Ott 25

Midnight in Paris

Uno dei pochi film che ho visto di Woody Allen, regista che per un motivo o per l’altro, non ho mai avuto il piacere di conoscere a fondo. Sì, ho visto qualcosa, tipo Match Point che mi è discretamente piaciuto, quindi non mi sono precipitato a vedere questo Midnight in Paris. Complice una serata dalla scaletta deprimente e l’aver letto in parte la trama, mi sono deciso a guardarlo. Mi piaceva la tematica ed ero curioso di vedere come si sarebbe sviluppata, se in maniera seria o nonsense.

Locandina

Trama

Un pacifico e sognatore sceneggiatore di Hollywood, Gil (Owen Wilson), sta passando un periodo di vacanza a Parigi, insieme alla fidanzata Inez (Rachel Mc Adams), sperando di riuscire a trovare gli spunti per perfezionare e finire il suo primo romanzo. Gil vorrebbe infatti liberarsi dal lavoro di sceneggiatore, per diventare scrittore, e magari trasferirsi proprio a Parigi, città che ama molto e di cui rimpiange gli anni ’20, epoca in cui vissero molti dei suoi maestri. La dispotica e materialista Inez, che gli fa da contraltare, bocciandogli tutti i progetti e trattandolo come un soprammobile, disapprova l’idea, e durante la vacanza, piano piano si allontana da lui. Rimasto solo una sera, Gil fa una passeggiata per le vie parigine, venendo avvicinato da un’auto d’epoca su cui viaggiano i coniugi Fitzgerald (Francis Scott e Zelda), che lo conducono in un locale in cui sono riuniti buona parte dei suoi idoli, da Hemingway a Cole Porter. Gil si fa trascinare, e le notti seguenti, torna a mezzanotte nello stesso luogo, aspettando l’auto che lo porterà in quel varco temporale con gli anni ’20, finché non incontra Adriana, che sarà il suo punto di svolta verso la risoluzione della sua vita.

i Fitzgerald

Considerazioni

Piacevole film, con una buona dose di ironia e una morale che non tarderemo a comprendere, forse anticipandola già a metà film. L’impegno dello spettatore è notevole e messo alla prova, in quanto per apprezzare al meglio la pellicola, si devono conoscere i personaggi che fanno da sfondo alle vicende di Gil, giusto per non perdersi tutti i riferimenti, i giochi di parole e le situazioni che Allen ci mostra, in un grande omaggio agli artisti di quell’epoca. Molti sono presenti, oltre a quelli già citati. Troviamo per fare un esempio, Dalì, Picasso, Luis Buñuel, Gertrude Steine via dicendo. Nonostante questo aspetto, non proprio alla portata di tutti, la storia è piacevole e Wilson strappa anche più di un sorriso, oltre a qualche riflessione amara. Sicuramente, un film adatto agli scribacchini e ai sognatori.

Hemingway e il torero Belmonte

P.S. Imbarazzante il doppiaggio (auto doppiaggio?) di Carla Bruni, ancora una volta imitando un finto accento francese…

2 comments

    • teo on ottobre 25, 2012 at 8:15 am
    • Rispondi

    ora mi ricordo perchè non l’ho visto, perchè c’è Carla Bruni…ahahah la prossima volta che lo trasmettono su sky lo guardo, solo per Owen Wilson, e magari per farmi 2 risate con l’autodoppiaggio di Carlà.
    P.S. hai mai sentito l’autodoppiaggio di Monica Bellucci? agghiacciante…

    1. La parte di Carlà, come la chiamano in Francia, è marginale ma riesce a scassare lo stesso le balotas 😀
      P.S. La Bellucci ridoppiata, viene superata solo da Asia Argento, “quanda sa radappia da sala” 😀

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