Ott 29

Battle Royale (film)

Il film di Battle Royale è tratto direttamente dal romanzo, ed è uscito nel 2000, un anno dopo il libro, due prima del manga. L’attore che interpreta il mastino del governo Kitano, che nel romanzo si chiama Sakamochi e nel manga Kamon, è Takeshi Kitano, di cui adoro un paio di film. Questo mi era bastato per convincermi a guardare il film, facendo così la scoperta del resto.

Una delle locandine

Una delle locandine

Trama

Kitano è un insegnate pieno di rancore, con una storia famigliare problematica. Freddo e duro, decide di aiutare il governo a selezionare la classe per la Battle Royale annuale, prendendo di mira una sua classe.
Ai 40 ragazzi, aggiungerà un paio di volontari dal carattere difficile. Per il resto, la storia è quella del romanzo.

I 40 studenti, i 2 Outsiders e Kitano

I 40 studenti, i 2 Outsiders e Kitano

Considerazioni

Un buon film giapponese, che verrà apprezzato chi ama già il loro cinema ma potrebbe sembrare strano a chi è abituato solo al made in Hollywood. Il cinema giapponese ha altri ritmi e dà importanza ad altre cose, senza ricorrere soprattutto a effetti di scena clamorosi. Ed è il caso di questo Battle Royale, dove vengono messi in campo anche attori molto giovani (anche se sono comunque fuori età per interpretare ragazzi di 14/15 anni, ma fa nulla) al fianco di un veterano come Kitano.

Una scena iniziale

Una scena iniziale

La pellicola è già meno efferata del manga, e credo vada un po’ più leggera anche rispetto al romanzo. La violenza c’è, ma non è spinta come in certe scene che ho potuto vedere su carta. Soprattutto è assente tutta la parte sessuale estrema, che permea un po’ il manga. Seppure giustificata, credo che non l’abbiano voluta inserire per non creare un prodotto a rischio censura o, peggio ancora, a sanzioni da parte del governo nipponico.
Un film da vedere insomma, se non altro per farsi un’idea di cosa sappiano produrre su quell’isola, senza dover ricorrere a chissà quali mezzi, usufruendo in gran parte di una storia buona e di una realizzazione onesta.
Non cercano insomma di stupire né impressionare i ragazzini, ma di dare un buon prodotto al pubblico in generale.

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