Apr 17

Il declino della microeditoria italica

Premetto alcune cose: primo, non dirò il nome della pagina né darò indizi, e se qualcuno lo scriverà nei commenti, eliminerò il commento stesso, per evitare pubblicità gratuita alla pagina. Seconda cosa, sono qui a scrivere non per difendere qualcuno o schierarmi, visto che comunque penso che siamo tutti in grado di dire la nostra e non abbiamo bisogno di sostenitori a spalleggiarci.

Pazzesco. A me viene in mente una scena così.

Pazzesco. A me viene in mente una scena così.

Scrivo questo post per indignazione di fronte all’ennesimo episodio che si sta consumando nelle micro-editoria italiana. Con la scusa di una moda che sta dilagando, e nemmeno ora vi dico quale, è stata aperta una pagina per sparare a zero contro probabili rivali. Ma rivali di cosa, ma rivali di che? Ingiurie, sfottò, critiche pesanti e insulti personali, lanciati a destra e a manca, in ogni direzione. Si spara sul blogger X, con riferimenti chiari per chi vuol capire, si sputa sull’autrice Y anche qui con indizi sempre più chiari, per poi finire in una baraonda totale, fatta di mancanza di buon senso degna degli infanti dell’asilo, in cui si fanno addirittura i nomi.

O una cosa del genere

O una cosa del genere

Gli amministratori della pagina fanno i Ponzio Pilato lavandosene le mani, rimuovendo in un secondo tempo i post incriminati ma lasciandone altri. Ma il brutto non è l’aver fatto nomi o meno, è dare un mezzo a gente di insultare altre persone rimanendo nell’anonimato. Stiamo scherzando?
Anni fa ricordo un sito in cui la gente si confessava, vuotava il sacco, si sfogava, ma era tutta un’altra musica. Qui si spara su un settore morto, con talmente poco sangue in circolo da poterci dare l’estremo saluto già da domani. E la gente cosa fa? Invece di produrre si inventa ‘ste cazzate. E allora salta fuori ancora la storia dell’editoria a pagamento, delle case editrici e della mancanza dell’editing, delle copertine discutibili, dell’autore che si pavoneggia, del blogger che non sa fare il suo mestiere. Le solite banalità, che a forza di sentirle, quasi fan cambiare opinione anche a me, iniziando quasi a giustificare quelli che pagano per essere pubblicati. Scelte loro, non mie, e che alla fine non cambiano il mio percorso.

E questi godono, ridono, scrivono, vendono.

E questi godono, ridono, scrivono, vendono.

Ma come sempre, come accade in tutte le culture/non-culture di questo pianeta, chi sta in fondo alla scala si sbrana per gli ossi, e quelli che stanno al vertice ridono, e si gustano i loro prodotti superficiali, fatti a tavolino, talvolta non editati, con refusi presenti e traduzioni grossolane. Quelli però non vengono attaccati, troppo preoccupato il pubblico a vivisezionare l’esordiente e la casa editrice piccola.
Infine vi dico, questo mercato mi sta sempre più disgustando e inizio a provare disinteresse nel settore, nonché una sfiducia più totale. E vi vorrei indirizzare se possibile su volumi che vengono venduti a prezzi alti, con fascette altisonanti, o ancora su libri che dovrebbero essere pressoché perfetti per aver venduto centinaia di migliaia di copie, e che invece fan venire voglia di essere chiusi dopo poche pagine. Ne ho un esempio tra le mani in questi giorni. Di questi casi non se ne occupano i frequentatori di queste pagine?

14 comments

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  1. concordo su tutto. La piccola editoria è in crisi nera anche e soprattutto grazie a questi cialtroni e ai loro amichetti di cortile. Dubito che alla fine se ne accorgano…

    1. Figurati, credono anzi che sgomitando così emergeranno loro.

  2. Va bene, non facciamo nomi e link. Giusto, non scendiamo su quel terreno e sopratutto non a quel livello. Ma questo continuo astio, questa overdose di supponenza fa davvero pensare a scenari da psicologia più che a delle discussioni. Si deve fare qualcosa di meglio e c’è per fortuna chi lo fa.

    1. Credo però che con questa trovata, siano arrivati molto in basso. Troppo in basso.

  3. la guerra tra “poveri”, in ogni settore è sempre la più squallida e pacchiana.Proprio per la ragione che dici tu.Non va ad intaccare e attaccare la grande industria delle minchiate che invadono librerie e anche la mia edicola,ma portano avanti discorsi personalistici di rivalità piccole e spicciole.
    Pensare che in sostanza con i nuovi mezzi si potrebbe tentare di creare collaborazioni e tante altre cose per “contrastare” i pessimi libri delle grandi casi editrici,forse…

    ciao

    1. Esatto! Se collaborassero, anche gli autori e i lettori ne gioverebbero. Invece qui si sputano in faccia uno con l’altro, e in questo caso, nemmeno in faccia.

    • Vittoria on aprile 17, 2013 at 12:10 pm
    • Rispondi

    “La piccola editoria è in crisi nera anche e soprattutto grazie a questi cialtroni e ai loro amichetti di cortile” non potevi dirla meglio, edozar.

    1. Niente di più vero infatti

  4. Un episodio, quello che citi, che va ad annoverarsi tra i tanti penosi, messi in piedi da gente penosa, che mi hanno fatto disinnamorare di questo settore.
    Secondo me dovrebbero volare più querele, sicché episodi del genere diventerebbero assai più rari!

    1. Se parli di avvocati fanno i galletti lo stesso, adducendo la scusa dello spirito goliardico della cosa. Una retorica che nasconde la falsità.
      Davvero, passa la voglia di pensare di collaborare o appoggiare persone del genere.

  5. Troppo facile sparare a zero, se poi viene fatto in tutto anonimato, be’, credo proprio che la questione sia grave.
    L’editoria è in crisi, soprattutto quella minore, quella fatta di volontà e di persone che vogliono “crederci”. Se si continua a dar spazio a gruppi di questo genere, il futuro è come se potessimo già imbustarlo e ficcarlo in un cassonetto…
    Non cambierebbe nulla. 🙁

    1. Così facendo i libri rimangono in un circoletto, gli autori pure. Chissà se passerà mai questa isteria.

    • claudio on aprile 17, 2013 at 3:59 pm
    • Rispondi

    Posso solo dire cose che ho già detto, fino a diventare – me ne rendo conto – insopportabile:

    A – siamo in Italia (minuscolo), una delle nazioni più meschine, arroganti e nello stesso tempo ignoranti del mondo.
    B – stiamo ulteriormente imbarbarendo.

    E se uno polemicamente mi chiedesse perchè non me ne vado, risponderei serenamente perchè ho 50 anni e non ho soldi nè appoggi per farlo. Se ci fosse un premio per il paese più deludente della storia l’italia se lo aggiudicherebbe senza sforzo. Sarà un dispiacere e un disonore morire in questo paese.

    1. Per me è già un dispiacere crescerci una figlia perché so di tenerla in un luogo senza speranza.

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