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Nov 29

Epico finale!

C’è qualcosa di strano nel modo di leggere di molte persone. Attenzione, dico strano non per voler muovere una critica, ma indicare qualcosa che mi obbliga a chiedermi cosa voglia davvero il pubblico. Leggendo recensioni in giro di libri, tanto per orientarmi negli acquisti, vedo delle caratteristiche sempre più frequenti e del tutto simili nelle critiche verso un prodotto.
Una di quelle che non riesco a comprendere riguarda il finale del romanzo/racconto/novella. Spesso, leggo di gente che si lamenta per il finale, come se tutto lo scritto fosse in funzione di quello. Se il finale non piace, il resto del lavoro è da buttare. Ancora peggio se si tratta di un thriller o giallo, e si intuisce  la benedetta conclusione prima, come se l’autore dovesse fare sempre il figlio di puttana, e nascondere tutto, per far fare la “ooooh”di meraviglia a questi golosi lettori.

Il Sesto Senso per certa gente è bello solo perché alla fine hanno fatto “Ooooh”

Ed è davvero strano che non abbiano peso dialoghi, scene, momenti e azioni, se non per condurci nel finale, dove deve esserci il confronto tra il buono e il cattivo, a suon di spiegoni e frasi taglienti, di quelle dove ti immagini i due personaggi messi di 3/4, tutti impettiti e pronti per una foto da locandina. Guardando alcuni romanzi che ho letto, in effetti, funziona sempre più o meno così. Si inizia dal punto A, si arriva al B e si conclude con un C, seguito sempre da un breve capitolo in cui ci viene raccontato cosa accade dopo il mega boss di fine livello. Se controllo le costole delle copertine però, vedo che è narrativa da tavolone centrale in libreria, quella con l’altisonante cartello “novità”. E si passa perfino sopra al fatto che i personaggi siano di cartone, sempre agenti FBI alcolizzati, pronti alla pensione, affiancati dal partner novellino. Per contorno, ex moglie e figlia adolescente ribelle. Questo non conta, questo li rassicura.

Eccolo qua, che spiega il suo perché!

Oddio, nulla di sbagliato nello schema, che tra l’altro è quello anche del cinema più classico. Anche lì se ci pensate, scontento del finale, significa scontento del film. Eppure, la cosa mi suona strana, molto strana. Ho letto racconti senza finale, anzi, senza un vero inizio, e sono dei capolavori. La bravura dell’autore mi ha catapultato all’interno della vita dei protagonisti, mi ha fatto assistere alla scena, e in poche pagine ha chiuso, senza dover dare ulteriori spiegazioni. Ciò mi è piaciuto, molto di più di qualsiasi boss di fine livello che spiega il perché il suo diabolico piano è stato messo all’opera. Sinceramente, se io fossi in un mega criminale, non spiegherei nulla a nessuno, attuerei il piano e stop. Nel caso un coglioncello si immischiasse, lo farei fuori e stop. Stessa cosa per il buono. Che diamine sta lì ad ascoltare lo spiegone? Un colpo in mezzo alla fronte ed è tutto finito.
Non trovo nemmeno logico spiegare sempre tutto, per filo e per segno, passaggi inutili o chi fosse quel tizio con cui ha parlato il nostro eroe. Era lì, serviva alla scena e fine. Se qualche interrogativo rimane, ben venga, riempiamolo con la nostra fantasia e le nostre supposizioni. Finiamo noi quello che ci sembra mancare.

Sbrigati a risolvere il caso, sennò piega male…

Ho trovato un passo su Wiki alla voce Noir, molto interessante, e che rimarca il fatto che esistano romanzi sospesi, senza un vero e proprio finale:

“Solitamente si considera il noir differente dal poliziesco tradizionale, perché lo scopo del libro non è soltanto di raccontare e risolvere un crimine. Alla fine del romanzo il lettore deve riflettere, rispetto a ciò che ha letto, sulla realtà che gli sta intorno, deve analizzare il mondo che lo circonda in base alle informazioni che riesce a raccogliere dalla storia. La soluzione del crimine passa quasi in secondo piano. […]Il finale del giallo classico è consolatorio, la soluzione del giallo riporta allo status quo, al ristabilimento dell’ordine. Il finale di un noir è poco consolatorio, a volte capita addirittura che non esista un finale o che non ci sia soluzione al romanzo. […]Alla fine sono invece gli sviluppi a rivelare contenuti e qualità di una storia.” da Wikipedia

Io stesso, sto diventando restio a legarmi allo schema classico, assomigliante sempre più a un videogame che a una storia che deve essere in una certa misura realistica. Forzare spiegazioni, finali e risoluzioni di misteri, non ha senso e non dà lo stesso gusto di aver creato una buona storia con un ottimo ritmo.
E voi, siete tipi da schema classico o preferite una buona storia con un buon ritmo, non legata però a questa routine?

16 comments

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  1. temistocle

    Sono d’accordo con te: una buona storia è una buona storia. Diciamo che un finale che sia anche scoppiettante non guasta, ma quello che mi piace è il riuscire a entrare nella narrazione, riuscire a non capire più che la storia che sto leggendo è una cosa “diversa” dalla mia realtà di tutti i giorni. E ci sono libri che mi hanno dato questa sensazione. Il finale (che comunque è sempre, per me, la parte più difficile da scrivere) non può di certo salvare un pessimo libro.

    1. Marco Siena

      Il punto è che la storia non deve vivere solo in funzione del finale. Certi nodi possono essere sciolti anche durante la storia, non solo nell’ultimo capitolo.

