Nov 08

Top Five: 5 attori Face che scritturerei per un film

Top Five: 5 attori Face che scritturerei per un film

Partiamo dal presupposto che un produttore mi dia carta bianca per scritturare 5 attori da mettere nella fazione buoni di un film da me scritto e diretto. Può essere horror o fantasy, piuttosto che un thriller. Un action no. Chi chiamerei?

5-Jude Law– Il birichino scaltro.

Prima che qualcuno gridi allo scandalo. Io ne ho visti di film con Jude Law e mi sono piaciuti quasi tutti. È un buon attore e con la faccia da culo giusta per metterlo nel ruolo del birbone del gruppo, un po’ deboluccio ma sveglio. Lo voglio uguale a questa immagine però.

Eccolo, senza giochetti di luci e trucchi, né triboli in testa!

4- Jason Statham– Il Picchiatore silenzioso

Chiederei a Jason di tagliarsi i capelli, dopo avergli fatto notare che io lo faccio e qualcuno in più di lui ce l’ho. Per il resto ha lo sguardo adatto al ruolo di quello che mena le mani, dice due battute e rompe poco le palle, ma tanti musi avversari.

Jason, almeno a 1mm come faccio io, per favore...

3- Matthew Broderick– Il Secchione

Ci vuole quello che risolva gli inghippi solo con il cervello e che abbia una faccetta pulita. Broderick mi sembra adatto e lo chiamerei per qualsiasi film, anche perché gli sono infinitamente riconoscente per Ferris Buller!

Buuuuuullerrrrr!

2- Mel Gibson– Il Figlio del Vecchio

Braccio del padre, indomabile folle, ma ormai saggio quasi come il genitore, programma il tutto con perizia, che sia un’invasione aliena o di orchi, oppure di creature venute da chissà dove. Le redini le tiene lui e se gli girano ha il polso per reggere la botta.

Gibson al casting, convinto che si tratti di un Fantasy...

1-Sean Connery– Il Vecchio

Astuto, granitico, saggio, cinico, ironico e molto, molto sarcastico, Il Vecchio è bastardo quanto buono. Quello che sta succedendo (???) non gli va a genio e raduna al suo cospetto il manipolo di cui si fida. E tutti guardano lui.

Con Il Vecchio non si scherza

Nov 07

Top Five: cinque motivi per cambiare film- parte 1

Mi sono imposto di smettere di guardare, o di non iniziare a guardare un film, se incappassi ancora in una di queste motivazioni. So che dovrei scartare la maggior parte dei prodotti in commercio, ma almeno ci vorrei provare.

5-Tratto da una storia vera

Appena leggo questa cosa, immediatamente inarco il sopracciglio, storco il naso e borbotto. Non sopporto che per attrarre il pubblico si usi sempre e comunque quella morbosa frase, che ci dovrebbe far credere che il prodotto che andremo a vedere è reale, anzi molto di più! No, non ci sto più, soprattutto dopo che ho conosciuto persone così deviate, da cercare proprio la storia vera per scegliere i film da vedere.

L’orrenda verità… o quasi!

4-Usi improbabili di computer

Dalla ragazza che se ne va in giro per ogni stanza della casa, compresa la cucina, al tipo che realizza cose incredibili con un paio di click. Se esistessero programmi che con un colpo di mouse ti scontornano soggetti per fotomontaggi o che convertono fotogrammi in tracce audio, dico io, quanto cazzo costerebbero e cosa ci farebbe Photoshop al mondo?

Tutto ciò mi fa incazzare ancora di più, perché poi quando trovi il babbeo che ha un problema con il suo pc, pretende che tu glielo risolva con due click. Come nei film, no?

Sì, i computer fanno tutto. Pensano anche per voi… sulla spiaggia, nella vasca, ovunque insomma!

3-L’esplosione alle spalle

Durante la scena i tipi, o uno di loro, grida:«Sta per esplodere!»

Bene, si corre all’impazzata, poi si fa un salto e boooom, alle spalle salta tutto per aria. Risultato? Nessuna ustione o scheggia. Come no…

Basta saltare e non ci si fa nulla!

2-Keira Knightley e il club Jodie Foster

Okay, questa è una fissa mia, e spesso vengo rimproverato. Insomma, non dico che le protagoniste femminili dei film devono essere delle bamboline infiocchettate, anzi, ma un po’ di dignità. La fermezza di protagonisti donne, deve essere rappresentata in maniera intelligente e decorosa, non solo con la faccia da schiaffi e l’antipatia di quei giorni da antidolorifici.La  Jovovich sparava gli zombie, ma riusciva a mantenere una certa dose di femminilità.La Foster e la Knightley invece fanno la faccia da schiaffi per asserire chissà che. Bah…

Ragazza, probabilmente quel fucile spezzerebbe un polso a me. Non basta fare la faccia acida per essere credibile!

1-L’appeso

No, non parlo della carta dei Tarocchi, bensì dell’abusata scena del tipo o della tipa che rimangono attaccati al bordo di un baratro, dal palazzo al burrone, dall’aereo al camion in corsa. La risoluzione avviene di solito in due maniere, più una terza che nemmeno prendo in considerazione. La prima è la classica del poveretto che viene aiutato da un suo compare. Immancabilmente con una manina si tiene stretto e con l’altra si aggrappa all’amico che alla fine riesce a salvarlo. La secondo scena invece consiste nel cattivo, o personaggio che ha combinato una marachella, che afferra la mano dell’eroe che lo vuole salvare, e di fronte a tanto eroismo e buoni intenti, si lascia cadere nel vuoto per espiare le sue colpe. Odio queste scene. Sono disgustose.

