Top 5: i cinque libri che avrei dovuto e voluto scrivere

Stavo pensando a questa classifica da tempo. Sarebbero tanti i libri da citare. Alla fine decido di scriverla di impulso, senza riflettere e bilanciare tutta la libreria. A lavoro compiuto credo di avere fatto delle buone scelte, menzionando quelli a cui sono più debitore.

5- Lo Hobbit di J.R.R Tolkien

Di Tolkien si potrebbe citare sempre il Signore degli Anelli, ma io avrei davvero voluto scrivere lo Hobbit, un libro che mi ha aperto le porte al fantasy e alla lettura in generale, confermandomi che volevo leggere e sognare. A molti potrebbe sembrare una favoletta, ma in realtà contiene più strati di quello che appare.

Quando esco controllo sempre di avere il fazzoletto

4-La Collina dei Conigli di Richard Adams

Conosco poche persone che lo hanno letto ed è un peccato. Viene da scrollare le spalle e ridacchiare sentendo parlare di conigli come unici protagonisti, con la loro ingenuità e i piccoli obiettivi. Invece è un capolavoro assoluto, di quelli che ti catturano e ti fanno venire voglia di proseguire con la lettura, pagina dopo pagina.

Una pagina dopo l'altra, inesorabilmente venivan divorate...

3- L’Ora delle Streghe di Anne Rice

Ero in realtà indeciso tra questo e Intervista col Vampiro, entrambi ottimi libri e quasi senza difetti. L’Ora delle Streghe però gli è superiore per struttura, con analisi della famiglia Mayfair, un albero genealogico ben congeniato e addirittura un libro dentro al libro. Cosa è successo ad Anne Rice dopo? La risposta un po’ mi fa paura.

Un libro geniale letto in un brutto dicembre...

2- Il 18° Vampiro di Claudio Vergnani

Non per fare i lecchini o per ribadire sempre lo stesso concetto, ma questo libro mi ha fatto riprendere in mano la penna e Claudio Vergnani è una grande persona e un amico davvero prezioso. Ha creato un genere, rinnovandone uno ormai stantio e sfruttato fino al ridicolo. Uno dei migliori crossover di questi anni che meriterebbe ancor più diffusione.

Ci sono ancora spazio e idee nella letteratura, grazie al Cielo!

1- David Copperfield di Charles Dickens

Di Dickens dovrei citarli tutti. Ne cito uno, anche se lo considero alla pari di Grandi Speranze e del Circolo Pickwick. Dickens era un narratore avanti anni luce, ragazzi, una penna capace di caratterizzare i personaggi con manie, gesti, toni di voce e pochi altri particolari. C’è molto da imparare da lui.

Un Maestro più attuale di molti contemporanei!

Krabat

Avete mai sentito parlare di Krabat: il mulino dei dodici corvi? Il libro è uscito da una vita e qui da noi è passato in sordina, anche se hanno riproposto una nuova edizione in vista dell’uscita del film al cinema. Ma incredibile, il film non è mai arrivato, nonostante il prodotto sia davvero buono, con effetti da paura e trama da horror puro.

 

 

I bei tempi in cui erano amici amici...

Certo, fondamentalmente l’errore che hanno fatto è indirizzare il libro e il film per un target ragazzi. A prima vista il libro sembrava destinato ai bimbi delle medie, con quella copertina con il ragazzotto del film che interpreta Krabat a bocca aperta. Pessima scelta. Fortunatamente, avevo letto una recensione positiva su un magazine on line e l’ho preso.

 

Penso di aver fatto uno degli acquisti più azzeccati della mia vita, in quanto Krabat è un libro unico e sul serio, non è adatto ai bambini ma più a un pubblico adolescente o adulto. Poi se i bimbi sono come me da piccolo, beh, è un altro discorso.

 

Protagonista è appunto Krabat, un ragazzino mendicante prussiano nel 18° secolo, che vive di elemosina e interpretando personaggi natalizi per commuovere la gente. Insieme a due coetanei battono le strade cercando di sopravvivere. Una notte, un sogno lo conduce al Mulino Nero, dove vede dei ragazzi lavorare e mangiare a sazietà. Il richiamo è forte e decide di abbandonare gli altri ragazzini e andare a cercare questo mulino.

