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Feb 04

Vi faccio una domanda

Da tempo, come forse vi ho già detto, sto meditando sul far passare le Alpi ai miei lavori. Penso in primis all’Europa, mirando però al di là dell’Oceano. Il motivo è inutile ripeterlo forse: maggior bacino di utenza di lettori. Insomma, se ti piace scribacchiare e leggere, sei nato in uno dei pochi paesi al mondo dove ciò è ritenuto inutile, per cui è inutile pure provarci a campare. E se, come dicevo in un altro post, esistono isole felici in cui almeno 5 cent a parola te li pagano, qui ti chiedono 20 euro per una recensione. Bello no?

Non è un ostacolo piccolino...

Non è un ostacolo piccolino…

Bene, qualche settimana fa sono partito a scrivere un nuovo lavoro come sapete, e fin da subito ho pensato che potrebbe essere adatto a finire per prova su Amazon. Da lì il primo limite, nel senso che potrei metterlo su Amazon, ma in italiano, e quindi sarebbe la storia del gatto che si morde la coda, rimanendo comunque fruibile solo al pubblico di lingua italiana e cioè… solamente gli italiani. Pazzesco.
Ma immaginiamo che per qualche regalo del destino riesca a trovare qualcuno che crede nel mio lavoro, lo trovi interessante e dica: «Senti, facciamo così, mi dai il 50% delle vendite e io te lo traduco.»
Fantascienza, vero. Qui si investe solo sul cavallo vincente, sul guadagno sicuro, sul “prima i soldi e poi lavoro”. Almeno ciò avviene in alcuni settori.

Essere nati tipo qui, potrebbe rendere le cose più semplici

Essere nati tipo qui, potrebbe rendere le cose più semplici

Torniamo a noi, stavo divagando. Il tizio o la tizia X, decidono di credere in questa novel e me la traducono nell’inglese letterario, necessario per essere letto in tutti i paesi anglofoni, cioè una parte consistente del mondo conosciuto. Mi sovverrebbe solo un dubbio, un dubbio che ho da qualche settimana. Quando iniziai a scribacchiare, parlo dell’adolescenza, il must era ambientare tutto all’estero. Cavoli, ero cresciuto con film, telefilm e letture in cui il mondo o era fantasy, o era inglese/americano. Doveva per forza essere logico che i miei personaggi fossero stranieri.
Il punto è, che anni dopo, ho letto pareri e sentito varie campane, molte delle quali consigliavano di parlare di ciò che si conosceva bene.
Ed è lecito come suggerimento. Se parlo dell’Italia, scriverò senz’altro in maniera più realistica, e mi immergerò fino in fondo nelle vite dei personaggi. In seconda battuta, ho ricevuto qualche critica a Le Nove Stelle in quanto i personaggi avevano nomi stranieri. A nulla è valso spiegare che si trattasse di soprannomi o diminutivi, in primis si veda il protagonista che chiamano Chris, elementare diminutivo di Christian (peut-être?), o che le due ragazze più in vista siano Stella e Laura. Per non parlare del paese che molti hanno ricondotto alla Riviera Romagnola. Qualcuno addirittura credeva di aver scoperto quale inghippo per un modo di dire italiano, ritenendolo un errore, come se io avessi voluto nascondere chissà che, ambientarlo all’estero e che quell’affermazione mi fosse sfuggita. Semplicemente ho scritto di posti che conoscevo, senza voler far credere nulla a nessuno.

Non è la stessa cosa, ma potrebbe avere il suo fascino, no?

Non è la stessa cosa, ma potrebbe avere il suo fascino, no?

Il punto però è un altro, e ho già chiesto pareri in un post là nell’immenso universo, luogo in cui mi sono già state date indicazioni e consigli ottimi. La stessa domanda ora la giro a voi.
Per uno straniero, quanto può essere avvincente leggere un noir ambientato nella Bassa Modenese? Si riuscirebbe a godere la storia, o gli mancherebbe quella sorta di coinvolgimento necessaria per immedesimarsi?
A voi la risposta.

24 comments

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  1. Domenico "Helldoom" Attianese

    Siamo sempre li, se la storia è scritta bene allora troverà qualcuno a cui piace (Alcuni dicono anche che se una storia è ben scritta trova sempre chi la pubblica…).
    Quelle critiche sul tuo “Le Nove stelle”, mi sembrano le solite pippe mentali di gente che non nulla da fare, se la storia mi piace può essere ambientata ovunque ;D

    1. Marco Siena

      Sai, le solite storie sulla esterofilia, oppure sul fatto che tu devi essere per forza in cerca di un modo per nascondere le cose ai lettori. Boh…

  2. Claudio vergnani

    quoto banalmente Heeldoom. Dipende dalla storia. E’ tutto lì.
    Considera che uno dei romanzi di maggior successo attuali, dai quali è stato tratto un film con Clooney – L’americano – è scritto da uno straniero e ambientato in Umbria. A me non è piaciuto, farcito com’era di luoghi comuni alla bar sport. Ma era scritto da uno straniero che sapeva che al lettore straniero piace quell’Italietta lì.

    1. Marco Siena

      Ora sto provando a mandare messaggi all’estero, descrivendo sul mio blog straniero come si vive qua in Italia. Da un certo punto di vista, mi piacerebbe, attraverso questo romanzo che sto scrivendo, far conoscere altre cose di questo paese.

      1. Claudio vergnani

        è un tentativo degno di nota. Per molti, all’estero, noi siamo solo sole, canzoni, mafia, spaghetti e berlusconi. E forse lo siamo davvero.

      2. Marco Siena

        Se recuperi una recensione del libro di cui parlo sotto, inizia proprio con “Quando pensiamo a Bologna immaginiamo salsa e spaghetti…”
        I famosi spaghetti alla salsa di Bologna.

      3. Claudio vergnani

        voglio rinascere finlandese … e sia quel che sia.

      4. Marco Siena

        Quelli parlano inglese come il finlandese, quindi avresti meno problemi a farti conoscere in giro per il mondo. Il limite è sempre nostro.

  3. agiantis

    Se mi è permesso, rispondo alla tua domanda con un’altra domanda…
    Per te quanto può essere avvincente leggere un noir ambientato a NY (città venuta a caso ovviamente)?
    oppure in qualsiasi altro posto del mondo in cui non sei mai stato.
    Io penso che me lo godrei ugualmente, anzi, forse mi entusiasmerebbe ancora di più lo scoprire cose di un determinato luogo di cui non ero a conoscenza!
    ovviamente se conoscessi il luogo la cosa sarebbe diversa, e forse lo leggerei con occhio diverso, visto che conosco le zone.
    Ovviamente l’ambientazione ha il suo peso nella storia, ma credo che se una cosa sia scritta bene riesca a catturare l’attenzione e la curiosità del lettore!
    o almeno per me è cosi.

    1. Claudio vergnani

      cmq dipende non solo dalla storia ma da una delle possibili combinazioni:
      italiano che scrive sull’Italia per lettore italiano.
      italiano che scrive sull’Italia per lettore straniero.
      Straniero che scrive sull’Italia per lettore straniero.
      Straniero che scrive sull’Italia per lettore italiano (raro, ma capita)

      cambia la faccenda, eh …

      1. agiantis

        hai pienamente ragione claudio, un’italiano che scrive sull’italia è sicuramente avvantaggiato, e comunque io non avrei problemi a leggere qualcosa ambientato all’estero e a immedesimarmi nella storia, come chiedeva marco.
        Forse non mi sono spiegato bene, come “storia” intendevo i particolari che mi permettono di identificarmi nei luoghi o nei personaggi, e non la trama in se.

  4. Claudio vergnani

    Un italiano che scrive sull’Italia avrà vantaggi e svantaggi, credo. Gli italiani preferiscono la letteratura straniera, se non altro per evadere dallo schifo quotidiano che ci propone giorno dopo giorno la nostra attuale situazione. Se dovessi rinascere e volessi fare lo scrittore non avrei dubbi: meglio essere americano, o inglese o francese. Molte più chanche di concludere qualcosa. I paesi peggiori? Terzo mondo e Italia.
    Parere personale.

    1. Marco Siena

      Il mio unico timore, è un presunto, ma non provato campanilismo, soprattutto americano. Almeno, ciò è che sentivo dire un tempo, quando gli “eroi” per forza dovevano essere stelle e strisce. Non lo dico io, ma era un dato di qualche anno fa. Magari le cose sono cambiate. Ora ci sono nostri connazionali che vendono in Inghilterra storie ambientate a Bologna.

