Il declino della microeditoria italica

Premetto alcune cose: primo, non dirò il nome della pagina né darò indizi, e se qualcuno lo scriverà nei commenti, eliminerò il commento stesso, per evitare pubblicità gratuita alla pagina. Seconda cosa, sono qui a scrivere non per difendere qualcuno o schierarmi, visto che comunque penso che siamo tutti in grado di dire la nostra e non abbiamo bisogno di sostenitori a spalleggiarci.

Pazzesco. A me viene in mente una scena così.

Pazzesco. A me viene in mente una scena così.

Scrivo questo post per indignazione di fronte all’ennesimo episodio che si sta consumando nelle micro-editoria italiana. Con la scusa di una moda che sta dilagando, e nemmeno ora vi dico quale, è stata aperta una pagina per sparare a zero contro probabili rivali. Ma rivali di cosa, ma rivali di che? Ingiurie, sfottò, critiche pesanti e insulti personali, lanciati a destra e a manca, in ogni direzione. Si spara sul blogger X, con riferimenti chiari per chi vuol capire, si sputa sull’autrice Y anche qui con indizi sempre più chiari, per poi finire in una baraonda totale, fatta di mancanza di buon senso degna degli infanti dell’asilo, in cui si fanno addirittura i nomi.

O una cosa del genere

O una cosa del genere

Gli amministratori della pagina fanno i Ponzio Pilato lavandosene le mani, rimuovendo in un secondo tempo i post incriminati ma lasciandone altri. Ma il brutto non è l’aver fatto nomi o meno, è dare un mezzo a gente di insultare altre persone rimanendo nell’anonimato. Stiamo scherzando?
Anni fa ricordo un sito in cui la gente si confessava, vuotava il sacco, si sfogava, ma era tutta un’altra musica. Qui si spara su un settore morto, con talmente poco sangue in circolo da poterci dare l’estremo saluto già da domani. E la gente cosa fa? Invece di produrre si inventa ‘ste cazzate. E allora salta fuori ancora la storia dell’editoria a pagamento, delle case editrici e della mancanza dell’editing, delle copertine discutibili, dell’autore che si pavoneggia, del blogger che non sa fare il suo mestiere. Le solite banalità, che a forza di sentirle, quasi fan cambiare opinione anche a me, iniziando quasi a giustificare quelli che pagano per essere pubblicati. Scelte loro, non mie, e che alla fine non cambiano il mio percorso.

E questi godono, ridono, scrivono, vendono.

E questi godono, ridono, scrivono, vendono.

Ma come sempre, come accade in tutte le culture/non-culture di questo pianeta, chi sta in fondo alla scala si sbrana per gli ossi, e quelli che stanno al vertice ridono, e si gustano i loro prodotti superficiali, fatti a tavolino, talvolta non editati, con refusi presenti e traduzioni grossolane. Quelli però non vengono attaccati, troppo preoccupato il pubblico a vivisezionare l’esordiente e la casa editrice piccola.
Infine vi dico, questo mercato mi sta sempre più disgustando e inizio a provare disinteresse nel settore, nonché una sfiducia più totale. E vi vorrei indirizzare se possibile su volumi che vengono venduti a prezzi alti, con fascette altisonanti, o ancora su libri che dovrebbero essere pressoché perfetti per aver venduto centinaia di migliaia di copie, e che invece fan venire voglia di essere chiusi dopo poche pagine. Ne ho un esempio tra le mani in questi giorni. Di questi casi non se ne occupano i frequentatori di queste pagine?

Rispondi a davide Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: