Giu 01

Lettori e scrittori: due piani diversi?

Facciamo un gioco. Vi va? Leggete l’iconografica qui sotto, che siate lettori, autori in erba o autori più scafati. Quanti di quei punti conoscete senza andare a cercare su Google? Siate onesti, mi raccomando.

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I diritti dell’immagine sono di proprietà dell’autore del sito riportato nella stessa

Ora, sono quasi sicuro che gli autori più smaliziati li riconosceranno tutti, dico tutti. Quelli che si sono avvicinati alla scrittura da poco ne riconosceranno diversi e potrebbero arrivare a mettere sul pallottoliere almeno il 90% dei punti. I lettori, e badate che non è una critica, avranno sentito forse parlare di qualcuno di questi punti. E parlo di lettori che sono solo lettori.

Facciamola breve, in modo da poter continuare il discorso con tutti: sono suggerimenti per scrivere bene, sono alcuni trucchi del mestiere. Certe sono regole, è vero, ma sappiamo che le regole sono indicazioni da modellare e plasmare e farne uso per rendere migliore ciò che scriviamo. Sì, ne abbiamo parlato spesso qui e in altri post dei miei compagni di cella del Blocco C (e la citazione a Davide Mana di Strategie Evolutive è d’obbligo, così come la lettura di QUESTO POST), le regole servono l’autore, non è l’autore a esserne schiavo. Nemmeno la musica è soggetta a schemi fissi.

Perché parlo di ciò? Perché spesso, da che mi sono impegnato a studiare, a lavorare sulla scrittura, a cercare di imparare le tecniche e alzare sempre la famigerata asticella, ho notato che la percezione degli altri cambia, rispetto a quando si parla solo da lettori.

Sì, lo so, succede...

Sì, lo so, succede…

Il lettore, come diceva sempre Davide in un altro post (vi giuro, esiste, ma non lo trovo!), fa il lettore. Il suo mestiere è quello, ed è normale che sia così. L’autore, esso sia un dilettante o un professionista, sta anche dietro alle quinte, e ha studiato e imparato sottigliezze che usa e padroneggia in qualche modo, giusto o sbagliato che sia.
Ritengo che quando si è solo lettori – e si può essere lettori veramente forti, anche da 100 libri all’anno – certe cose non le notiamo perché se l’autore è stato bravo non ce le ha fatte vedere, ma percepire inconsciamente. Spesso, nemmeno le percepiamo. Andiamo avanti nella lettura, e alla fine del libro possiamo dire che ci è piaciuto o non ci è piaciuto, che ci ha divertito o annoiato, che qualcosa non è andato come ci aspettavamo. E confermo che deve essere così.

Ma quando un lettore si mette a sedere con un autore, dovrebbe essere curioso, e porre domande. Qualcosa, purtroppo, va storto molto di frequente, e il lettore può irritarsi se l’autore che conosce gli fa notare che, sì, il libro di cui sta tessendo le lodi è una cialtroneria commerciale, e che esiste di meglio. A me capitò, quando parlai con un professionista[1], e questi mi disse in modo lapidario:

«Ne hai letti di libri di merda, eh?»

Ecco, davanti a un commento del genere, i più si incazzerebbero, troverebbero arrogante una persona che si permettesse di giudicare così anni di letture. Vi incazzereste, vero? Invece, io continuai a parlarci, feci domande, cercai un dialogo e di imparare. Perché oggi come oggi, non posso fare altro che dare ragione a quel professionista. Se avessi reagito diversamente e avessi chiuso la discussione mettendomi sulla difensiva e dandogli dello sbruffone, non avrei fatto mezzo passo avanti. Sarei rimasto nella mia ignoranza e non avrei imparato nulla.

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Questa cosa andrebbe applicata in ogni argomento, in ogni attività, perché potete dire che una fotografia è bella, ma un professionista potrebbe farvi notare difetti che a voi non sono così palesi. Lo stesso è nello sport, perché vedere il calcio in TV è diverso dal giocarlo sul campo, ed è diverso dal giocarlo nel campetto del prete come lo è nel giocarlo nei grandi stadi.
Sono gradi diversi, e chi ha qualche tacca più di noi, andrebbe comunque ascoltato, non messo in discussione.
Oggi, dopo quasi dieci anni che mi cimento con la scrittura, sono conscio che ho ancora tante, tante tacche da aggiungere, ed è logico che non arriverò mai a riempire completamente una immaginaria parete: ci sarà sempre un professionista che ha qualcosa da insegnarmi.
Quindi, suggerimento mio: quando avete la fortuna di poter scambiare due chiacchiere con qualcuno che scrive e studia l’argomento, e magari siete lettori, non trattatelo come se fosse un arrogante sbruffone mr-know-it-all, ma approfittatene, perché potreste fare un passettino avanti anche nel vostro modo di leggere.

[1] Parlo di qualcuno che scriveva e studiava da decenni, mentre io stavo passando dalla fase lettore allo scrittore dilettante

5 comments

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  1. Applausi… Collega. Applausi.

    1. Grazie mille, Carissimo. Sapessero come sono le cene tra autori, e quanto noi stessi impariamo sempre dai colleghi!

    • Oreste on giugno 2, 2016 at 11:07 am
    • Rispondi

    Marco, se mi volevi ringraziare potevi farlo in forma privata. Così m’imbarazzi, dannazione!

    1. È che i fiori che ti ho mandato non mi sembravano abbastanza

        • Oreste on giugno 2, 2016 at 9:36 pm

        Tu mi lusinghi. Lusinghiere.

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