  2. Andrea

    Non amo i libri o i film a finale aperto.
    Per di più se sono relizzati bene sino a lì mi fanno storcere il naso, avverto un senso come di menomazione.
    Se voglio metterci del mio in una storia me la scrivo.
    Dalle storie degli altri pretendo una visione completa, almeno sul fil rouge.
    Non credo sia un bene concedere al lettore di interpretare il “non detto” del mondo che si è costruito.
    E’ il mio gusto comunque, di solito evito opere così.
    Di contro, meccanismi triti e ritriti con spiegone finale, possono funzionare davvero se supportati da personaggi credibili e dialoghi efficaci.

    1. Marco Siena

      Per me la scena finale con lo spiegone, sa troppo di Scooby Doo, in cui per tutto il cartone non ti hanno dato elementi, e te li servono alla fine, dicendoti pure “Non ci eri arrivato?”

      1. Andrea

        Un buon libro è pieno di indizi, e lo spiegone ti fa sentire un povero pirla.
        Se questi (gli indizi) non ci sono allora c’è una pessima tecnica narrativa.
        Due opere con spiegone che trovo geniali:
        LIBRO: Watchmen, lo spiegone arriva quando ormai è troppo tardi.
        FILM: Unbreakable, film impossibile da far funzionare senza spiegone finale, che qui ha più il valore di una confessione.

      2. Marco Siena

        Watchmen (fumetto), risente dello spiegone e degli anni in cui è stato scritto. Come ti dissi, un genio di quel livello che sta a spiegare ai due tizi il suo piano, mi sembra riduttivo per il suo personaggio. Ma erano ingenuità di altri tempi.
        Unbreakable: gli indizi c’erano e i conti ti tornano alla fine. Ma non c’è tutto questo spiegone, se non un dialogo alla fine, e la ricostruzione attraverso veloci flashback.
        Comunque, al di là dello spiegone, io mi riferivo ad altro, e ripeto, vi invito a leggervi un’opera a caso di artisti come Carver. Lì c’è davvero una tecnica narrativa eccelsa, che non ti fa sentire il bisogno di alfa e omega per forza.

      3. Andrea

        Secondo me Watchmen non ne risente affatto, anzi è una presa per il culo dei precendenti lavori con il cattivo che spiega.
        Quando Veid finisce lo spiegone dice :”Non sono un cattivo da fumetti. Pensi che vi avrei esposto il piano se ci fosse stata la minima possibilità che voi due avreste potuto pregiudicarne la riuscita?

        L’ho fatto trentacinque minuti fa.”
        E nella gabbia successiva vedi cadere addosso a Night Howl 2 e a Rorscharch tutto il peso della sconfitta.
        E in merito a Umbreakable c’è lo spiegone oltre ai flashback:

      4. Marco Siena

        Infatti David se ne va, perché già non ne poteva più 😉

      5. Andrea

        Ah ah ah!
        Vedi i gusti 😀

      6. Marco Siena

        David: uno come me 😀

    2. Kate

      Azz, nel mio piiiiiiiiiiiccolissimo i miei racconti sono tutti a finale aperto 😀

      Ma devo dire che, se è una cosa che tollero nel racconto breve è invece una cosa che mi fa vedere rosso in un film o un romanzo.

      Ho pagato e voglio un fottuto finale!

      1. Marco Siena

        Fate un esperimento: prendete Cattedrale di Carver. Leggetelo. Poi dite che siete delusi.

  3. Alessandro Girola

    Sono uno di quelli che si lamenta.
    Spesso trovo dei finali incollati con lo sputo su degli ottimi romanzi. Non li rovinano al punto da farli diventare insufficienti, tuttavia senz’altro ne sminuiscono un pochino il valore.
    Sono moooolto più liberal riguardo a un pessimo prologo, visto che lo ritengo assai più difficile da scrivere rispetto al finale.
    Dico anche, per non sembrare proprio del tutto stronzo, che inizio e fine di un racconto/romanzo sono le parti più complicate da scrivere.

    1. Marco Siena

      Appunto preferisco un finale logico e in linea con la storia, piuttosto che uno posticcio, messo lì come jolly per vedere se si riesce a sorprendere l’autore. Non amo il finale fatto per ingannare il lettore.
      E l’incipit è una carogna, che se non si fa valere, può far perdere un lettore.

  4. Il Moro

    Il finale è importante, un finale brutto dopo un libro bello è come mangiare un ottimo piatto e con l’ultima forchettata trovare un pezzo di carne avariata. Guasterà il gusto di tutto l’insieme anche se è solo una piccola parte, perchè è quella che arriva alla fine, quella di commiato.
    Il finale aperto va bene nei racconti, spesso è preferibile al finale chiuso, ma in un romanzo lungo, che magari ci hai messo un mese per leggere, no. Ti sembrerà di aver perso un mucchio di tempo per poi non sapere comeva a finire.

    1. Marco Siena

      Mah, più che finale brutto o finale aperto, intendevo finali senza scoppi di mortaretti o teatrali. Magari il libro finisce che il protagonista non risolve il caso. Questo a volte viene definito “brutto finale” perché non coincide con la risoluzione o il “vissero felici e contenti”. Insomma, mi sembra che il finale sia obbligato a rispettare dei canoni e dei crismi troppo classici. Sbaglio?

  1. L’Inizio e la Fine | Plutonia Experiment

    […] pomeridiano, a mo’ di estemporaneo sondaggio. Mi riallaccio al post pubblicato ieri su Prima di Svanire, in cui si parla del finale di una storia, romanzo, racconto o film che sia. Devo ammettere che, a […]

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