      1. Claudio vergnani

        Dipende dall’editore e dal leit motiv delle storie, anche.

  5. Simone

    Ti rispondo con una domanda: a te (lettore critico, non beone di bestsellers da ombrellone) cambia qualcosa se la storia è ambientata nella Bassa piuttosto che a NY?
    Chiaro, deve esserci una certa coerenza tra i fatti e i luoghi, non si possono inserire “scene” in metropolitana o un grattacielo a Gavello, ma se una storia è scritta bene non vedo perchè debba essere attraente solo se ambientata in un luogo piuttosto che un altro.
    Sempre considerando il fatto che a scrivere di luoghi che non si conosce, si rischiano errori.

    1. Claudio vergnani

      Ovviamente una storia valida regge ovunque. Però comprendo che – faccio un esempio – chi legge libri di spionaggio, probabilmente preferisca località esotiche (che sono poi, insieme alle belle donne, agli intrighi, ai cattivi spietati ecc, gli elementi immancabili e richiesti di tale genere) Però Fleming ha anbientato (da inglese, bada bene) alcuni episodi di Bond anche in Italia, e a me personalmente sono piaciuti, nè mi hanno dato meno soddisfazione di quelli ambientati in Jamaica, Turchia, Berlino est, ecc …
      Moonraker, poi, fu ambientato a Londra e dintorni (quindi Londra descritta da un londinese). Fleming era polivalente e non si faceva problemi nè soffriva di preconcetti. Se sai scrivere puoi ambientare le tue storie dove ti pare.

      1. Marco Siena

        In tutta onestà, la mia storia ha più bisogno di Gavello che di New York, proprio per un fatto centrale che è un po’ il perno dell’inghippo, se così vogliamo definirlo. Vedrò a suo tempo, se avrò occasione, come potrebbe reagire il pubblico, trovandosi davanti a due cappelletti e non agli spaghetti con polpette.

  6. Claudio vergnani

    scritto anbientato ma ovviamente è ambientato, scusate la foga.

  7. Simone

    Secondo me (parere personale di non scrittore) il Lettore reagisce bene anche davanti al piatto di cappelletti 😉

    1. Marco Siena

      Andranno a cercare sul dizionario e non capiranno perché il tizio mangia cappelli 😀

  8. Alice

    Scusa magari te lo hanno già scritto ma con la pupa non ho tempo Per leggere tutti i c.ommenti a modo 🙁 però sono d’accordo con chi ti ha scritto di paragonare le tue sensazioni quando leggi un racconto ambientato all’estero. Secondo me è importante lasciarlo ambientato in italia se partivi da quell’abitazione ovviamente, l’unica cosa su cui bisogna fare un po’ attenzione a mio avviso è la presenza di logiche o contesti difficilmente comprensibili per qualcuno che non conosca un minimo le dinamiche della vita media in italia. Non mi viene in mente un esempio significativo, quindi te ne faccio uno stupido: se per un americano il bar è un locale notturno principalmente riservato aiii adulti, potrebbe essere strano per lui leggere di vecchietti

  9. Alice

    Scusa mi è partito. Dicevo che può essere strano per loro leggere Che i vecchietti ci giocano a carte tutto il giorno, oh che qualcuno ci passa i pomeriggi video poker.. Forse l’ideale sarebbe farlo leggere a un amico straniero che possa indicarti quali cose sarebbero difficilmente comprensibili all’estero:) probabilmente
    ente ci sono degli errori nel mio commento, scusa ma lo sto dettando mentre la bionda parla

    1. Marco Siena

      Anche questo è vero, e non sarà nemmeno l’ultimo degli ostacoli. Quello che mi continua a far pensare, è che per molto tempo gente come gli statunitensi hanno preteso storie e protagonisti americani. Vedo però che qualcuno di queste parti, ha già iniziato a esportare i propri lavori nel nord europa, tipo Inghilterra. Fanno un po’ di casino con la cucina, ma fa lo stesso 🙂
      P.S. A chi lo detti? O.o

      1. Alice

        Al cellulare! Fico eh? Se no la mia vita telematica non potrebbe continuare 🙂
        Gli americani, tsk. E magari dev’essere pure ambientato a NYC? Diamogli una chance, non possono essere così caproni dai 😀

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