Fino a qui, tutto bene…

Ultimamente ho in testa la scena d’apertura de La Haine, L’Odio da noi, visto anni fa e di cui ricordo soprattutto quello. Ho detto soprattutto, non solo quello. So che è stata ripresa da qualcuno nell’ambiente musicale, non ricordo chi[1], ma io, ripeto, mi riferisco al film.

Vincent Cassel, uno dei protagonisti

Vincent Cassel, uno dei protagonisti

All’inizio si sente la voce di uno dei personaggi che dice:

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

Credo che sia un aneddoto da poter usare in diverse occasioni, che si sposa a molte situazioni della vita. La vita stessa è quella caduta, perché finché non sei morto è solo una discesa inesorabile fino all’atterraggio: la morte.
Cadi in continuazione, e anche se ci sono momenti che ti sembrano essere quelli finali, di aver toccato il fondo, ti sbagli, sei solo a un piano del palazzo. Magari ti sembra brutto quello che vedi da lì, o dentro le finestre, ma sei ancora vivo, in fondo. Puoi sempre sperare che qualche fattore esterno, un Deus Ex Machina, intervenga a rallentare la caduta. Fermare non si può, ma almeno si può rallentare.

Cadi...

Cadi…

Io, adesso come adesso, posso dire solo: «Fino qui, tutto bene…»

 

[1] E se mi interessasse lo cercherei su Google, no preocupe…

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