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Ott 12

Blogger Nomadi dei Mari del Sud di Davide Mana

Il post di oggi è a cura di Davide Mana.
Parlavo ieri del compleanno di questo blog, compleanno che mi ha fatto riflettere sulle aspettative che riponevo in questa attività, fossero esse di puro divertimento ed esercizio di scrittura e, perché no, veicolo pubblicitario per ciò che scrivevo. Al contempo, guardando al di fuori del piccolo mondo italiano, vedevo anche che esistevano persone che davano un servizio, e arrotondavano uno stipendio.
Ma di questo, vorrei che ve ne portasse testimonianza Davide Mana, con questo guest post che è stato così gentile da offrirmi, e che affronta proprio questo tema.

Ryan Biddulph. Scrive sul suo blog Blogging from Paradise

Ryan Biddulph. Scrive sul suo blog Blogging from Paradise

Allora, le cose sono andate così – stavo leggendo un po’ di post sul mio feed, e sono inciampato sull’ultimo post di Ryan Biddulph.
In due parole – nel 2009, Ryan lavorava come addetto alla sicurezza in un magazzino del New Jersey. Non che gli piacesse, ma era un lavoro. Poi perse il posto.
Trovandosi alle strette, Biddulph si inventò un lavoro – quello del blogger itinerante.
Un nomade digitale.
Avviò un blog, pianificò il proprio progetto, e ad oggi ha trascorso 41 mesi a vagabondare per il Pacifico – mantenendosi con i proventi del proprio blog, con i propri ebook, e con corsi e consulenze.
Ha anche fatto il ghost writer, e certamente il suo blog ha tutti i suoi bravi AdSense al loro posto.
Ora, la faccenda è questa – Ryan Biddulph, con la sua aria da bravo ragazzo yankee in giro per il mondo, ci vuole convincere che è possibile mollare tutto e vivere da nomadi (se è quello che vogliamo fare) e vivere della propria scrittura e delle attività collaterali. È il suo tema principale – quando scrive e quando blogga: come anche altri possano fare ciò che ha fatto lui.
E davvero, si tratta di due questioni separate.
La prima è il mollare tutto.
La seconda è il vivere del proprio blog.
Mollare tutto è una questione strettamente personale. Vivere del proprio blog no.
Vivere del proprio blog significa, certamente, avere qualcosa da offrire – scrivere di argomenti interessanti, offrire dei servizi richiesti.
Significa possedere un dominio, strutturare il proprio blog, usare gli strumenti professionali giusti.
Significa praticare tariffe ragionevoli per i propri servizi.
E qui cominciano le dolenti note – perché è indubbio che ciascuno di noi abbia i propri motivi personali per non poter mollare tutto, qui e ora (io posso immaginarne almeno cinque, per me, qui ed ora… tre dei quali sono probabilmente solo alibi); ma tutti noi abbiamo lo stesso problema quando si tratta di guadagnarci da vivere col nostro blog.
Guadagnarsi da vivere più che dignitosamente col nostro blog è possibile.
Ma non qui – non nel nostro paese.
Ryan scrive e blogga in inglese.
Ha un bacino di potenziali utenti di circa 5 miliardi di persone.
Per molte di queste persone è normale pagare una piccola cifra per l’accesso a un blog che interessa. È normale cliccare sulle pubblicità e acquistare attraverso i link di affiliazione.
Qui da noi no.
Non solo il bacino della lingua italiana è molto limitato – poche decine di milioni di utenti potenziali – ma culturalmente, noi non vogliamo pagare.
È stato ampiamente reiterato e fortemente dibattuto – il pubblico italiano non vuole pagare.
Voi state leggendo questo post, su questo blog, perché è gratis.
Se doveste mettere una monetina nella fessura, come per acquistare una aranciata in lattina alla stazione, non lo fareste.
Andreste a leggere qualcosa di diverso.
Domandatevi perché.
Non voglio la vostra risposta – anche se mi farebbe piacere leggerla nei commenti.
Mi interessa, la vostra risposta.
Ma mi interessa soprattutto che rispondiate a voi stessi.
Che riflettiate sulla cosa e che diciate a voi stessi perché non paghereste.
Perché non paghereste?
E se state per dire “Ah, ma io pagherei!” allora fatelo.
Guardate la sidebar, qui a sinistra – scegliete un ebook e compratelo… per dimostrare non che voi paghereste, ma che voi pagate.
Pagate questo post, questo blog, acquistando un ebook a 99 centesimi.
Fatelo!
Ma lo sappiamo che non lo farete, vero?
È questo il problema.
Siete voi.
Siamo noi.
Che si molli tutto e si fugga alle isole Fiji, o che semplicemente ci si ingegni per tener testa alla crisi con il proprio blog da qualche angolo della nostra Penisola, la Penisola dovremo lasciarcela alle spalle.
Perché qui certe cose non funzionano – sostanzialmente perché non vogliamo che funzionino.
E ciascuno di noi ha un ottimo motivo, o due.
È una consapevolezza agghiacciante.

