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Mag 21

Come ieri, forse peggio

Parlavo di paura ieri, e ne ho avuto una riconferma la stessa mattina, quando il post era già scritto e pubblicato in automatico. Nel momenti che il post, grazie alla funzione a orologeria di WordPress, veniva lanciato nella rete, io ero in auto nel cortile, guardando mia figlia che dormiva tranquilla sotto 3 plaid. Mia moglie, era sul sedile posteriore, con una felpa sopra al pigiama. Un altro tipo di paura, quasi terrore, quando nel cuore della notte senti un boato. Il tuo istinto di sopravvivenza, la memoria cellulare e perfino le informazioni registrate dal nostro cervello, ti fanno scattare in piedi. Quel boato potrebbe essere qualsiasi cosa, dal bombardamento al terremoto, per l’appunto. C’è chi si immobilizza, chi urla, chi corre alla rinfusa. Io mi sono alzato in piedi come una molla, ho fatto uscire mia figlia e mia moglie, e dopo essermi vestito, le ho raggiunte. La scossa era già finita in pochi attimi.

Le sirene urlano, la gente si sposta, molti di loro semplici curiosi, un po’ anche stronzi, che corrono a vedere dal vivo le immagini che corrono in tv, dove i servizi dei principali tg, ci fanno vedere monumenti e chiese devastate, case aperte come scatolette. Incoscienti che si mettono in strada per sciacallaggio mediatico, un po’ come i dementi che andavano a vedere casa Scazzi lo scorso anno. In mezzo alla strada, a intralciare con la loro curiosità morbosa le vie di comunicazione che dovrebbero essere sgombre per gli eventuali soccorsi. La tristezza di un genere umano deviato, quanto quegli strambi che devono per forza collegare tutto ai Maya, a Nostradamus e a chissà chi.

E intanto, mentre raggiungevo nel minor tempo possibile la casa di un mio zio, vedevo lungo le strade la gente che guardava sconsolata la propria casa, avvolti in coperte, scappati al volo. La polizia municipale passava con l’altoparlante, avvertendo che era proibito entrare prima delle 17 in casa.

Ma la cosa più triste è stata vedere due genitori in pensione, dover lasciare la loro casa fino a tempo indeterminato, irrecuperabile ormai, andando a vivere dal figlio maggiore. Io da genitore vorrei accogliere i miei figli, non il contrario, perché per tutta la nostra vita vorremmo essere la loro spalla e il loro punto di riferimento. Invece questi eventi, trasfigurano persino questo. È terribile non poter controllare tutto ciò, ci fa sentire infinitamente deboli.

8 comments

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  1. teo

    la natura ci fa capire, ancora una volta, quanto siamo impotenti e indifesi contro la sua forza.
    io non ho dormito in macchina, anche se era consigliato, ma ho dormito sul divano, a mezzo metro dalla porta di uscita, anche perchè nella mia zona non ci sono stati crolli ne danni alle strutture, nemmeno alle case più vecchie…solo qualche soprammobile caduto e tanta paura…
    i due genitori di cui parli, avrebbero fatto la stessa cosa per il figlio, non è triste, è una famiglia è normale che ci si aiuti, sarebbe stato triste se i 2 genitori, pur avendo un figlio, fossero stati costretti a dormire in macchina ugualmente per vecchi screzi tra loro.

    1. Marco Siena

      Su questo ti do ragione, eppure è triste perché ti fa sentire impotente, perché non puoi aiutare tuo figlio, ma è lui a doverlo fare. Comunque è la cosa più terrorizzante che ci sia: non sei sicuro in casa.

  2. ferruccio

    Non contiamo niente. Ci diamo da fare per arraffare tutto e per tutto intendo sia le cose materiali ma anche i sentimenti senza considerare che qualcosa di più grande ci può spazzare in un attimo.

    Ti sono vicino Marco, per quelle che può valere:-)

    1. Marco Siena

      Vale Ferru, fidati. Grazie davvero 🙂

  3. Kate

    Io sono molto impaurita e molto incazzata.
    Oggi non faccio testo.
    Ho visto mio padre con le lacrime agli occhi, ho sentito la sua voce cedere.
    Ha visto il paese nel quale è nato cadere, suoi amici sfollati, case sfondate.
    Ma vi abbraccio di cuore e lo sapete, sono con voi.

    1. Marco Siena

      Speriamo sia finita qui, speriamo… Un abbraccio a voi!

  4. Angelo

    Vedere il giornalista di turno che cerca di intervistare gli “scampati” della tragedia, mi fa venire, tanto per cambiare, voglia di portare i miei figli molto lontano da qui.
    Forza Marco.

    1. Marco Siena

      È un pensiero fisso ormai. Qui non mi sento più tranquillo… Grazie Angelo!

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