Lo trova in fretta e viene accolto come se lo aspettassero. C’è un letto vuoto, un posto vuoto a tavola e dei vestiti. 11 ragazzi di varie età compongono la squadra di macinazione di questo vecchio mulino, comandati da un personaggio conosciuto semplicemente come il Mugnaio, un uomo inquietante con un occhio solo e l’altro coperto da una benda.

 

Vuoi lavorare per me?

Bene, Krabat si mette al lavoro e si accorge subito che non riesce a tenere i ritmi degli altri ragazzi. Già con il primo sacco gli sembra di cadere a pezzi. Alla sera oltretutto, partecipa alla sua prima, strana riunione con il Mugnaio e gli altri 11. Inuna stanza, l’uomo apre un libro e insegna un incantesimo ai ragazzi. Ora il Mugnaio si rivela per quello che è, un praticante della magia nera disposto a insegnare ai suoi giovani allievi.

Dopo le lezioni, Krabat si accorge di diventare sempre più forte, sollevando e trasportando i sacchi con meno fatica. Fa amicizia con un paio di ragazzi, tra cui Tonda e l’ingenuo Juro, che vedremo essere in realtà un gran dritto. Non manca lo scontro con un personaggio, tale Lyschko, che però avrà spazio di redenzione.

 

Le cose si iniziano a complicare davvero, dopo la misteriosa visita notturna di un uomo chiamato il Compare. Questi arriva con un carro nero e stando a cassetta attende che il carro venga riempito dai ragazzi, che in quell’occasione, che capiterà una volta al mese, devono lavorare di notte e usare un macina che di solito è ferma. Krabat inavvertitamente si imbatte nel contenuto dei sacchi: ossa che vengono macinate in fine polvere.
A rendere ancora più oscura la storia, è la morte di un ragazzo che raggiunge l’età adulta e che lascia lo spazio a un nuovo venuto, proprio come quando toccò Krabat.

Il Compare in tutto il suo splendore. Ah, che voglia di vivere che trasmette!

Il resto del libro scorre, tra misteriosi incantesimi neri, mutazioni in corvi, rituali eseguiti nei cimiteri di notte e trasmigrazione di anime. Il tutto per vendicare l’amico Tonda e salvare la vita a Kantorka, la ragazza di cui si è invaghito Krabat. Per un regola del Mugnaio infatti nessun ragazzo deve avere rapporti.

 

In conclusione, sia il libro che il film sono due prodotti che meritano più spazio di quello che gli è stato riservato. Leggete il libro e recuperate il film, almeno in tedesco con i sub. Ritengo che di storie così oscure con un sapore di favole antiche, ne siano stati fatti pochi. Non comprendo ancora il perché siano stati quasi ignorati.

Brutta copertina. Sembra un libro per bambini rincoglioniti. Chiudi la bocca, ragazzo!

Fantasmi da Marte

Carpenter. Questo nome fa parte della mia infanzia, grazie soprattutto a 1997:Fuga da New York. Jena Pliskenn mi guardava da un poster appeso in camera di mia sorella, quando zampettavo ancora incerto su gambette cicciotte. Per questo quando sento il nome di un film del buon John, non mi tiro indietro e mi ci ficco a capofitto.

Qualcosa mi è scappato ogni tanto, ma poi l’ho recuperato. Di Carpenter mi è sempre piaciuta una cosa, che in questo film ho ritrovato: il prodotto è sempre un 100% Carpenter. Suo lo scritto, anche se in collaborazione con un altro, sue le musiche, suo tutto. Insomma, è Carpenter ha un marchio suo e non fa come Ridley Scott che da un film all’altro  passa dall’ottimo alla porcata. Un Carpenter è sempre un Carpenter, nel bene o nel male.

