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Mar 05

Una casa editrice è un’azienda

Quello che dico nel titolo non credo sia una rivelazione, almeno credo. Spero che tutti ci rendiamo conto che le case editrici sono aziende, e non lo dico in senso dispregiativo. Una casa editrice ha i suoi dipendenti, i conti da controllare, bilanci da redigere, target e obiettivi da raggiungere e fatturati da mantenere.

azienda

 

Ora, quando si parla invece di case editrici, c’è sempre quella strana idea un po’ romantica e un po’ ideologica per cui se un romanzo vale verrà pubblicato. Ed è qui che c’è qualcosa di perfino ingenuo nella dichiarazione che molti si ostinano a usare come unica arma (ma c’è bisogno davvero di armi e di guerre? Gesù…) per denigrare gli autori indipendenti.
Certo, si usa anche la parola “editing”, ma quando nemmeno questo può essere usato come scusa, trovandosi di fronte indipendenti che si preoccupano anche di questo aspetto, si tende a usare la chiusura del “Sì, ma se il tuo romanzo valeva davvero, un editore lo trovavi.”

bilancio

Facciamo un passo indietro, almeno nel mio caso: io nemmeno l’ho cercato. Detto questo, proseguiamo.
Proseguiamo con un esempio chiaro, o almeno spero che lo sia:

Ipotizziamo che Ennio Trentino (nome creato con un generatore casuale di nomi) ami scrivere romanzi western. Fin da piccolo ha amato il genere, è cresciuto con Wayne, Eastwood, Leone, Tex, Bonanza, tutto ciò che vi pare insomma che abbia a che fare con la frontiera americana e le Colt. Da sempre ha desiderato di scriverne, e ha terminato il suo romanzo n°X.
Pascoli Insanguinati è pronto, scritto molto bene, revisionato da un amico professore e controllato da un cugino che vive negli USA. Ennio si è fatto il cosiddetto mazzo per scrivere questo suo nuovo lavoro. C’è chi dice che il titolo dovrebbe essere cambiato, c’è chi dice che vada bene così. Ma non è quello il problema.

Sapete qual è?

Chi diamine pubblicherebbe un romanzo western nel 2014? Io non ho nulla contro il genere, anzi, non fraintendetemi, ma quanti ne vedete sugli scaffali? A parte qualcosa di McCarthy o di Leonard, ma perché loro sono nomi già conosciuti. Leonard stesso aveva smesso di scrivere western perché commercialmente non tirava più.

Il punto è proprio questo: Pascoli Insanguinati non è commerciale.
È scritto molto bene, coerente, scorrevole, piacevole ma… non è commerciale, non è vendibile. Non farebbe fatturare l’azienda, anzi, sarebbe un flop e farebbe registrare una perdita.

editore

Fin qui ci siamo?

Perché in fondo sappiamo tutti cosa funziona e vende in questo momento, tenendo ben a mente che ciò che viene venduto non è detto che sia letto:

  • Paranormal Romance con ragazzina imbranata che si innamora del bel tenebroso
  • Thriller mistero misterioso alla Dan Brown, con monaci e antichi misteri
  • Libri di cucina del personaggio famoso
  • Biografia del personaggio famoso
  • King
  • Camilleri
  • Erotico per mamme e casalinghe
  • Libro che vedo in classifica/tv quindi deve essere bello (libro di moda, insomma)

Se il vostro/mio romanzo non appartiene a una di queste categorie, perché diamine una casa editrice dovrebbe essere così kamikaze dal pubblicarlo?

12 comments

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  1. Oreste

    Condivido il tuo pensiero, ma aggiungo che il problema secondo me è leggermente più complesso. Come mai nel momento in cui Pascoli insanguinati diventa un e-book e viene messo in vendita da Ennio in modo indipendente su Amazon a 2,99 ottiene buoni riscontri di vendite? Secondo me perché il “buono” di Amazon è insufficiente a tenere in vita un editore che non può permettersi di vendere meno della metà della sua tiratura iniziale. Tanto per fare due conti: supponendo che il romanzo abbia 300 pagine, un editing professionale costa 4-5 euro a cartella (trovi anche per meno, ma è per fare l’esempio), poi c’è tutto il resto. Diciamo per farla facile che tutto il pacchetto finito venga a costare 2.000 euro. Non li rivedi mai più. Il problema alla fine è sempre quello: in Italia non ci sono abbastanza lettori per giustificare l’investimento. In questo senso, il digitale e l’indipendente sono una risposta. Forse.

    1. Marco Siena

      Che è poi quello che intendevo io. Pascoli Insanguinati può raggiungere la nicchia amante del western proprio grazie al self. Al contrario, tramite l’editoria classica non potrebbe. Quindi la qualità non sempre c’entra: l’editore deve pubblicare ciò che vende sufficienti copie per far vivere l’azienda.

