Ignorance is bliss!

C’è un pezzo in Matrix che ricordo più di tutti, quello in cui Cypher si trova al ristorante con l’agente Smith e si mangia una bistecca. Me lo ricordo soprattutto perché quella ha l’aspetto di una signora bistecca ma anche per quello che dice Cypher[1].

Bistecca!

Bistecca!

You know, I know this steak doesn’t exist. I know that when I put it in my mouth, the matrix is telling my brain that it is juicy and delicious. After nine years, you know what I realize? Ignorance is bliss.

 

La frase è dura, discutibile sotto ogni punto di vista. Essere ignoranti è uno stato in cui ci troviamo dalla nascita fino alla morte, perché non potremmo mai ritenerci completi. Quindi, decontestualizzando la frase, potremmo dire che sì, l’ignoranza è una benedizione se:

  1. Ne prendiamo atto
  2. Prendendone atto cerchiamo sempre di migliorarci
  3. Del punto 1 ce ne ricordiamo. Sempre.

Ma fosse così semplice…
Purtroppo, invece, capita spesso di incontrare la peggior categoria dell’ignorante, quello che pensa già di essere a posto con le informazioni che ha in suo possesso. Ed è quello che rimane a bocca aperta, aspettando che qualcuno lo imbocchi con qualche nozione passeggera, nel caso. La sua curiosità è pari a zero.
Ed è lo stesso che si incazza se tu non accetti di essere ignorante, se non ti poni limiti, se il riso bollito non ti basta e non lo vuoi mangiare tutti i santi giorni.

Se non riuscite a leggere questa frase, avete due opzioni...

Se non riuscite a leggere questa frase, avete due opzioni…

Insomma, sì, l’ignoranza è una benedizione, purché non si applichi al discorso: stanno meglio gli ignoranti, almeno non se ne rendono conto.

 

[1] Ragazzi, sarò sincero con voi: vi venderei tutti all’agente Smith per quella cazzo di bistecca. Subito. Adesso.

8 comments

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    • claudio on luglio 12, 2014 at 8:43 am
    • Reply

    Esiste un’ignoranza consapevole, che solitamente spinge a migliorarsi, e una inconsapevole, che crea ogni sorta di problemi. La prima è una benedizione, la seconda un flagello.

    1. Esatto. La seconda è un’ignoranza colpevole, l’ignoranza di chi si sente già a posto così o è troppo pigro per fare qualcosa.

  1. Bellissimo articolo, splendido.
    Io, in ogni caso, non riesco a considerare la “prima” ignoranza una benedizione. La benedizione è, secondo me, avere la forza di migliorarsi, e l’intelligenza per rendersi conto di limiti e passi avanti. L’ignoranza inconsapevole è un flagello per l’umanità intera, l’ignoranza di cui si prende coscienza è… Beh, per me, un continuo schiaffo in faccia alla mia autostima. 😀
    Rendermi conto di quante cose non so e VORREI e DOVREI sapere mi mette sempre a dura prova… Sono sempre tentato di dire “Eh no, mo’ basta, mi fermo qui…”
    E’ terribilmente faticoso essere ignoranti.
    Gli ignoranti che invece pensano di stare bene così… Il mio maestro di teatro aveva un modo di dire per loro: “Beati voi, che non capite un cazzo” 😀
    Riassume bene, no? 😀

    1. Sì, lo riassume 😀
      Guarda, io ritengo invece che il rendersene conto sia davvero un grosso dono, perché il mondo intero è pieno di gente che si sente completa, come diceva nell’articolo.
      La curiosità è morta ancora prima di nascere, in troppa gente. Hai presente quelli che appena diplomati/laureati si sentono già a posto e non aprono un libro manco a pregarli?

      1. Li ho presenti, eccome!
        Tra l’altro ho sentito una notizia, su RadioDue, che mi ha gettato nello sconforto : il 75% (Oh, il 75%! 3 su 4!! O_O) dei laureati italiani ha dichiarato che, nell’anno successivo alla laurea, NON HA MAI APERTO UN LIBRO! Di nessun genere!
        E io ancora sto cercando di battermi perché i miei allievi capiscano che studiare e cercare nuove cose e nuove conoscenza sia soprattutto un divertimento…
        *si veste da Don Chisciotte e cavalca via*
        😀

      2. Io ne ho conosciuti troppi di quei soggetti. “Sono laureato, sono a posto così”

        In meno di 5 anni regrediranno e non sapranno più nulla. Molti, infatti, sono tornati a un’ignoranza mostruosa, fermi a quei due o tre concetti che si ricordano. La cosa è paurosa. Ogni giorno, come mangiamo e beviamo, dovremmo imparare qualcosa di nuovo, interessarci a ciò che non sappiamo.

        Ma come dici tu, cavalchiamo verso i mulini a vento.

    • Oreste Patrone on luglio 13, 2014 at 2:14 am
    • Reply

    Da “bistecca” in poi ho smesso di leggere, confesso, perché ero con la mente altrove, tipo dal mio macellaio di fiducia a ordinarne una alta quattro centimetri da mangiare cotta come dio comanda. Ciò detto, condivido la tua analisi.

    1. Vanno letti al mattino, gli articoli sul cibo. Alla notte fanno brutti scherzi 😀

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