Davide Mana

Il blog di Davide – Karavansara

Il blog di Ryan – Blogging from Paradise

25 comments

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  1. Davide Mana

    Grazie per l’ospitalità, Marco!

    1. Marco Siena

      Grazie a te per l’ottimo post! Quando vuoi, mi casa es tu casa!

  2. CervelloBacato

    Diavolo se è vero, motivi per non partire ne abbiamo sicuri, e alcuni solo alibi. Ci vuole un bel coraggio. Coomunque… quando voglio leggere un ebook da uno dei vari blog che frequento lo compro senza problemi. Questo post non lo pagherei però, nemmeno il blog, così come tutti i blog che leggo attualmente.
    Leggessi quello del tipo che hai nominato, probabilmente, non saprei ora perché non l’ho ancora visto ma immagino cosa ci sia dentro, lo pagherei, perché è diverso.

    1. Marco Siena

      Beh, potrebbe essere che il blog è “diverso” proprio perché riceve fondi per renderlo tale. Se nessuno lo pagasse, credo che avrebbe meno stimoli e materiale per continuare. Ti faccio un esempio: io quello di Davide lo avrei pagato in abbonamento, come fosse una rivista. Perché? Perché se un blog mi insegna qualcosa, merita un mio riconoscimento. Se un blog riporta solo comunicati stampa o ciarpame inutile, no.

      1. CervelloBacato

        Di blog che insegnano ce ne sono tanti. Pagheresti tutti? Io capisco il vostro discorso, ne ho anche già parlato, però io non pagherei per un blog. Questa è la mia idea, che è anche in evoluzione magari, può cambiare, ma così è. Sarà una merda e quel che volete mi spiace. Se trovo qualcosa che mi dia ragione di pagare lo faccio volentieri, ma al momento non ho trovato blog che mi abbiano fatto pensare ”Cavolo io questo se mette il tastino ”paga per leggermi” lo pago!”. Diverso, come dicevo, è se scrive ebook, se fa progetti più grossi che hanno bisogno di donazioni (e che mi piacciono) e compagnia bella.
        Il fatto è che tutti iniziamo a scrivere per provare, e per passione. Poi si vedono esempi di gente che campa di solo blogging (e vorrei vedere effettivamente quanti sono e come sono i loro blog) e ci viene in mente il discorso dei visitatori e il calcolo del ”chissà quanto guadagnerei se ad ogni visita uno donasse 5 centesimi”. Ragionamento affascinante, per carità, ma totalmente campato per aria. E’ come se io dicessi ai miei amici ”E’ piacevole stare con me, perché dunque non mi donate 5 centesimi ogni mese che mi vedete. Per voi non sono un cazzo 5 centesimi, meno di un caffé!! Però se li metto insieme tiro su un bel gruzzoletto.” E loro giustamente risponderebbero che se fin’ora m’han visto gratis, che cazzo mi devono dare a fare 5 centesimi, anche se non sono niente. Che senso ha?!?! Se hai iniziato a bloggare in un modo quindi, perché ora dovresti chiedere soldi? E perché, soprattutto, e sta cosa mi da un fastidio che non hai idea, insultare velatamente l’opinione di chi non vuole pagarti, additandolo come incapace di dare valore alla cultura? Pare quasi uno non possa pensarla in maniera diversa.

      2. Davide Mana

        Hai ragione, Cervello.
        Gli insulti velati sono la parte peggiore.
        Il sentirsi continuamente ripetere che ciò che facciamo interessa solo perché è gratis.
        Che non vale 5 centesimi.
        Che non è “vero lavoro”.
        Che “ci siamo fatti delle ide” guardando quelli che ci guadagnano.
        Il mettere in dubbio la nostra onestà (ma sarà poi vero che ci sono quelli che vivono di blogging?)
        Questa è la parte peggiore.
        Concordo con te – il nostro ambiente è pieno di stronzi.