Locandina

Bene, partiamo subito dall’inizio, in cui si vede forse uno degli elementi che rende fiacco questo film. La scenografia, chiaramente fatta in studio, è artificiosa. Sa di plastica e di studios, per nulla di Marte e non ricorda nemmeno vagamente l’Antartide della Cosa o la NewYork di Plinskenn. Per cui ci si trova davanti alla sospensione della credulità. Peccato.

Le musiche di John ci calano nell’atmosfera, con i suoi bassi e le tastiere tipiche, mentre ascoltiamo il racconto dell’unica sopravvissuta di un convoglio che doveva andare a prendere un prigioniero per trasferirlo. La testimone, un sergente della polizia, interpretato da Natasha Henstridge, ci racconta attraverso un flashback gli eventi.

Ci introduce al cast già in viaggio su un treno marziano, tra cui figura Pam Grier (Jackie Brown), Jason Statham e Clea DuVall, per parlare dei riconoscibili. C’è anche un mezzo ruolo per l’ex nerd Robert Carradine, autista del treno. E qui si va di infodump in maniera quasi indecorosa. Sarà che io storco il naso quando li sento, ma buttati lì sono forzati. Pam, che è il capo della squadra, spiega la missione a Natasha mentre lei si è appena fatta una pillola non si sa di quale droga. Ma dico, la missione gliela spieghi prima di arrivare? E solo a lei? Va bene, tralasciamo.

Il gruppetto, che conta anche altri membri di cui intuiamo già l’utilità, ossia carne da macello, arriva nel paese, abitato più che altro da minatori e da puttane, come ci informa con finezza Natasha mentre camminano per la piazza deserta. Ciò per farci notare che non c’è un cane…

Linea di demarcazione per chi non l’ha visto

… e qui viene il bello. Come ci era stato promesso dal trailer, arriva l’orrore. La squadra inizia a trovare dei morti e anche uccisi in malo modo. Facendo due più due, ma a fatica, capiscono che chi era stato accusato di omicidio precedentemente per un macello simile, non è il colpevole. Allora subito pensano di continuare la missione, prelevarlo, portarlo via e poi vedere come finisce, infine decidono di farselo alleato. Questo dopo 3/4 fuga e ricattura davvero pesanti. Sembra il prendi e molla in un laghetto dei pesci dopo un po’.

Tornando a questo ex prigioniero, interpretato da Ice Cube, scopriamo in effetti che è capitato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, perché voleva fare una rapina ma i rapinabili erano tutti appesi e decapitati. Ci è finito in mezzo per sfiga. A questo punto, al di là che non reciti male, con tutti gli aspiranti attori che ci sono a sognare una parte, proprio una rapper ci si va a mettere nei film?

Mentre il gruppetto decide di fare comunella con Ice Cube e tre amici venuti a liberarlo, scoppia il bubbone e scopriamo finalmente le carte. Da un racconto di Jason, vediamo chi sono quei simpatici ometti che staccano le teste. I minatori sono stati posseduti da antichi spiriti tribali marziani, incazzati come pantere con chi vuole invadere la loro terra. E via di piercing, scarificazioni e limature di denti, nonché forgiatura di armi atte al taglio di arti, tra spade e ruote dentate da far invidia a Goldrake.

Il film procede con assalti, scaramucce, possessioni, esplosioni, spari, piani fatti su due piedi, fino all’arrivo dell’agognato convoglio che dovrebbe portarli in salvo.

Okay, si riparte ma poi ci ripensano. Devono far saltare per aria la centrale nucleare per eliminare la tribù, affinché non invada le colonie di Marte. Si torna indietro, ci si butta alla rinfusa e ci rimettono la pelle quasi tutti. Il boom finale chiude la scena e torniamo all’interrogatorio iniziale.

Il resto vedetelo voi.

Note positive: prima cosa l’orrore è vero, quindi niente pippe su sostanze chimiche che hanno fatto impazzire la gente, ma veri spiriti/demoni che posseggono i corpi.

Ottima anche l’interpretazione della Henstridge che spara, calcia in bocca e storta braccia, senza fare la faccia da furetto come chi sapete già. Un buon esempio di donna con le palle senza la faccia da cazzo.  

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