Il blocco del lettore

Qualche giorno fa, ho letto un post di un mio contatto, dove si poneva un dubbio che ha colto me anche in passato, e che si riaffaccia di tanto in tanto: perché a volte non c’è verso di procedere nella lettura?

Non ce la faccio ad andare avanti

Non ce la faccio ad andare avanti

Non so se capiti anche a voi, ma, tornando all’esempio del post, lui diceva addirittura che arrivato a un certo punto, li chiudeva e li abbandonava, non trovando l’entusiasmo per procedere. Io non li chiudo mai (mi capitò solo in un’occasione, ma ne riparlerò in separata sede), ma a volte faccio veramente fatica a trovare la voglia di prendere in mano il libro.

La romantica libreria dove perdersi... sì, ciao.

La romantica libreria dove perdersi… sì, ciao.

Ci si chiedeva, quindi, se fosse colpa nostra, dei nostri gusti ormai sazi o della scarsa qualità di prodotti disponibili.
Ora, c’era stato anche qualche commento un po’ banale, il solito luogo comune che ci fossero troppe pubblicazioni in giro, e questa non è una ipotesi da tenere in considerazione[1], per fortuna però si era anche parlato di altro.

La qualità è senz’altro venuta a meno, in questi anni, soprattutto per quello che riguarda la pubblicazione standard che si reperisce nelle librerie. Questo perché? Perché devono vivere, e per vivere devono guadagnare, e per guadagnare devono essere meno librerie e più banchi di self service con prodotti preconfezionati e di sicura vendita. L’idea romantica della libreria con il vecchietto che occhiali sul naso ti accompagna in mezzo a scaffali polverosi a cercare una perla possiamo pure metterla in naftalina.
Ma non è solo quello: i lettori forti[2], quelli che nelle statistiche alzano la media degli altri bassi, sono informati attraverso la rete e fanno fatica a trovare qualcosa che li soddisfi se non andando a pescare qualche nome nuovo, magari in lingua, spesso tra autori indipendenti o pubblicati per piccole CE estere.

fascetta

Se fai però lo sbaglio di cedere e prendere qualcosa di mainstream, potresti cadere nel blocco del lettore. Io sto leggendo in questi giorni un libro che non vedo l’ora di finire. Mi sta spossando. Ogni scena comporta almeno due aneddoti che ti fanno perdere il filo. È tradotto male. Le emozioni arrivano ogni 50 pagine, pena morire dopo due aneddoti di cui sopra. Eppure è un autore famoso, un autore pluripremiato. Un autore di riferimento.
È colpa mia? Sono esigente io? È colpa del traduttore?[3] Sono i prodotti fatti per il grande pubblico occasionale a essere sbagliati per me?
Si ritorna sempre al discorso che forse è solo questione di riso bollito o risotto

 

[1] Cos’è, siamo così idioti che non riusciamo a informarci prima di acquistare il libro? Compriamo tutto a caso solo guardano la copertina e la sinossi in quarta? Ma per piacere…

[2] Non voglio offendere nessuno, ma il lettore forte è quello che legge dai 2 ai 4 libri al mese, minimo minimo. Se ne leggi 4 all’anno, non te la prendere, non sei un cattivo lettore ma neppure forte. Sei meglio di quello che compra 1 libro ed è la biografia di un calciatore, molto meglio.

[3] Come quando, per errore mio, pensai che Martin scrivesse male e fosse prolisso in maniere esagerata, per poi scoprire che era un grosso problema del traduttore.

4 comments

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    • Oreste on luglio 25, 2014 at 12:18 am
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    Mi capita spesso. Sono giunto alla conclusione che buona parte delle cose che compro (e ne compro tante, forse troppe) semplicemente non valgono la pena. Quando capito su un libro buono veramente, non mi capita mai. Devo comunque dire, per onestà, che l’ultima volta che ho sperimentato quella sensazione di un legame fortissimo, quella difficoltà a staccarmi dalla lettura, è stato un bel po’ di tempo fa, con il libro di un autore di conoscenza comune.

    1. Se è l’autore che penso io, posso confermarti che è così anche per me. Addirittura mi alzavo alla notte per proseguire. Un altro con cui mi capita la stessa cosa è Lansdale: ho voglia di riprendere in mano il libro appena posso.

        • Oreste Patrone on luglio 26, 2014 at 8:29 am

        È lui, è lui. Mai sperimentata prima una cosa del genere. Tu pensa che da quando ho finito L’ora più buia ho addosso una tristezza che non va via, è piantata lì come se quel “Defendeme Dios, de mi” fosse un chiodo.

      1. Sono casi rari, ormai, quelli in cui trovo la voglia di continuare a leggere, dispiacendomi di dover interrompere la lettura. Mi capita ancora con Lansdale, per dire, e con pochi altri.

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