  2. Oreste

    Sì, infatti. Sembrava che volessi entrare in contraddizione ma in realtà volevo sottolineare il punto.

    1. Marco Siena

      😉

  3. Domenico "Helldoom" Attianese

    L’editoria self ha dato, o meglio, ridato vita a generi e formati che prima non potevano essere commerciati vuoi per la nicchia troppo ristretta di lettori vuoi per il formato poco conveniente, per l’acquirente, da acquistare.
    Non è questione di qualità è questione di ripartizioni del mercato.

    1. Marco Siena

      Eh, vaglielo a spiegare… C’è sempre quest’aria da guerra fredda, in cui bisogna criticare le scelte di altri e vederle come minacce.
      Che minaccia potrebbe essere Pascoli Insanguinati per un best seller di una casa editrice? Meno di zero, però sarà sicuramente un piacere per i lettori che amano il genere.

  4. claudio

    Credo che in Italia si lotti contro una apertura mentale di base sempre più – scusa il gioco di parole – ristretta, e questo, insieme ai pochi soldi che circolano, equivale a scrivere sapendo che se esci dai temi che hai elencato sopra, il problema non sarà più produrre un’opera valida, ma trovare qualcuno disposto anche solo a prenderla in considerazione.

    1. Marco Siena

      Esatto. Chi rischierebbe di produrre Pascoli Insanguinati oggi? Nessuno. Perché rischiare? Perché spendere soldi per produrre un libro che compreranno in forse 100 persone?

      Da lì la risposta al fatto che non si può dire che “Se il testo è buono un editore lo trovi”. La frase corretta è “Se il testo è buono e commerciale un editore lo trovi”

  5. Stefano

    Ecco. Mi trovi completamente allineato, con la sola differenza che il ‘mio’ Ennio Trentino, quando spiego in giro questo concetto, non pubblica western ma storie che vedono protagonisti dei calamari ninja (storie che, detto tra noi, leggerei volentieri).

    Purtroppo, essendo la nicchia minuscola, il buon Ennio non camperà certo con quello che ha scritto ma dovrà limitarsi alla soddisfazione data ai pochi appassionati del genere. Che comunque non è poco.

    Fosse finita qui, uno dice, all’editore cosa gliene può fregare di poche copie non vendute in un mercato nel quale potrebbe entrare solo andando in perdita ? Niente.

    E infatti rimanendo nel caso di Ennio, l’editore non avrebbe motivi di ‘fare la guerra’ al self publisher di turno.

    Salvo che.

    Salvo che la cosiddetta ‘coda lunga’, l’insieme, la somma di tutte quelle nicchie di mercato microscopiche (western, calamari ninja, ecc ecc) che messe insieme generano un consistente mercato sul quale può fare business un Amazon di turno, rischia di andare a collidere con il mercato dell’editore tradizionale.

    Perché ? L’editore tradizionale, visti i costi di produzione e distribuzione, deve ‘sospingere’ i lettori verso le hit. Pochi titoli che vendono molte copie. Minori sono i titoli, maggiori sono le copie, e maggiore è l’utile per l’editore. L’esatto contrario delle nicchie e della ‘coda lunga’.

    Ma se i lettori scoprono le nicchie ? Se i lettori si accorgono che ancora si pubblicano western ? Allora può essere che un Mario o un Giovanni, invece di acquistare la hit in vetrina, decida di leggersi il romanzo di Ennio. O di Marco.

    E se i lettori che fanno questa scelta diventano molti ? Ahi. Il mercato potrebbe cambiare in maniera tale da non riuscire mai più a ricostruire un modello di business decente.

    Ecco, quindi, la guerra dell’editore a Ennio. Scrive male, non fa l’editing, la copertina è brutta, i refusi, ecc. ecc.

    Salvo che Ennio non è il vero obiettivo dell’editore. Il vero obiettivo è Amazon, e Ennio è solo il campo di battaglia.

    1. Marco Siena

      Hai dato un’ottima immagine alla cosa:

      “Salvo che Ennio non è il vero obiettivo dell’editore. Il vero obiettivo è Amazon, e Ennio è solo il campo di battaglia.”

      A Ennio invece penseranno i cani sciolti che sperano di farsi belli davanti agli editori. Ce ne sono fin troppi…

  6. Oreste

    Concordo con Stefano. Aggiungo che certi titoli sono destinati, secondo me, per la loro natura anticommerciale, a guadagnarsi la nicchia e stare orgogliosamente fuori dall’editoria tradizionale. Non ci sono i presupposti economici per sostenere un lavoro del genere. 100 lettori contenti non giustificano un investimento che porterebbe la casa editrice in perdita, ma possono dare soddisfazione ad un autore in gamba che vedrebbe così apprezzato il proprio lavoro.

    1. Marco Siena

      E per fortuna che esiste questa possibilità!

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