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Feb 18

Come vanificare il lavoro di altri e mancare di rispetto

I blog vivono anche grazie alle condivisioni sui social, e oggi ancora di più, visto la diminuzione dell’interazione sul blog stesso. La gente sembra preferire commentare direttamente sotto alle condivisioni che fare un semplice login sul blog, e intervenire lì, evitando magari di disperdere le conversazioni sui social. Di solito si fanno un paio di passaggi per ogni canale al giorno dello stesso post, e quindi non si ha mai una serie di commenti in fila atti a creare anche discussioni costruttive, bensì semplici interventi che si fermano dopo la replica del blogger.

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E sui social, soprattutto su quelli più usati, sta avvenendo sempre di più questo fenomeno, che in certi casi danneggia il lavoro del blogger volontariamente e non. Vi faccio tre esempi.

Primo Esempio

Arrivo, vedo la foto, leggo due righe dell’anteprima e commento sotto alla condivisione, in base a quello che credo di aver capito.

In questo primo caso, il lavoro che ha fatto il blogger viene disperso nel dover replicare e rispiegare all’utente pigro cosa si intendesse dire. A quel punto, la gente che vedrà la condivisione, si concentrerà su questo aspetto o andrà a leggere un attimo il post per poi tornare lì e intervenire, ma riguardo a quello che ha detto il commentatore pigro di cui sopra.

Dannoso? In parte.

Secondo Esempio

Ehi, questo blogger sta parlando di me! Quelli che sta attaccando sono quelli come me! Quelli che sta criticando sono i miei gusti!
Come intervenire? Invece di farlo in maniera civile e matura andando sul blog e rivolgendosi all’autore, lo si fa su una condivisione. Il più delle volte è una condivisione fatta sulla bacheca di un altro utente del social, e quindi l’autore potrebbe non avere occasione di replicare. Perché dovrebbe replicare? Perché il più delle volte il troll che si sente preso di mira (nella sua testa, eh?) cerca di delegittimare l’articolo cercando il refuso, l’errore grammaticale, qualcosa che non funzioni nella sintassi. Insomma, si arma di penna rossa e cerca di screditare l’autore cercando la minuzia.

Gli screenshot delle revisioni fugano ogni dubbio. Sorry...

Gli screenshot delle revisioni fugano ogni dubbio. Sorry…

A me è capitato con una persona che finse, mentendo, di trovare un errore in un congiuntivo, sperando che io non potessi provare che l’articolo era a posto. Mi rispose che avevo corretto dopo. Peccato che le risposi a mia volta con uno screenshot dell’ultima revisione del post, che risaliva alla mattina, poco prima di pubblicare il post.
Non ho avuto ulteriori repliche.

Dannoso? Sì, e in maniera abbastanza sciocca e puerile.

Terzo Esempio

Molto simile al primo, ma più primitivo. Si vede la condivisione, si cerca di immaginare di cosa parli il post in base alla foto e al titolo e poi… poi un commento alla cazzo che non c’entra nulla, del tipo:

  • Ti consiglio anche l’altro film (il più delle volte un film che non c’entra nulla)
  • A che ora passi stasera?
  • Un termine onomatopeico a caso

Ce ne sono anche altre di tipologie di commento a cazzo, più di quelle che immaginiamo. Ogni volta riescono a stupirci.

Dannoso? Molto più del primo, perché distoglie l’attenzione dal post vero e proprio, facendo concentrare i commentatori successivi sulla stupidità e l’inutilità del commento. Purtroppo tutti andranno a rispondere al disturbatore, invece di ignorarlo come si dovrebbe fare.

In Conclusione

Dietro al lavoro di un blogger, che riguardi una recensione di un film, un articolo di musica, un post libero su un argomento dedicato, ci sono ore di lavoro, al contrario di quello che si possa pensare.
Rispettare il lavoro di questa persona, sarebbe un atto di civiltà.

 

2 comments

  1. Gianluca Santini

    Parole sante.

    1. Marco Siena

      Va bene portar pazienza, però dopo un po’ basta 😉

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