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Mar 29

Spring (recensione)

Succede così, che due cineasti americani riescano a realizzare un film in Italia e sull’Italia come noi non riusciremmo, visto che siamo impegnati o su drammoni famigliari, o sui soliti temi mafiosi. Invece, per fortuna, c’è qualcuno al di là del mare che ama la nostra terra, comprende e conosce le potenzialità del nostro folklore, e ci regala questo Spring.

Locandina

Locandina

Trama

Evan, dopo il funerale della madre, si ferma al bar in cui lavora per bere una birra col suo migliore amico. A causa di una lite, degenerata in rissa, viene licenziato. Decide così, visto che non ha più legami, di fare un viaggio da tempo rimandato.
Sceglie l’Italia, e quando arriva a Roma conosce due ragazzi inglesi con cui si sposta in Puglia. Qui conosce Louise, per cui perde la testa. Ma Louise ha un inquietante segreto.

Considerazioni (Occhio agli spoiler, vari ed eventuali)

E mi incazzo. Mi incazzo perché il nostro cinema va in malora, il nostro è il paese dei carabbbbinieri macchietta[1], del mafioso, del prete di paese che risolve misteri, delle famiglie problematiche con le mogli che sussurrano e bisbigliano. Il paese che ha fatto passare la voglia ai registi di provare strade nuove o di investire tempo in produzioni di genere[2].

Una scena

Una scena

Poi vedo questo film, girato dalla coppia Benson e Moorhead, di cui avevo già apprezzato Resolution, e mi dico che non sarebbe stato impossibile per noi fare una cosa del genere. Addirittura loro riescono a dipingere un’Italia diversa da quella che di solito i loro connazionali parlano, ma meglio ancora di quella che mostriamo noi.
Evan non è l’unico protagonista del film, non lo è nemmeno Louise: lo è tutto il background. Oltre loro due, per esempio, Benson e Moorhead si sono impegnati a sviluppare Angelo, un personaggio italiano, il fattore che ospita Evan. Ed è un bellissimo personaggio, e non è il solito italiano “pizza, spaghetti e mandolino”.
Ci rendiamo conto che due americani hanno fatto un film in Italia meglio di noi?

Benson e Moorhead: io li tengo d'occhi

Benson e Moorhead: io li tengo d’occhi

Ma oltre a questo, Spring riesce a prendere a schiaffoni tutti i prodotti romance in giro, quelli che per mostrarti la relazione tra due esseri differenti, sbrodolano miele e melodramma.
Ed è una storia d’amore – con sangue e sgomento ben presenti – molto più credibile e ben girata di tante altre pellicole che vediamo incassare tonnellate di dollari.
Vi rimando anche all’ottima recensione di Lucia QUI. Leggetela!

P.S. Sul finale, davvero, state attenti e lo capirete, senza dover cercare “Spring spiegazione finale”.

 

[1] Abbiamo questo brutto vizio di fare della nostra arma una caricatura da barzelletta. Un po’ di decenza no?

[2] Io rivoglio Pupi Avati, siate maledetti!

2 comments

  1. e

    Film molto bello e a cavallo fra la love story, horror e il fantasy-leggendario in salsa scientifica; la storia d’amore tra due ragazzi Evan e Louise è raccontata molto bene e in maniera realistica, tanto che coinvolge subito ed è la colonna portante del film, dove mostra due ragazzi venuti da parti opposte del mondo (anche della storia e non solo nel senso culturale) l’americano e l’europea, ma visti senza i soliti stereotipi o luoghi comuni dei classici film americani, anche l’unico personaggio italiano che interagisce con i ragazzi Angelo è disegnato come un contadino malinconico per la morte della moglie, ma che conosce il suo mestiere e gli piace trasmetterlo, senza cadere nelle solite macchiette con cui gli americani amano dipingere gli italiani, per chi ha visto:”Under The Tuscan Sun” sa di cosa parlo.
    La parte Horror più vera è ridotta a qualche effetto di trucco e di effetti speciali messi con sapienza e servono per creare suspense e mistero su Louise, che all’inizio non riusciamo a inquadrare che cosa sia, se leggendaria o mostruosa, che poi volendo sono un po’ la stessa cosa.
    La parte fantasty-leggendaria viene dopo ed è quella un po’ confusionale che rovina il film, infatti ci viene spiegato tirandolo un po’ per i capelli del perché Louise ha queste sue “problematiche”, ma del resto a questo punto è la parte meno importante del film che si regge sulla storia d’amore dei due protagonisti che è raccontata come già detto in maniera superba e realistica o almeno superiore ai polpettoni televisivi italiani o americani, basta pensare a quella schiocchezza di Twilight.
    Vedendo questo film non si capisce perché non riusciamo a farli noi film del genere, visto che è ambientato a casa nostra, tra l’altro sconsiglio la visione doppiata perché appiattisce i personaggi e le loro differenze culturali, alla fine vedendo questo film si capisce che gli americani più di noi sentono il peso dei millenni che sono passati sull’Italia, lasciando in ogni epoca grandi cose e culture e hanno tirato fuori questo giogliellino che unisce sacro e profano, scienza e mitologia, infatti all’inizio del film siamo portati a credere che Louise sia quasi una creatura leggendaria sopravvissuta nei secoli, che forse è quello che gli americani almeno quelli colti, pensano sull’Italia e la sua cultura e archeologia stratificata nei millenni, tanto che il finale è di una intelligenza spiazzante anche per dove è ambientato.

    1. Marco Siena

      Visto in originale, ovviamente. Noi non sappiamo farli, o meglio, non sappiamo più farli certi film per vari motivi. Soprattutto, non sappiamo sfruttare ciò che abbiamo. Ma come possiamo vedere da questo film, c’è chi lo sa fare, per fortuna.

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