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Gen 26

Excusatio non petita…

… accusatio manifesta. Una moda che sembra essere tutt’altro che passeggera. Leggo, a intervalli molto regolari, articoli che danno rassicurazioni alle persone che non amano fare qualcosa, ma che si sentono in qualche modo in difetto.

L'eroe di chi non legge?

L’eroe di chi non legge?

La consolazione più classica che viene usata in questo periodo in cui la cultura sembra essere un peso è quella riguardante il non leggere.

Insomma, leggere fa fico, dicono? Beh, allora se non leggo tanto, non mi potete dire che sono ignorante, non lo accetto, e quindi cerco online qualche articolo che dica che non c’è nulla di sbagliato in me. Quando lo trovo, commento all’istante, con l’emozione di chi finalmente ha trovato conferme.
Perché non mi va che mi si dia dell’ignorante, neanche un po’. Qualche libro ce l’ho, uno di quelli che hanno venduto tanto e che quindi nel salotto fa bella figura. Poi mi manca il tempo, c’è il lavoro, la crisi…

Diciamocelo chiaramente: la parola ignorante pare fare più male di qualsiasi altro insulto, persino quelli alla mamma. E allora si corre ai ripari, tirando fuori la storia dell’elenco dei diritti del lettore di Pennac[1], senza leggere oltre ai punti in grassetto.
E non capisco cosa sia questo costante accanimento nel cercare altri che la pensino come noi, per mancanze che noi per primi sentiamo. Ci sentiamo in colpa e vogliamo il mal comune mezzo gaudio. Un po’ come se io che non amo il calcio cercassi tutto il giorno qualcuno che mi dicesse che sì, il calcio fa schifo.

"Siamo tutti molto ignoranti, ma non tutti ignoriamo le stesse cose."

“Siamo tutti molto ignoranti, ma non tutti ignoriamo le stesse cose.”

Questo si riflette su tutto, dalla forma fisica e all’alimentazione ai gusti musicali, fino al cinema. Quando non capiamo un film, infatti, cerchiamo subito online una consolazione, qualcuno che ci dica che il film non siamo noi a non averlo capito, ma è il film stesso a fare schifo.
Eppure, accettare che non si capiscano alcune cose, che non se ne conoscano altre o che non amiamo certe attività dovrebbe essere naturale, e dovremmo investire il nostro tempo in ciò che ci piace.
Cercare l’articolo che ci dice che leggere non è importante è un po’ triste, soprattutto perché siamo noi per primi a sentirci in difetto. Se non ti piace leggere, non ti piace. Non c’è nulla di strano, e quindi, perché accanirsi per dimostrare che non si sta sbagliando?

 

 

[1] Il diritto di non leggere. 

Naturalmente, “non leggere” non significa “non leggere mai“, o non si sarebbe più lettori… ma una qualche pausa dovremo pur prendercela, no? (D. Pennac)

Leggete tutto, non solo la parte in grassetto!

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