Apr 23

Vecchi Personaggi 2

Nel solito baule, la scorsa settimana, ho rinvenuto bozze e parti di fumetti che disegnai alla tenera età di 13 anni, di una serie che chiamavo The Lion Boys. A quei tempi amavo l’horror made in Usa e credevo che solo lì si potessero ambientare storie interessanti. Era anche il periodo in cui Dylan Dog faceva furore, meritatamente tra l’altro, e il fumetto mi appariva come un veicolo rapido per realizzare le storie che avevo in mente. Iniziai quindi a delineare le avventure di questo personaggio, che nel tempo passò da un nome banale Marck Wolf (sì, con il CK e non chiedetemi il perché) trasformandosi in Ray Konopsky (con la Y e vedete sopra). Tanto cercavo di entrare nella creazione del personaggio, che mi immedesimavo in lui, per buttarne giù le storie. In pratica gli facevo pensare bene o male quello che pensavo io. Quindi, anche se il protagonista aveva 18/19, ragionava come uno di 13. Preoccupante? No, perché in fin dei conti sono così i protagonisti dei teen horror di quegli anni.

La stavo ridefinendo a china

Scherzi a parte, ogni giorno disegnavo bozzetti, creavo personaggi, ideavo storie. La prima volta che buttai giù qualcosa con questo tizio, era un’avventura futuristica in cui il padre della sua ragazza veniva rapito da un cyborg. Bene, visto che non c’era verso di passare una serata tranquilla tra popcorn e film, il buon Wolf usciva, prendeva la sua monoposto,  disegnata sulla linea della mia macchinina radiocomandata, e andava a cercare il padre della sua ragazza. Non so come né perché, lo trovava, faceva a pezzi il cyborg e via con il lieto fine.

La seconda storia invece era già più articolata. Il nostro protagonista, arrivava a New York e veniva ricevuto da un tizio con cui avrebbe dovuto condividere la casa. Il tipo si chiamava Steve Cambell e sembrava un incrocio tra Lionel Ritchie e Theo Robinson. La coppia d’azione mista tipo Arma Letale funzionava in quegli anni, no? Beh, la storia si divideva nella classica narrazione della vita da college, con la testa nelle feste più che sui libri, finché non si scopriva che il vicino era un demoniaco stregone che se la spassava facendo fuori donzelle indifese, o quasi.
Marck e Steve si davano quindi da fare per proteggere le rispettive ragazze, con l’aiuto del terzo arrivato, tal Lucas Firebird (nomi truzzi, nulla da dire), riuscendo infine a fermare il malvagio stregone. Con un viaggio temporale in mezzo, risalendo alle origini del mago, la storia si risolveva, e il padre della ragazza di Marck, capitano della polizia, li invitava a entrare nel corpo speciale che indagava sui casi paranormali.
La terza avventura, chiamata A Man in the Dark, di cui ho ritrovato anche una pseudo copertina, venne solo iniziata sotto forma di fumetto, per poi essere scritta come racconto, in un compito in classe in prima superiore. Mi beccai anche un voto alto con quella storia. La trama era quella di misteriose sparizioni notturne di bambini. Marck (che forse si chiamava già Ray), Steve e Lucas, indagavano, fingendosi addirittura baby sitter. Scoprivano che un misterioso uomo, vestito in stile vittoriano, entrava dalla finestra e si portava via i bambinelli, attraversando le ombre.
Le avventure di Marck Wolf/Ray Konopsky, continuarono per alcuni anni a ronzarmi in testa, e ho cercato vari modi per perfezionarle e trovare la forma adatta. Il fumetto non faceva per me in fin dei conti. Iniziai perfino a scrivere la prima avventura con l’Olivetti, ma non la finii mai. Eppure, il parco dei personaggi era già ben definito, a parte i nomi osceni e forse qualche clichés di troppo.

Magari un giorno deciderò di rimettere in sesto questo materiale, rivedendo e adattandolo al Marco di adesso. Potrebbe saltarne fuori una serie discreta di racconti o romanzi horror, legati a origini che mi stanno a cuore. Perché no?

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