Nov 11

Ambientazione e nomi italici?

 

Sondaggione, così per avere un consiglio dai lettori, e magari da qualche collega scribacchino. Sto mettendo mano al mio quarto romanzo, per riuscire a finirlo, perché in realtà lo iniziai anni fa e lo interruppi al quinti capitolo. Parlo naturalmente de Il Nodo della Strega. Finora, è totalmente ambientato in Italia, con personaggi italiani, ma mi stanno sorgendo di dubbi. Vorrei, una volta finito, proporlo anche all’estero, per avere una chance nei mercati anglofoni. Insomma, diciamocela tutta, fuori dall’Italia leggono di più ed è inutile che ve lo stia a raccontare io. Ci sarebbero più opportunità di essere letti, e altre che non sto a elencarvi. Quindi mi chiedo, come potrebbe essere la reazione dei lettori di quei paesi nel vedere il libro ambientato in Italia?

Penso quindi che le scelte possano essere queste che vi elencherò nel sondaggio qui sotto. Dite la vostra, forza!

Nomi italiani e ambiente italiano. Oppure?

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25 comments

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    • claudio on novembre 11, 2012 at 10:20 am
    • Rispondi

    mah … In teoria il problema può essere Nemo propheta in patria, na non è nemmeno così. Forse in questo caso ha più senso dire Nemo propheta in Italia.

    1. Quello che inizio a pensare anch’io, ormai. Siamo retrogradi e primitivi, gran lettori a parole. Si acquista solo quello che si vede davanti al bancone, esposto per l’estate.

    • Cristina on novembre 11, 2012 at 10:50 am
    • Rispondi

    Ho votato e scelto per una versione adatta per l’estero direttamente. Come dici bene tu nel post, inutile raccontarsela… In Italia si legge troppo poco e proporrei un sondaggio sul tipo di lettura!!! Per esperienza personale, non ho pregiudizi sui libri, se la trama mi piace, non ci faccio nemmeno caso,talmente son assorbita dagli eventi. Chiaramente però se da scrittore è fondamentale un tipo di ambientazione piuttosto che un’altra, o perchè si conosce meglio o perchè ha il suo buon motivo di esser lì, un VERO lettore non avrà pregiudizi!

    1. Alla fine, che sia ambientato all’estero o in Italia, non è importante per la trama, quindi inutile farlo italiano, che poi magari non viene apprezzato all’estero. Se l’ambientazione avesse avuto peso, sarebbe stato diverso, no?

  1. metodo Nove stelle u.u
    Se l’ambientazione non è un fulcro della storia, penso sia relativamente rilevante. u.u

    1. All’inizio pensavo che sarebbe stato apprezzato ambientarlo in Italia, e quando uscì le Nove Stelle e ricevetti qualche critica per non aver dato nomi italici al 100% ai personaggi, me ne convinsi quasi. Come sai anche tu, gli sviluppi sono altri, e fare un tutto italiano, è come chiedere di vedere il proprio romanzo morire qui, in questo piccolo paesello.

    • agiantis on novembre 11, 2012 at 12:02 pm
    • Rispondi

    per me la prima idea che hai avuto è quella che vince.
    anche se come hai detto al fine della trama l’ambientazione non cambia, se avevi deciso di ambientarlo in italia un motivo ci sarà stato.

    1. Perché credevo che gli italiani avrebbero apprezzato e letto, ma questo è un mercato che inizia a interessarmi davvero poco.

    • Simone on novembre 11, 2012 at 12:55 pm
    • Rispondi

    I nomi di luogo sono irrilevanti ai fini della storia, se anche sono italiani, non penso proprio che faccia differenza nel lettore anglofono. In alternativa, c’è sempre il metodo aperto, ne Le Nove Stelle secondo me davvero ben riuscito.

    1. Sembra proprio che il metodi 9 Stelle, sia il più indicato. Un po’ mi dispiace per questa Italia, ma essere letti è importante.

        • Simone on novembre 11, 2012 at 1:38 pm

        Anche su un omaggio alle atmosfere nebbiose della bassa prima o poi ci starà… 😉

      1. Il mio intento iniziale era quello, ma davvero, alla fine andrebbe tutto sprecato per mancanza di interesse e pubblico. 😉

    • Hell on novembre 11, 2012 at 1:36 pm
    • Rispondi

    Io non voto, perché la mia soluzione è: purché abbiano nomi accattivanti.
    Il che vuol dire che devono essere credibili nel contesto della narrazione. Particolari, ma non da sembrare assurdi, e se sono assurdi devono essere giustificati. E orecchiabili, e l’armonia e la musicalità di un nome non dipende dalla tradizione linguistica cui appartiente. ^^

    1. Su quello sono d’accordo. Infatti cerco sempre nomi che mi vengano in mente per caso, brevi e magari comuni.

  2. Per quanto mi riguarda ti dico di lasciare tutto italiano, ma non per conservatorismo o nazionalismo. Il fatto è che l’hai già iniziato in questa maniera, quindi cambiare setting e nomi non implica cambiare solo setting e nomi. Se si cambia nazione di ambientazione, è probabile che anche certi comportamenti dei personaggi possano risultare meno credibili in altre nazioni rispetto all’Italia (e ovviamente capita anche il viceversa).
    Nel senso, se i tuoi personaggi non hanno già di per loro dei comportamenti “tipici” del luogo che risulterebbero forzati se trasposti in altra nazione, allora puoi tranquillamente cambiare setting e nomi senza problemi. Viceversa ci sarebbe qualcosa da modificare.

    O forse sono solo io che mi metto troppi problemi… 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Ci sarebbero poche cose da cambiare, a dire il vero. Forse il sistema che mi risulterebbe più congeniale, è quello de Le Nove Stelle, perché si adatterebbe anche in parte a un pubblico non italiano.

      1. E allora per quanto mi riguarda vai senza problemi! 😀

  3. Ho votato “non lo so” e non perché non possa dirti cosa penso ma perché considero che ogni storia si collochi nel suo giusto contesto.
    A volte viene naturale, altre bisogna cercarlo, ma sono dell’idea che, per esempio, un libro come IT, ambientato in Italia, avrebbe fatto ridere.
    Non so se mi sono spiegato bene, cmq ti consiglio di vedere la storia e cercare di capire dove è più naturale che si svolga.
    Il resto verrà da se… 🙂

    1. Riprendendola in mano in questi giorni, ho notato che avrebbe buoni spunti se fosse più aperta, senza magari un luogo definito. All’inizio, 4 anni fa, pensavo che sarebbe stato interessante scegliere e creare una città e usarla per tutti i lavori che volevo scrivere, un po’ come fanno molti autori. Credevo anche che farla italiana sarebbe stata una buona scelta. Ora inizio a nutrire dei dubbi però…

    • alessio on novembre 11, 2012 at 3:42 pm
    • Rispondi

    Ho risposto: misto.
    Mi spiego.
    Per l’Italia, ambientazioni italiane, per l’estero, ambientazioni estere o aperte. Ma in questo caso lo dovrai tradurre in inglese (immagino).
    Oppure il contrario. Estero in Italia e Italia all’estero.
    Avrei potuto rispondere “non lo so”, forse era meglio.
    Hai mai pensato di usare uno pseudonimo?

    1. La mia idea è proporlo direttamente all’estero e tradotto, ma senza usare pseudonimi. Ormai noi italiani siamo ovunque, e anche negli Usa, per dire, ci sono autori che hanno nome e cognome italiano. Ho anche la fortuna di avere entrambi corti, no? 😉

    • Alice on novembre 11, 2012 at 3:48 pm
    • Rispondi

    La cosa essenziale è che tu lo finisca presterrimo 🙂
    Parere mio, un po’ campanilista forse, ma mi piacerebbe che rimanesse ambientato in Italia, non so forse per rimarcare il fatto che l’autore è italiano e poter quidni dimostrare che nonostante le apparenze, in Italia c’è anche del buono 🙂

    1. O forse mi eviterebbero a priori proprio perché sono italiano 😀
      A parte gli scherzi, di’ a quel tizio con il joypad in mano, che quando vi mando aggiornamenti sul procedere dei lavori, un cenno non mi offenderebbe 😛

  4. tutto italiano

    1. Cosa dici, apprezzerebbero all’estero?

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