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Ott 02

Sulla vita, sul lavoro e sulla mente aperta

Da una settimana, esco di casa alle ore 7:45/8:00 per portare mia figlia all’asilo. Un orario che non avevo mai fatto, visto che quando lavoravo come capoturno ero per strada alle 4:30 del mattino. Ho visto con orrore quello che prima immaginavo soltanto. File e file di auto che occupano le strade, semafori iperveloci, gente che suona. Le code avanzano a passo d’uomo in certi punti nevralgici, e se per sfortuna troviamo il classico cantiere, non ne usciamo più. Ma a che scopo tutto ciò? Pensavo a questa frase del buon Bukowski:

“Come cazzo è possibile che a un uomo piaccia essere svegliato alle 6.30 da una sveglia, scivolare fuori dal letto, vestirsi, mangiare a forza, cagare, pisciare, lavarsi i denti e pettinarsi, poi combattere contro il traffico per finire in un posto dove essenzialmente fai un sacco di soldi per qualcun altro e ti viene chiesto di essere grato per l’opportunità di farlo?”

Aveva torto? Credo di no.

Ed è tremendamente vero. Ne parlai anche QUI, in un mio precedente post sul mondo futuro, e non ho potuto fare a meno di ripensare alla tematica del telelavoro. In fondo lo sappiamo, buona parte di quelle povere persone tutte in fila, nelle grigie mattine dei giorni feriali (sembrano grigie anche quando c’è il sole…) sono impiegati che vanno in ufficio. Diamine, tutti alla stessa ora, tutti diretti in un luogo dove si siederanno e… lavoreranno al computer. Al computer? Siamo nel 2012 e questa gente è costretta a farsi chilometri, consumando benzina e rodendosi il fegato, per lavorare davanti a un pc?

C’è qualcuno che dirà logicamente che le cose stanno così, che bisogna essere presenze fisiche in ufficio, e magari in alcuni casi gli do pure ragione, ma in alcuni, davvero, non riesco a vederci la logica. Queste logiche sono supportate da due fattori secondo me:

  • Mentalità dei tempi in cui non esistevano i mezzi di comunicazioni e le opportunità di oggi
  • A certe compagnie, non starebbe bene che le auto rimanessero in garage e non consumassero, come non starebbe bene ai proprietari di immobili, che gli uffici non venissero più affittati.

    8 ore retribuite, 10 impegnate.

Inutile che vi stia a spiegare come si potrebbe organizzare uno studio, e nemmeno quali sarebbero i risparmi anche per il titolare, sia in termini di energia, che in quelli contributivi e assicurativi.
Le strade sarebbero meno intasate, le madri e i padri crescerebbero i figli e organizzerebbero meglio la vita famigliare. Il tasso di inquinamento scenderebbe. Ed è lo stesso discorso che andrebbe applicato alle ferie, visto che c’è lo stesso rapporto con l’andare tutti in ufficio alle 8, perché noi andiamo tutti in ferie in Agosto. Anche in quel caso intasiamo le strade, gli alberghi, le spiagge. Ci muoviamo come api intorno all’Ape Regina.
Però di queste cose non si può parlare, e chi lo fa è uno sciocco idealista.

17 comments

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  1. teo

    in mezzo alla fila ci sono anche io, sono quello che bestemmia e inveisce contro l’imbecille che ha fatto la viabilità tra Nonantola e Modena…con tutti gli accidenti che gli ho tirato è un miracolo se è ancora vivo!!!
    lavorare da casa sarebbe un sogno, purtroppo le aziende non si fidano di te, devono vederti presente, e devono vedere se arrivi in ritardo e/o se vai via prima.
    parlando della mia situazione, abbiamo dei server per la raccolta dei dati, abbiamo programmi con licenze pagate fior di euri, abbiamo armadi pieni di cataloghi, manuali e documentazioni varie per ogni cliente…sinceramente dovrei trasformare tutta casa mia nel mio ufficio e questo è un male, ma soprattutto, quando sono a casa, non voglio sentir parlare di lavoro 🙂

    1. Marco Siena

      Vedi, sulla fiducia delle aziende, avrei qualcosa da spiegare a questi matusa. Se affidi a un collaboratore una serie di compiti e gli dai un tempo N per finirli e consegnarli, non ha importanza che sia lì alle 8 davanti al pc, l’importante è che all’ora prestabilita il lavoro sia finito. Non è applicabile in tutti i campi, ma ormai, con le tecnologie, molte realtà potrebbero cambiare. E sul trasformare la casa in ufficio, sapevi che se adibisci una stanza a ufficio, hai degli sgravi fiscali? 😉

      1. teo

        potrei adibire una stanzetta a ufficio ma, lavorando col commerciale e seguendo anche la manualistica per i clienti, non sarei l’unico ad aver bisogno di certe documentazioni, che, purtroppo, devono essere tutte cartacee.
        magari, un domani, troverò un lavoro da fare da casa ma per ora rimane solo un sogno 🙂

      2. Marco Siena

        E devi farlo ogni minuto della tua giornata? Calcola quanto tempo ti serve veramente per consultare queste documentazioni, e dimmi se tu potessi usare altre tecnologie sarebbe così indispensabile. Tu lavori 8 ore ma te ne impegni 10/11. Ha senso?

