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Ott 10

The King of Summer (recensione)

Presentato al Sundance Film Festival, è stato definito un incrocio tra Into The Wild e Stand By Me. Non ho idea se arriverà mai nelle nostre sale, e di sicuro difficilmente potrebbe avere così a colpo d’occhio quell’attrattiva per il nostro pubblico tale, da poter chiamare gente da riempire la sala. Ed è un peccato, mi sa.

Locandina

Locandina

Trama

Joe è un adolescente orfano di madre che vive con il padre Frank, un uomo burbero e forse impreparato a crescere da solo il figlio. Patrick, il suo migliore amico, vive invece con due genitori pedanti, ossessivi e possessivi. Un giorno Joe decide che d’ora in poi si arrangerà da solo, andando a vivere in un capanno nel bosco. Patrick lo seguirà e lo aiuterà a costruire la capanna/baracca, insieme a uno strano ragazzino che spunta tra loro: Biaggio. Dopo qualche tempo verranno raggiunti da Kelly, la ragazza per cui Joe stravede. E lì inizieranno i problemi.

Il trio

Il trio

Considerazioni

Il paragone con le altre due pellicole è forse esagerato. The King of Summer è un buon film, dura un’oretta e mezzo, c’è la giusta ironia e qualche riflessione. Non arriva, come dicevo prima, alle vette dei due film sopracitate, anche se ne condivide alcuni elementi.

La scena iniziale

La scena iniziale

C’è la vita improvvisata nei boschi, il senso di libertà, la fuga dai genitori, qualche spunto per crescere, ma fondamentalmente ha un elemento suo estraneo alle altre due pellicole. Oltre al fatto che i figli adolescenti siano difficili da gestire, mette sul piatto che forse anche i genitori sono inadatti a gestire i figli adolescenti a volte, scaricando su di loro frustrazioni nel momento peggiore della loro crescita. Può essere che il problema dell’adolescenza nasca sia dai genitori che dai figli? Questo film ci fa chiedere questo.
Da vedere comunque, anche se non è un capolavoro alla Stand By Me.

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