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Giu 18

7 Psicopatici (recensione)

Ci sono sempre quei misteri nel cinema, nella musica e perfino nella letteratura, per cui alcuni film non vengono reputati meritevoli per essere proiettati nelle sale. È il caso di questo 7 Psicopatici, film del regista Martin McDonagh, lo stesso di In Bruges, altra pellicola maltratta e recuperata in dvd anni fa. Ma chi decide cosa fare vedere e cosa no? Alcuni giorni fa lessi i pareri di due registi abbastanza autorevoli sul futuro del cinema mondiale, in particolare quello di Hollywood, e oggi, dovendo parlare di questo 7 Psicopatici, non ho potuto fare a meno di ricordare le loro parole.

Notate il cast

Notate il cast

Trama

Marty, sceneggiatore, ha il fiato sul collo dalla casa di produzione, a cui doveva consegnare lo scritto da tempo. Ha in mente solo un titolo: 7 Psicopatici. Inizia quindi a stilare le caratteristiche di questi sette personaggi, insieme all’amico Marty, attore dallo scarso successo, che si riempie le tasche rapendo cani insieme a Billy, uomo dal passato ambiguo. Marty però commette un errore quando rapisce la cagnetta di Charlie, un pericoloso gangster che si mette sulle sue tracce. Nel frattempo, un misterioso killer sta facendo piazza pulita nella malavita della città.

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Considerazioni

Prima cosa: è un grandissimo film. Seconda cosa: il cast è eccezionale. Ottima sceneggiatura, situazioni esilaranti e ben congeniate. Se leggete i nomi degli interpreti capirete da subito di quale peso ha questo film, e vi chiederete, dopo averlo visto, perché diamine non lo hanno distribuito se non in pochissime sale, passando direttamente all’home video. Pazzesco, calcolando che ha vinto nel 2012 il premio Film Preferito dal Pubblico. Ascoltarlo fino in fondo questo pubblico, mai?
Il mio unico consiglio, se amate i gangster movie con sceneggiatura ben fatta, battute taglienti, humor nero e personaggi sopra alle righe, è di guardarlo e riguardarlo.

3 comments

  1. LaRic

    Allora… diciamo che mi aspettavo qualcosa tipo fratelli Cohen, quelle cose talmente surreali da poter essere vere (es. Burn after reading)
    Invece il film e’ un po’ sotto le mie aspettative, ma come dico sono le mie aspettative. Gli attori sono azzeccatissimi, Christopher Walken e’ un mito, e persino Colin Farrel, che non mi fa impazzire, e’ perfettamente nella parte.

    Su In Bruge, visto che lo hai citato, posso dire la stessa cosa. Per essere un film surreale non lo e’ abbastanza e in certi momenti e’ anche un po’ noioso. Sul fatto che non fosse meritevole di andare al cinema sono un altro paio di maniche, visto le schifezze immonde che proiettano.

    1. Marco Siena

      Non so, a me questo tipo di cinema dove è la sceneggiatura e la trama intrecciata a farla da padrone (in primis penso sempre a Ritchie, i Cohen mi piacciono già meno) piace al tal punto, da rivederli anche più di una volta per imparare le battute 😀

  2. laric

    si si, anche a me. Richie mi piace molto, ma Richie e’ incalzante, veloce, inarrestabile. In Bruge e’ lento e la lentezza mal si accorda con il senso surreale del film. Ovviamente poi sono solo gusti personali 🙂

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