«

»

Nov 07

Casa editrice grande, grande qualità?

Da tempo, i detrattori dell’autopubblicazione e del futuro digitale usano come arma la solita frase che chi fa da sé, non può offrire un prodotto professionale e di qualità, in quanto all’autore mancherebbero le competenze che una casa editrice può offrire. E come se non bastasse, questi paladini dell’editoria tradizionale non si riferiscono agli editori piccoli e medi, gente molto spesso entusiasta, bensì solo alle case editrici grandi. Certo, un piccolo editore non può essere competente e garantire qualità come uno grande. Uhm, io su questo inizio da tempo ad avere seri dubbi.

Editore grande ed editore piccolo…

Partiamo da quello che ci dovrebbe offrire una grande casa editrice:

  • Prezzi imbattibili
  • Nessun refuso
  • Qualità dei contenuti eccezionale
  • Traduzioni precise

Leggendo questi punti, invece, mi rendo conto che non è sempre così, anzi, al contrario nei libri delle grandi case ci sono un sacco di refusi, i prezzi sono fuori dalla norma, le traduzioni sono pessime e i contenuti… beh, cosa ci propongono in questi tempi?

  • Misteri di templari e sette massoniche (stile Dan Brown)
  • Baggianate erotiche che fanno arrossire casalinghe annoiate (50 sfumini)
  • Libri di cucina scritti da persone che non sono cuochi o cuoche (Parodi/Clerici)
  • Fantasy e Urban/Paranormal/Che diamineneso da due soldi (Non fatemi dire i soliti nomi…)
  • I soliti 4/5 autori blasonati (sapete chi sono, basta guardare la vetrina, e zac!)

    Blablablabla

Tanto per parlare del punto 2, sappiate che stanno arrivando orde di cloni di sfumature varie, con copertine simili e contenuti identici. Non sto scherzando, cercate tanto per dire Maya Banks, poi fatemi sapere.
Quello che davvero però mi fa girare gli ingranaggi in questi giorni, però, è l’essere incappato nell’ennesimo esempio di traduzione fatta così per fare. Non capisco come si possa stampare su un libro una frase del genere:

“Essendo nero, Randy si sentiva un tantino nervosetto ad aggirarsi in una sala biliardo frequentata da gente col collo rosso.”

Gente col collo rosso? Ma che traduzione è? Il brano si riferisce al termine slang rednecks, cioè i bifolchi del sud degli Stati Uniti, stereotipati come razzisti, incivili, violenti, rozzi e soprattutto con il collo rosso perché sono agricoltori. Cioè, redneck è un termine che indica una categoria di persone, un appellativo che esiste come parola a sé.
Sempre in tema traduzioni, ripropongo un brano di cui parlai QUI e QUI tempo fa, in cui erroneamente accusavo Martin di essere logorroico. Per essere corretti, ho letto lo stesso brano in originale, e diavolo, tutto ciò che mi faceva ribrezzo era nella traduzione, ma non presente nell’originale. E questo per cosa se non allungare il brodo e giustificare la suddivisione di un unico libro in più volumi?

Ecco il brano in italiano:
Renly Baratheon era di bell’aspetto quanto lo era stato suo fratello maggiore Robert Baratheon, il defunto re. Slanciato, spalle larghe, stessi capelli neri come il carbone, stessi magici occhi azzurri, stesso sorriso accattivante. Il sottile cerchio metallico che portava in capo gli donava alquanto. La corona era d’oro bianco, squisitamente lavorato a forma di anello di rose. Sulla parte frontale, s’innalzava una testa di cervo di giada verde, occhi e corna dorate.
Il medesimo emblema, il cervo incoronato ricamato in oro, adornava la sopravveste verde del re: l’emblema dei Baratheon nei colori di verde giardino.

Ed eccolo in originale:
Renly was handsome as Robert had been handsome; long of limb and broad of shoulder, with the same coalblack hair, fine and straight, the same deep blue eyes, the same easy smile. The slender circlet around his brows seemed to suit him well. It was soft gold, a ring of roses exquisitely wrought; at the front lifted a stag’s head of dark green jade, adorned with golden eyes and golden antlers.

Uno strumento d’oro per i traduttori. Come no…

Già guardando la qualità e l’impegno messo per le traduzioni, dov’è tutta questa garanzia che una grande casa editrice è meglio di una piccola? Di fronte a questi esempi, sono molto scettico ormai riguardo al nostro mercato editoriale.

6 comments

Vai al modulo dei commenti

  1. Claudio vergnani

    Come la penso lo sai, perchè ne abbiamo parlato diverse volte.
    Questo passa il convento italiano. Storie banali, ripetitive, stereotipate con argomenti precotti. Spesso – quando tradotte – tradotte discutibilmente.
    Alcuni fantasy sembrano temini di terza elementare. Ma la loro forza è quella: rassicurano anche il lettore meno avveduto.

    1. Marco Siena

      Il brutto, per dirti, è che il brano che ho indicato io per primo, non è fantasy, ma di uno dei migliori scrittori americani che ci sono in giro adesso. Un prodotto di classe A, tanto per intenderci.

      1. Claudio vergnani

        sì, sì, io parlavo in senso lato, come al solito mi faccio trasportare …

      2. Marco Siena

        Ed è grave infatti che non sia un problema che riguarda i generi “minori”, ma anche autori di best seller.

  2. Domenico "Helldoom" Attianese

    I famosi collo rosso si x’D

    Eh, dei colino ne ho adocchiati, alla mondadori di salerno, già 5-6.
    Alcuni dalla copertina li ho notati, una cosa veramente oscena a dire la verità.

    1. Marco Siena

      A volte vorrei piangere, ma so che sarebbe inutile 😀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: