Per Ironia della Morte

Ritorna Claudio Vergnani insieme a uno dei suoi personaggi più amati, che abbiamo conosciuto nella trilogia dei Vampiri, iniziata con Il 18° Vampiro, facendo breccia nel panorama horror a tema vampirico, appestato in questo anni da figure ambigue delle creature della notte. Vergnani, con un talento innato, maturato con anni di letture classiche ma anche sull’hard boiled e l’horror, ha delineato la linea di demarcazione del nuovo horror italiano, ritornando a un vampiro più fedele al folklore e perché no, più realistico.
Ora, ci ripropone Vergy, personaggio che si è posto naturalmente al centro della trilogia, qui in una veste più giovane, ai tempi della sua dipartita dall’esercito, rientrato in patria per mettersi in proprio, facendo quello che gli riesce meglio: dispensare sonore lezioni a chi infrange quello che è un po’ il suo codice etico e morale.

Cover

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Trama

Dieci anni prima de Il 18° Vampiro, Vergy cerca di sbarcare il lunario compiendo piccole missioni per persone facoltose, o perlomeno in grado di pagarlo. In visita a Venezia, dopo una missione finita con una rocambolesca fuga, si ritroverà invischiato in un sottomondo della città che non sospettava esistesse. Braccato e inseguito, deriso e pesto, riesce a scamparla ma… l’onta subita va ripagata.

Foto di Caterina Bovoli

Foto di Caterina Bovoli

Considerazioni

Lo stile di Vergnani è solido, rodato e qui abbiamo una grande riconferma del suo talento nel coinvolgerci nella lettura. Entriamo subito nella storia, sorridendo nel ritrovare questo Vergy, che seppur più giovane non è meno sfrontato, anzi, se è possibile lo è ancora di più. Non aspettatevi horror a questo giro, non nel termine letterale almeno. Vergy si ritrova in un’avventura più hard boiled, ma con nemici decisamente più umani, nell’aspetto perlomeno, perché se vogliamo l’orrore è nella loro natura.
La sfida più grande, a mio parere, era provare se Vergy da solo funzionasse come personaggio, o se necessitasse di una spalla o controparte come nella trilogia. E la conferma c’è, essendo il personaggio caratterizzato in maniera così impeccabile, che basta lui da solo a tenere su tutta la vicenda, vicenda che si dipana per 362 pagine, in cui il rischio di annoiarsi non si corre mai.
Vergy insomma, è sempre lo stesso, irriverente, granitico, dal turpiloquio facile, ma allo stesso tempo, e qui è ancora più evidente essendo lui al centro delle vicende, con le sue debolezze e incertezze.
Ottima riconferma per l’autore e il suo personaggio più amato.

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