HomeStoria Insolita › Come venivano costruite le prigioni sotterranee nei castelli medievali? Le tecniche che hanno lasciato tracce sorprendenti
Storia Insolita

Come venivano costruite le prigioni sotterranee nei castelli medievali? Le tecniche che hanno lasciato tracce sorprendenti

📅 21 Agosto 2026✍️ di Milena Salvatori⏱️ 4 min di lettura

Risposta rapida: venivano scavate nella roccia o sotto i cortili, consolidate con murature spesse, coperte da volte in pietra e protette da accessi unici con botole e porte rinforzate. Drenaggi, camini d’aerazione e piccoli pozzi garantivano sopravvivenza e controllo.

Dove e come si scavava

Gli ambienti sotterranei nascevano sotto torri, cortine murarie o cortili interni. La scelta dipendeva da due fattori: geologia (meglio calcari e tufi, peggiori le argille) e strategia (controllo dall’alto, vie di fuga nulle).

Due tipologie ricorrenti: la cella ipogea orizzontale e il pozzo-prigione verticale, dove il detenuto veniva calato da una botola.

Fasi operative tipiche

  1. Tracciamento con corde, gessetti e pioli perimetrali.
  2. Scavo a gradoni di roccia o terra, con picconi e scalpelli, e secchi per l’asporto del materiale.
  3. Puntellatura temporanea con travi lignee nelle fasi più instabili.
  4. Rivestimento in conci locali e malta (aerea o idraulica) dove serviva irrigidimento.
  5. Impostazione della volta a botte o crociera per distribuire i carichi.
  6. Drenaggio con canalette e pozzetti verso scoli esterni o cavità assorbenti.

Il risultato era un ambiente minimo, difficile da assaltare e facile da sorvegliare.

Strutture e materiali

La robustezza stava nell’accoppiata muro spesso + volta. Le volte in pietra lavoravano a compressione, ideali in spazi umidi e bui.

Elementi costruttivi

  • Murature a sacco: due paramenti di pietrame con riempimento interno di scaglie e malta.
  • Volte a botte: più rapide; a crociera se serviva ridurre spinte laterali.
  • Pavimenti in pendenza: convogliavano infiltrazioni ai pozzetti.
  • Accessi limitati: porte con cardini in pietra e chiavistelli; botole ferrate.

Materiali: cosa e perché

Materiale Perché veniva scelto
Pietra locale (calcare, tufo) Disponibile, lavorabile, resistente alla compressione
Mattoni cotti Regolarità per volte e riprese d’opera
Malta aerea (calce+sabbi) Adeguata in ambienti asciutti o mediamente umidi
Malta idraulica Migliore in zone soggette a infiltrazioni e salnitro
Ferro forgiato Cerniere, spranghe, anelli di fissaggio

Quando mi capita di osservare vecchie chiavi in bottega, riconosco le stesse impronte metallurgiche negli anelli infissi alle pareti: tracce minute, ma eloquenti.

Difese e controllo

La difesa non stava nel numero, ma nel collo di bottiglia.

  • Un solo varco, stretto, presidiato dall’alto.
  • Botola su solaio ligneo con rinforzi in ferro; catene o carrucole per calare persone e vettovaglie.
  • Nicchie di guardia con sedili in pietra e feritoie per la luce minima.
  • Chiusure ridondanti: catenacci, spranghe scorrevoli, lucchetti a leva.

In alcuni castelli si aggiungevano passaggi “a cassetto” prima della porta vera e propria, così da ispezionare senza esporsi.

Acqua, aria e luce

Tre problemi tecnici ricorrenti: umidità, ventilazione, illuminazione.

  • Drenaggi: canalette e pozzetti con ghiaia; muri con fori di scolo bassi.
  • Aerazione: camini verticali con percorsi spezzati per non facilitare fughe; feritoie alte.
  • Luce: lampade a olio in nicchie; lucernai minimi protetti.

Dove esisteva un pozzo, la cisterna veniva isolata dall’area detentiva. La confusione tra prigione e serbatoio è comune, ma gli scarichi e i rivestimenti impermeabili rivelano la differenza.

Quadro giuridico e usi

Le soluzioni variavano in base al contesto feudale. In aree rette dal Diritto feudale, le celle fungevano da spazi di custodia temporanea, spesso per riscatto o giudizio.

Nelle città legate all’Inquisizione, gli ambienti ipogei potevano essere più articolati: stanze di interrogatorio, depositi di atti e passaggi separati per i custodi.

Non erano sempre luoghi di tortura: spesso servivano a isolare, conservare ordine e tenere al sicuro prigionieri di valore.

Le tracce leggibili oggi

Da ex apprendista in una bottega di antichità, ho imparato a riconoscere dettagli che parlano.

  • Tacche di scalpello: passo regolare indica maestranze esperte; irregolare segnala riprese d’opera.
  • Buche pontaie: fori quadrangolari dove alloggiavano travi di ponteggio o assi di servizio.
  • Malta con inclusioni: granuli scuri o conchiglie? Spesso è malta idraulica, scelta contro l’umido.
  • Affumicature sopra nicchie: prova dell’uso di lampade.
  • Anelli ferrati bassi sulle pareti: punti di fissaggio per catene o corde.
  • Canalette e pozzetti invisibili a primo sguardo: segno d’ingegneria pratica.

Miti da sfatare

  • “Tutte erano camere di tortura”: falso. Molte erano semplici celle di custodia.
  • “I pozzi erano cisterne”: a volte sì, ma i pozzi-prigione mostrano botole e anelli, non rivestimenti impermeabili a calce pozzolanica.
  • “Costruzioni rozze”: in realtà, le volte e i drenaggi rivelano sapere tecnico notevole.

Come venivano mantenute

La manutenzione era umile ma cruciale.

  1. Spurgo periodico dei pozzetti.
  2. Riprese di malta nelle fessure dovute a spinte stagionali.
  3. Controllo ferri: lubrificazioni, sostituzioni di cerniere e chiavistelli.

Queste azioni riducevano crolli e allagamenti, problemi frequenti in terreni argillosi.

Perché hanno resistito

Tre ragioni di longevità:

  • Compressione favorevole: la roccia circostante “abbraccia” le volte.
  • Scarsa esposizione agli agenti atmosferici.
  • Ridondanza strutturale: muri spessi, sezioni piccole, pochi varchi.

Per questo oggi, nei castelli meglio conservati, le stanze sotterranee sono spesso le più integre.

In sintesi:

  • Scavo mirato in roccia compatta o sotto cortili.
  • Volte in pietra e murature a sacco per resistenza.
  • Drenaggi e aerazione discreti ma efficaci.
  • Accessi unici con botole e porte ferrate.
  • Tracce tecniche ancora leggibili: canalette, buche pontaie, affumicature.

Milena Salvatori

Dopo un’esperienza in una bottega di oggetti antichi, Milena ha sviluppato un talento per scovare curiosità nei dettagli. Nei suoi articoli racconta tradizioni, costumi e piccole invenzioni spesso ignorate, rendendo vivo ciò che agli altri sembra superfluo.