      3. CervelloBacato

        Una cosa interessa indipendentemente dal fatto che sia gratis o meno. Il valore non credo si debba dare, specie in questi casi, associandolo a quello economico. Vero lavoro il blogging può esserlo come no, sta al blogger esserne capace. E delle idee che possono nascere nel vedere quelli che guadagnano, beh, sta a noi sfruttarle nel migliore dei modi. Non so chi poi metta in dubbio la vostra onestà, ma io, parlando per me, metto in dubbio il semplice dato perché sono ignorante in materia e quindi chiedo.

      4. Davide Mana

        ma a te, curiosamente, interessano solo cose gratis.
        ma non è una colpa, eh.
        Attenzione.
        A tutti gli italiani interessano soloc ose gratis.
        È un fatto curioso, ma è così.
        E non fanno che ripeterlo – mai e poi mai loro pagherebbero per leggere un blog.
        Sono, curiosamente, molti di più quelli che in coro annunciano al mondo che non pagherebbero, che quelli che osservano che no, non si viene pagati.
        Ancora più curioso.
        È come se l’idea di sentirsi dire “OK, la dose gratis è finita, ora paga”, gli facesse venire l’orticaria.
        È questo che è interessante, ed è di questo che parlo nel mio post qui sopra.
        Non del fatto che voglio essere pagato io.
        Del fatto che gli italiani sono dispostissimi a pagare per ciò che gli interessa, ma curiosamente gli interessa solo ciò che trovano gratis.

      5. CervelloBacato

        Il fatto è che su internet, se ne sei capace, trovi tutto gratis. E questo abitua la gente a comportarsi in un certo modo.
        Che a me poi interessino solo cose gratis non so da dove lo tiri fuori, perché non è così. E anche qui potrei fare il permaloso ma lasciamo stare… che poi mi vieni a dire che ci tengo a farti sapere come spendo i miei soldi.
        Se parliamo di blog, come ho detto all’inizio, non ne conosco a pagamento, ma visto il metodo con cui vengo a conoscenza di nuovi blogger, ossia sbircia il commento interessante di sto tizio e vai a fargli una visitina, oppure diamo un occhio a questo utente nuovo che è passato a commentarmi un post, penso sia normale avere questo ”limite”.
        Se vogliamo allargare il discorso a qualcosa che non sia solo blogging e denaro, si possono fare esempi per cinema, fumetti e relative scan, musica. Quanti scroccano tutto questo? Sono cose interessanti che invece di venir pagate vengono prese per altre vie. Può starci, lo faccio io, lo fai tu, lo fanno tutti. C’è chi poi compra davvero qualcosa di questi trilioni di giga scroccati e chi invece continua imperterrito nel suo saccheggio illimitato.
        E’ giusto scroccare? E’ giusto pagare? E’ giusto fare un po’ e un po’. E io che cazzo ne so! Fate come ve pare.

  3. Alessandro Girola

    Ma che quel blog sia “diverso” da cosa stracazzo lo hai dedotto, CB?

    1. CervelloBacato

      Diverso nel senso che offre più servizi rispetto a un blog come i nostri. Credo almeno, dopo lo visito un po’. Quel che intendo è che se tu fai del blogging un’attività con cui vuoi campare non puoi dare le stesse cose che puoi trovare gratis in altre parti. Se A mi costa 10 e A dall’altra parte è gratis, io prendo quello gratis o quello che costa meno.
      Quello che tu e altri scrivete nel blog, la parte che intendete ”culturale”m dato che usate questa parola abbastanza spesso ultimamente, non la pagherei per il semplice fatto che la trovo già ora gratis. Sia da te, che hai da subito iniziato ad offrirla così, sia da centinaia di altri siti. E se tu oggi mettessi il tuo blog a pagamento, nel senso che per leggere Plutonia dovrei pagarti altrimenti non posso accedervi, beh non so se lo farei sinceramente. Se tu però offri ulteriori ”servizi”, in questo caso ho citato gli ebook perché è l’esempio più pratico che mi viene in mente per l’esperienza che mi capita di fare, allora quelli li pago e anche volentieri.

  4. Davide Mana

    @Cervello Bacato
    Mi fai i titoli di due blog che paghi per leggere, per cortesia?
    Perché io ho l’impressione che – come il 90% degli italiani – quelli gratis non li pagheresti, e quelli a pagamento non li paghi.

