci mancherebbe. Però ormai i termometri di valutazione film e film sono a livelli spaventosi, così come tutto il resto.

    • claudio vergnani on aprile 30, 2012 at 9:41 pm
    • Rispondi

    è un discorso interessante, ma sarebbe lungo e non sarebbe giusto portarti via spazio qui. Magari, se ti va, la prox volta che ci vediamo ne parliamo a voce.

    1. Molto volentieri Hermano 😉

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