Una chicca: un doppio appeso articolato con caduta finale per pentimento. Bah!

Nov 06

La Chispa Adecuada

Ho quasi 36 anni, la maggior parte dei quali passati a pensare continuamente a raggiungere target. Ho iniziato a lavorare quasi 20 anni fa sopra a un tetto, in un agosto caldo come l’inferno. Ricordo ancora l’emozione di entrare nel mondo del lavoro, quel mondo che mi avrebbe permesso di fare quelle cose che da una vita mi erano state promesse, non dai miei genitori, bensì dal sistema stesso.

Come si diceva? Ah, sì. Nasci, cresci, studi, lavori, ti sposi, fai dei figli e vai in pensione da nonno.

Bene, in mezzo a tutto ciò ci doveva essere una casa, un cane, un giardino e i barbecue. Sembrava bello e alla portata di tutti.

La mia casa me l’ero sempre figurata come una villetta nei boschi, senza chissà quali fronzoli, o con una vista su un lago. Il cane doveva essere un compagno affettuoso che mi seguiva come un’ombra e proteggeva la mia famiglia. Il barbecue in giardino, un ritrovo tra amici fedeli quanto il cane e scanzonati, senza pretese e con la birra in mano.

Tutto ciò me lo avrebbe regalato, per così dire, il mio lavoro. Certo, partire sopra ai tetti non dava molte speranze, ma forse se imparavo il mestiere qualche aspettativa di mettermi in linea con i progetti c’era. Poi covavo il sogno dei ragazzi con i capelli lunghi: diventare il frontman di una band rock/metal e incendiare i palchi. Uno dei due, mi dicevo, sarebbe divenuto realtà.

In mezzo a queste due attività, scribacchiavo anche soggetti per romanzi, facevo pratica con la matita per disegnare, leggevo fumetti e libri e guardavo tanti film. E me ne facevo di miei.

 

Le cose poi iniziano a incrinarsi, quando ti rendi conto che come una marionetta ti alzi alla mattina del lunedì, aspetti il venerdì e odi la domenica sera, quando già con l’angoscia che ti serra lo stomaco senti che andrai in catene. No, non me ne frega di rimanere a letto a poltrire, bensì mi sentivo privato della libertà di poter decidere cosa fare, perché al mattino ti devi preparare all’ora X, devi pranzare all’ora Y e devi riattaccare all’ora Z, per poi attendere finalmente la fine della giornata. E torni a casa alla fine, ma ti rendi conto che hai desiderato che le ore passassero, ore della tua vita.

Volevo perfino scriverci un pezzo in allora, che parlasse del nostro inconscio, piccolo suicidio, quando desideriamo davvero che il tempo della nostra morte si avvicini, pregando che l’orologio sul muro segni le 17:30.

Lasciai il lavoro sui tetti, mollai la musica e provai un’altra strada. Con le unghie mi costruii una carriera in una grande azienda. Capoturno, organizzatore e manutentore di un impianto automatico di produzione, una squadra di 8 persone e tanta responsabilità. Paga nella norma, se rapportata alle ore.

L’unica cosa a cui mi servì quel lavoro, fu di poter andare a vivere da solo in un appartamento di 90 mq in assoluta indipendenza.

E il resto dei progetti? La musica se n’era andata. I fumetti anche. Non disegnavo, non scrivevo. Lavoravo, lavoravo, lavoravo e uscivo. Basta, stop. La villetta nel bosco, il cane, il barbecue se n’erano andati in quell’abisso in cui anche se butti un sasso, non ne senti né vedi il fondo. Per non parlare della famiglia.

 

Ma poi, con tutte le ragioni del mondo, ci si incazza un po’. Si comincia a pensare che qualcuno ci ha preso per il culo e noi lo abbiamo lasciato fare. Allora cosa si fa? Si aspetta la scintilla giusta per rispondere a chi dice che non si può avere tutto dalla vita: «Perché no?»

Prendo la mia vita in mano, mi faccio sfrontato e metto da parte i compromessi. Conosco la mia futura moglie e in un mese conviviamo. Dopo un anno decidiamo di avere un figlio, ci sposiamo e io mando letteralmente a fare in culo il lavoro da 10 ore al giorno 6 su 7.

Gioco le carte, tutte quelle che ho e posso avere, perché al mio fianco ho la scintilla giusta. Mi rimetto a scrivere seriamente, lavoro come agente di commercio, mi faccio il mazzo, divento socio e ci do ancor più dentro con la scrittura.

 

Non posso ancora tirare le somme, perché è relativamente presto però mi sembra manchi poco ad avere tutto.

La famiglia è perfetta. Scrivo e amo scrivere. Vedrò con soddisfazione qualche progetto andare in porto entro la fine dell’anno. Ho conosciuto persone meravigliose sul web e fuori da esso, e tante altre le ho iniziate a mettere alla porta.

Il lavoro va, mi prende tanto tempo, molte soddisfazioni le ho ma anche tanti pensieri.

Però ragazzi, mi sento davvero libero e padrone di me stesso, e se per ora non ho una casa nel bosco, ho il contenuto di essa che mi basta.

 

Questo pezzo lo dedico a Elisa, la mia chispa adecuada.

Todo arde si le aplicas la chispa adecuada- Tutto brucia se si usa la scintilla giusta

 

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