      3. teo

        non ha senso, anche perchè tutte le documentazioni possono venire scansionate e diventare “magicamente” in formato pdf, purtroppo abbiamo ancora clienti rimasti al paleolitico…fanno, addirittura, ancora disegni con la china sul tecnigrafo.
        i documenti devono essere consultabili da tutti quindi dovrebbero venire a casa mia 🙂
        sinceramente mi sono rotto le palle di fare 1 ora di fila per fare 11 km…inizierò a cercare un lavoro da fare da casa 😉

  2. ferruccio

    Ho scelto di uscire da tutto questo e poco alla volta tutto mi sta ripagando

    1. Marco Siena

      Io cerco di non entrarci. Per mia fortuna, non ho orari, però il vincolo di stare in auto ce l’ho. Questo mi sta iniziando un po’ a pesare.

  3. Cristiana

    Ho pensato anche io, in questi giorni “deliranti”, ogni volta che alle 6 e 30 suonava la sveglia….TUTTO CIO’ NON E’ A MISURA D’UOMO. 🙂 Eppure è frutto dell’uomo.

    1. Marco Siena

      Abbiamo i mezzi per cambiare tutto questo, eppure per far piacere ad alcune lobby monopoliste, dobbiamo per forza rimanere in questo meccanismo. Sai le compagnie petrolifere in primis, come si offenderebbero?

  4. Andrea

    Guarda, io ci ho provato.
    Mi sono messo in proprio e lavoravo, in settimana da casa, e nei week in fiera.
    Producevo gadget e cartellonistica, in sostanza eravamo all’incirca uno studio grafico.
    Bellisssimo!
    E’andata bene per quasi tre anni e sostenevo il carico di lavoro con mio cognato.
    Poi c’è stata una diminuzione degli introiti, dovuta alla relegazione dei gadget al posto che gli spetta: dietro il pane, l’affitto e la benzina.
    Quindi le entrate sono colassate e bastavano per una famiglia sola.
    Mi sono trovato nella merda tra crisi economica, tradimenti e la perdita di una persona che considero tuttora un fratello.
    E ho mollato, sono stato 6 mesi senza un soldo e per via dell’età, senza un opportunità.
    Ora, io e la mia pelle che ha subito il tutto, crediamo ci vogliano più delle palle per stare in piedi in questo periodo storico.
    Sono un vinto, per molti versi, e non nascondo di provare paura spesso per il futuro mio e della mia famiglia.
    Questo è quanto… e forse sarà il tutto.

    1. Marco Siena

      Il problema lì, non era uno solo purtroppo. Comunque, il fatto non riguarda il lavorare da casa come autonomo, ma soprattutto come dipendente. Io non mi spiego il perché un impiegato qualsiasi nel 2012, debba compilare moduli e fatture a 20 km da casa…

      1. Andrea

        Trovare il lavoro oggi è come andare a funghi.
        Uno va dove lo trova (25 km solo per raggiungerlo- nel mio caso) è c’è una certa prudenza/ignoranza, in Italia, verso nuove frontiere.
        Il mio ex lavoro era costituito da un buon 40% di utili direttamente da utenti in rete.
        Vero è che parte di questi clienti aveva avuto modo di guardarmi “in faccia” nelle fiere.
        Volevo dire, e l’ho detto male di sicuro, che è ancora pioneristico questo modo di lavorare.
        Prevede un bel “cuscino” o un alternativa alle spalle, perchè le porte sembrano tutte chiuse.
        Reiventarsi dopo una caduta non è da tutte le gambe.

  5. Andrea

    Bukowski era un grande, ma una persona difficile
    e sola.

  6. Marco Smò

    Problema non vecchio, ma nemmeno nuovo.
    Il telelavoro esiste e si risolve anche come dici tu e cioè affidando tot compiti in tot tmpo etc.
    Vero è che anche la presenza in ufficio è necessaria per tutta un’altra serie di motivi, non ultimo tra i tanti la necessità di confrontarsi in ufficio.
    POi… poi volevo dire un sacco di cose ma sono un pò stanco.

    1. Marco Siena

      Confrontarsi in ufficio? Su questo ti do ragione, ma ho la mia proposta. Una riunione settimanale, oppure un banale Skype… Per non parlare della stampa in remoto che risolverebbe anche la parte cartacea.

  7. Davide Mana

    In Italia si è deciso che il telelavoro danneggia seriamente la vita sociale, perché se stai chiuso tutto il giorno in casa a telelavorare, non hai interazioni con quei simpaticoni dei tuoi colleghi… perché si suppone che quella sia tutta la tua vita sociale.
    Se poi esci la sera e vedi gente, e non sono i tuoi colleghi, sei uno strambo.
    In altri paesi il telelavoro funziona.
    Non è per tutti, per i problemi che altri hanno rilevato, ma molti, moltissimi lo fanno.
    Alcuni addirittura lasciando la casa e girovagando – in camper, ad esempio, o in barca, o spostandosi di paese in paese.
    Io ogni tanto ne parlo sul mio blog.
    Mi dicono che è improponibile.
    Che sono americanate.
    Che è fantascienza.
    “Qui da noi non funzionerebbe mai.”
    Già.

    1. Marco Siena

      Infatti Davide sollevi una questione molto importante: quasi tutti devono lavorare a contatto con gente di cui non gliene può fregar di meno. Gente con gusti diversi, interessi diversi e mentalità diverse. Tutti pronti a sparlare e farsi le penne. E ciò danneggia l’ambiente di lavoro e di conseguenza la produttività. Sono sicuro che qui da noi, di telelavoro se ne parerà fra 20 anni se va bene. Stiamo ancora con una compagnia telefonica perché crediamo che sia l’unica in Italia… (vaglielo a spiegare che la Sip non c’è più)

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