    1. CervelloBacato

      Ho scritto sopra ”Questo post non lo pagherei però, nemmeno il blog, così come tutti i blog che leggo attualmente.”. E infatti quelli gratis non li pagherei e di quelli a pagamento non ne conosco.

      1. Davide Mana

        Non avevo dubbio, ma volevo comunque verificare.
        Pagheresti altro, ma non sai cosa.
        Di fatto, non paghi.

      2. CervelloBacato

        L’esempio di cosa pagherei e di cosa invece pago l’ho fatto. Quello che esce dalle mie tasche, comunque, non è affar tuo di certo.

      3. Davide Mana

        Però ci tieni a darmene conto.
        Sei stato TU a venirmi a dire cosa non paghi e non pagheresti.

  5. CervelloBacato

    ?!?! Sì… articolando il discorso è quel che ho scritto. Non ci tengo a darti conto di niente, tranquillo 🙂

    1. Davide Mana

      Non a me nello specifico – sei tu ad annunciare pubblicamente al mondo, nel tuo primo commento, cosa pagheresti e cosa non pagheresti.
      Per quanto non sia affar mio (o nostro), quello che esce dalle tue tasche lo hai raccontato a tutti, subito.
      Tutto qui.

      1. CervelloBacato

        Mi prendi in giro o cosa? Di che stiamo parlando adesso? Io ho esposto un parere circa il tema trattato. Niente analisi sulle mie transizioni monetarie. E poi perdonami, ma conoscendo come la pensi a tal riguardo e leggendo alcuni tuoi commenti rivolti a me, pare quasi tu stia criticando il mio modo di agire. Quel ”tenerci a rendertene conto” che sia verso te o a voi è abbastanza provocatorio, così come il tuo ”di fatto, non paghi” e compagnia bella. Sia così o meno non lo so, ma io l’ho letta come una provocazione. Sono permaloso evidentemente.

      2. Davide Mana

        Ma no che non critico il tuo modo di agire – anche perché, e l’ho ribadito sopra, non si discosta dal comportamento della maggioranza.
        È, statisticamente parlando, la norma.
        E non è nulla di male – è semplicemente la conferma di ciò che sostengo nel post qui sopra – che chiunque voglia fare del blogging una attività retribuita, deve scordarsi del nostro paese.
        Ma accade già in ambiti ben più seri e strutturati del blogging, quindi lo ripeto perché voglio sia chiaro, non è attaccare nessuno – è constatare il fatto che qui non si può perché si è deciso (o si è accettato tacitamente da parte della maggioranza) che non sia possibile.
        Amen.
        Poi io trovo sempre molto curiosa la reazione istantanea a post come questi (Marco che mi ospita può confermare che avevamo fatto una scommessa inter nos a riguardo).
        Io ho scritto – riassumendo – Ryan Biddulph lo fa, possiamo farlo tutti ma per farlo non bisogna contare sul pubblico italiano.
        E la risposta è stata “io non pagherei il vostro lavoro”.
        Era previsto.
        Ma non c’è, credimi, alcuna ostilità personale.
        Non c’è ostilità.
        Casomai c’è una certa rassegnazione, ma quella, alla fine, era anch’essa prevista.

  6. CervelloBacato

    Io credo sia una risposta che tu abbia cercato lanciando la provocazione, facendo il paragone tra altrove e qui in Italia. 🙂 Se non ero io qualcun’altro avrebbe risposto come me, suvvia.
    Comunque, da questo tuo ultimo commento soprattutto, mi sono accorto di avere una conoscenza troppo limitata del blogging. Come detto sopra vengo a conoscenza dei blog che leggo tramite un certo procedimento. Procedimento che mi conduce di fronte a questa ”piccola” realtà italiana che tu critichi. E’ l’unica che conosco, penso mi potrai capire quando dico che non pago blogger perché… non li conosco quelli che si fanno pagare, e non conosco quel ”qualcosa in più” che ti dicevo per cui magari pagherei. Così come la maggioranza di noi italiani. Tantissimi poi, non pensano nemmeno al discorso guadagni. Se non lo tiravate fuori voi un anno fa l’argomento, io di tutta sta pappardella di cui si discute non saprei proprio niente. E difatti quando ho scritto di pagamento e blogging da me qualcuno mi diceva ”Ma come stanno questi? Cosa vogliono? Ma cos’è, io mi metto a bloggare e vi dovrei pure chiedere soldi? Già è fatica farsi leggere e condividere”.
    Mi sono costruito i miei limiti e me li porto dietro. Forse anche gli altri. Magari la vedrò diversamente più avanti.

