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Mag 16

Amarla o lasciarla

Guardando il documentario Italy: Love it or Leave it, ho ricominciato a riflettere sul paese, su questo periodo, sulle probabilità di sviluppo. Non sono qua a parlare di crisi, perché è inutile starne a discutere, non è questo il problema del paese, o perlomeno non l’unico. Quello che davvero sembra non funzionare, e dico sembra perché non esistono assoluti in questi casi, è proprio lo sviluppo e le opportunità effettive e riconosciute. Quale futuro c’è per un giovane se non aspettare al palo di avere uno sbocco?
Il documentario mette a confronto le opinioni diverse di una coppia che riceve uno sfratto e, giocoforza, deve decidere di trovarsi un’altra casa, sia essa in Italia o all’estero. Ci vengono fatti vedere i punti di forza del passato del paese, diventati obsoleti oggi. Lavori che non danno garanzie ai giovani, ma nemmeno a chi mancava poco ad andare in pensione, causa chiusure per delocalizzazione delle aziende. Ci viene mostrato cosa funziona e al contempo qual è il rovescio della medaglia, perché dietro ogni cosa positiva, ce n’è una negativa.

C'è un futuro?

Credo di avervi già detto che nel 2005, stavo progettando di lasciare l’Italia. L’amarezza nel vedere il grigiore e la superficialità della popolazione, che si stava apprestando in allora a venire di nuovo risucchiata in un vortice di soubrettes, calciatori milionari e bella vita di cartone, era oltre la soglia della tolleranza. Non potevo pensare che si dimenticasse il passato, generalizzando e revisionando la storia, in cui per forza si doveva trovare vincitori e vinti.
Vedevo in allora la Spagna come una meta giusta, o almeno allettante. Avrei sbagliato? Non posso saperlo, anche se le immagini che ci venivano già a quel tempo propinate da una televisione disfattista, che cercava più che altro di puntare il dito altrove per distogliere l’attenzione, direbbero che sarebbe stato un buco nell’acqua. Eppure in rete, si trovavano resoconti di italiani emigrati, con dispiacere se vogliamo, ma entusiasti del ritmo e stile di vita che c’era/c’è in Spagna.
Oggi come oggi, sento che c’è un piccolo ma significativo, fenomeno di migrazione verso Australia e Nuova Zelanda. Ma come reinventarsi? Come posso ora pensare di prendere moglie e figlia e portarle lontane da casa? Perché alla fine si rimane in Italia per le radici, per gli amici, per le piccole cose, stranamente tutte estranee a quello che è il mondo del lavoro. Purtroppo viviamo la maggior parte del giorno sul lavoro, per guadagnarci quei pochi attimi di serenità, con la famiglia e gli amici. Questo è intollerabile, un prezzo troppo alto per pagare. Un clima in cui, e ne stavo parlando giusto ieri sera, manca la serenità totale. Il lavoro non ci appaga. Il lavoro è una catena, a cui rimaniamo legati con la costante minaccia di perdere tutto dall’oggi al domani.

Anche le Faroe Island andrebbero bene

E non è la crisi, mettiamocelo bene in testa, ma qualcos’altro di più infido, la scoria di questo sistema basato sul profitto, che inquina l’economia.

La Nuova Zelanda!

Mi chiedo se sia così anche negli altri paesi. Io penso solo che se un giorno mia figlia se ne vorrà andare, mi dispiacerà, ma non sarò io a trattenerla. Le radici sono importanti, e sono il primo a dirlo, ma non devono essere catene avvinghiate attorno alla gola.
Vi lascio con una frase che prendo in prestito dall’amico Davide Mana di Strategie Evolutive:

È orribile questa idea che il lavoro, il “guadagnarsi da vivere“, debba essere un’ attività così totalizzante da non lasciare spazio a nient’altro

8 comments

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  1. teo

    condivido pienamente il tuo pensiero, ora come ora anche Malta sembra offrire più opportunità della povera italia…
    non ti starò a elencare le solite cose che tutti sanno su quanto siano incompetenti, fancazzisti e ladri i nostri parlamentari, di come si stava meglio quando si stava peggio, che è tutto un magna magna ecc…
    ti faccio l’esempio di mia sorella, sono anni che è uscita o meglio scappata dall’italia e, dopo varie peripezie, si è stabilita ad Amsterdam dove vive, lavora e studia ormai da 4/5 anni.
    i miei la rivorrebbero a casa, li capisco, una figlia lontana che non torna spesso a casa manca e manca anche a me, però se ritorna cosa andrebbe a fare?
    sa l’inglese perfettamente, scritto e parlato, ha un diploma, più tutte le varie esperienze lavorative…io dico, non trova sbocchi un genio laureato che posto ci sarebbe per lei?
    quando mia sorella ha varcato per la prima volta il check-in ed è salita su quell’aereo io le ho detto “tu hai fatto 13” e ora mi rendo conto che non solo ha fatto 13 ma ha vinto al Superenalotto e tutte le altre lotterie e al suo posto non ritornerei nemmeno se la più prestigiosa delle aziende mi offrisse un posto fisso e di rilievo al suo interno.

    1. Marco Siena

      E ci credo, caspita! So anch’io che avere una figlia lontano non è semplice, ma almeno è serena. Non è una cosa da poco.

      1. teo

        fa te se è serena! quando viene a trovarci dopo 2 giorni è già scazzata che vuole ritornare fuori da sto paese…mi sono ripromesso di andare a trovarla, probabilmente per le ferie estive…e non è detto che ritorno! un posto in vetrina si trova sempre 😉

  2. Andrea Rizzi

    Altrove c’è la felicità?
    O perlomeno l’oppurtunità di coglierla?
    E quando le cose andranno male pure lì ci sarà un altro Altrove?

    1. Marco Siena

      C’è sempre un Altrove, che in fin dei conti è il paese in cui vive Leone, il cane fifone. A parte gli scherzi, l’Altrove è il posto in cui ci sono le opportunità o dove le puoi creare. Difficile far crescere qualcosa in mezzo ai sassi.

  3. Mara

    E’ da 10 min che ho letto quello che hai scritto e mi ritrovo qui davanti allo schermo del pc a pensare e a chiedermi quale strada sia veramente la più difficile: rimanere o partire?
    Non penso sia facile nè l’una nè l’altra delle possibilità.
    Rimanere significa soppravvivere (non certo vivere!) un giorno dopo l’altro tra tasse, debiti da pagare, benzina che aumenta, gente sempre più incazzata, paura che senti tra la gente di quello che sarà il domani e dove e come finiremo!
    Partire significa sradicarsi da ciò che siamo e da dove siamo nati e cresciuti e ti garantisco che non é facile! Anche solo 200km a volte mi pesano come macigni!
    Senza la famiglia su cui contare, gli amici e le abitudini di tutti i giorni e far fare un salto nel buio anche a coniuge e figli…mah????
    Ognuno deve valutare secondo me in base alla propria situazione, ma secondo me qualsiasi cosa uno decida ci vuole del coraggio oggi!!!!!!!

    1. Marco Siena

      Sarebbe stata più semplice quando ero da solo. Ora dovrei chiedere sforzi e sacrifici a mia moglie, e forse anche a mia figlia. Però, fra 15 anni, quando non avrà un lavoro, cosa le racconterò?

      1. Mara

        Io sono ottimista, é nel mio carattere ed é un lato di me che mi piace: non durerà 15 anni!!!

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