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Gen 22

Il Capitale Umano (recensione)

Il cinema italiano arranca. Il cinema italiano è morto. Il cinema italiano non vale nulla. Queste sono considerazioni che valgono per il 90% della nostra produzione attuale, fatta qualche eccezione. Queste eccezioni hanno, almeno per me, pochi nomi. Ne indico due a me molto cari: Virzì e Avati.
Ed è proprio di Virzì questo nuovo film, che spero abbia un po’ di eco nelle valli desolate delle commedie da due soldi e dai filmetti fatti con attori che bisbigliano.

Locandina

Locandina

Trama

Brianza. Un cameriere, finito il turno di lavoro, viene urtato da un Suv mentre torna a casa in bicicletta. La polizia inizia a indagare, arrivando a Massimiliano, figlio di un facoltoso uomo di affari, Giovanni Bernaschi. Chi ha investito realmente il ciclista? Nella risoluzione del caso, si intrecciano le vite delle famiglie Bernaschi e Ossola, quest’ultima rappresentata da Dino, il padre della ragazza di Massimiliano, che ha investito in azioni di Bernaschi.

Dino Ossola e Giovanni Bernaschi

Dino Ossola e Giovanni Bernaschi

Considerazioni

Virzì, che ha riportato dignità nella commedia italiana sfornando capolavori come Ovosodo, ha sempre saputo mescolare dramma a toni più leggeri, mixando ironia a strizzare al cuore. Lo stesso Ovosodo faceva ridere in alcuni punti e commuovere in altri. Se non avete visto pellicole come La Prima Cosa Bella o Tutti i Santi Giorni, recuperatele e riprenderete un po’ di fiducia nelle produzioni nostrane.

Il regista

Il regista

Questa volta, Virzì aggiunge un ingrediente nuovo: il thriller. Da diversi punti di vista, rivediamo la ricostruzione delle ore precedenti all’incidente, fino a ciò che accade dopo. Le stesse scene viste da angolazioni differenti, ci porteranno a fare congetture, a supporre chi fosse alla guida del Suv in realtà, e scopriremo qualcosa di più sui segreti delle due famiglie.
Non posso che consigliarvi questo nuovo, incoraggiante lavoro del regista toscano, e di annotarvi il suo nome se finora lo avevate ignorato.

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