    1. Davide Mana

      Ma esattamente – la risposta era prevista.
      Se non tu, un altro… è la Risposta Standard.
      È ciò di cui parlo nel post.

  7. Fabrizio

    Quando la mia vita era molto diversa da quella attuale, diciamo una quindicina di anni fa, circa un sesto del mio stipendio era speso in libri, riviste e fumetti.
    Ricordo l’edizione italiana di FANGORIA che costava tipo 5000 lire a numero.
    Se prendiamo i contenuti di una rivista di genere, non si discostano eccessivamente da quelli di un buon blog dedicato, tipo Il Giorno degli Zombi o Plutonia Experiment. Certo, dietro FANGORIA consideriamo lo staff, la redazione, fotografie, servizi, credits vari…il prezzo probabilmente copriva al pelo le spese che portavano al risultato finale. In proporzione, il costo di un blog è nullo: un solo curatore che è contemporaneamente articolista, correttore di bozze, fotografo e redattore. Con qualche differenza di fondo, in vero del tutto colmabile, attraverso un blog io posso accedere alla stessa quantità di materiale e informazioni con il valore aggiunto di un’interattività immediata e la multimedialità. Eppure, se come una volta si spendeva l’equivalente di 2.5 euro alla settimana per avere la rivista fra le mani, oggi, il 99.9% degli utenti non li tirerebbe mai più fuori per accedere agli stessi contenuti online. E mi chiedo fortemente se sarei disposto a fare altrettanto.
    Mettiamola così. La mia vita attualmente è molto diversa da allora. E’ soprattutto economicamente molto diversa. Il costo della mia vita è lievitato e la spada di damocle del mutuo è una micidiale livella alle mie spese anche se…
    Francamente compro gli ebook. Spendo senza complessi di colpa i 0.99 centesimi o la manciata di euro degli autoprodotti e fin’ora non li ho rimpianti. Tecnicamente, un blog professionale, curato, ricco e coinvolgente, fruito come una rivista con quota per esempio mensile varrebbe la spesa e come li ho messi per gli ebook di Girola o Mana o Siena, alla fin fine rischierei anche la spesa minima. Discorso viziato, intendiamoci, visto che bloggo anch’io nel mio piccolo e il creare un precedente, potrebbe anche stuzzicare l’interesse personale. Fermo restando su questa mia dichiarazione, la realtà è ben altra, come Davide ha espresso in maniera lapalissiana. Va bene teorizzare ma la verità è questa. L’Italia non è (parafrasando i Coen) paese per giovani.

    1. Davide Mana

      Grazie per il commento, Fabrizio.
      Mi prendo solo un attimo alla voce “costi nulli” – un elenco non esaustivo dei costi di un blog “professionale” potrebbe includere
      . dominio e hosting (indispensabili per poter fare ecommerce e offrire i fantomatici “servizi” di cui si parlava negli altri commenti)
      . template e ottimizzazione (ci sono ottimi template gratuiti, ma il plusvalore di un look distintivo ed unico non è da trascurare)
      . hardware – se in questo momento mi si fulminasse il PC (dio ce ne scampi) non potrei permettermi di farlo riparare, men che meno acquistarne un altro
      . servizi di syndication – mailing list, remailer, software per la gestione dei social, hanno tutti un costo (le versioni gratuite sono di solito limitate)
      . diritti per poter postare contenuti di terzi (immagini, musica)

      E poi ci sono i collaboratori.
      Un blog come “Smart Passive Income” ( http://www.smartpassiveincome.com/ ), che ha fatto nell’ultimo mese circa 100.000 dollari d’incasso, ne versa circa 25.000 ai collaboratori (gente che si occupa della grafica, dello sviluppo di app, della produzione di podcast eccetera)

      Chiaro che in piccolo si possono mantenere i costi molto molto bassi – ma non è comunque costo nullo.
      Come ho specificato tempo addietro su un altro blog, le dieci ore che impiego ogni settimana per fare un post al giorno, posso impiegarle diversamente.
      Anche quello è un costo 😉

    2. Marco Siena

      Esattamente. Se dai lettori o da sponsor esterni ricevessi un “compenso”, potrei ampliare i contenuti, comprare o commissionare foto e immagini, coinvolgere collaboratori, acquistare materiale, viaggiare per scrivere articoli…

      In fondo, come dicevo in un vecchio post, di cosa vivono le riviste?

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