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Ago 02

Bon Jovi

Tra il 1986 e il 1987, ovunque nel mondo, tranne in Italia ovviamente, una band dal nome curioso iniziò a sfornare singoli rock radiofonici, adatti a trovarsi in quel confine tra la musica per i cattivi (i rockers) e quella per i buoni (gli amanti della musica commerciale). La band di Jon Bon Jovi, talentuoso cantante di origine italiana, catturava le attenzioni delle teen ager di quegli anni, anche quelle di buona famiglia.

Uhm...

Uhm…

Qui da noi, arrivò l’eco della sua musica nell’estate dell’86, forse ’87. Io ero un ragazzotto a cui le radio commerciali stavan già sulle palle, e mi stavo spostando sempre più verso il genere della gente con i capelli lunghi. Logico che i gusti non erano così raffinati da distinguere se fosse buona cosa ascoltare AOR e trash metal allo stesso tempo: c’erano le chitarre? Avevano i capelli lunghi? Okay, andavan bene.
Mettiamoci poi che a suonare non era proprio come certe band da due accordi che appaiono ogni tanto, e che facevano pure colonne sonore per film di giovani pistoleri, e i Bon Jovi eran promossi.

Uhm 2

Uhm 2

Negli anni successivi però, ahimè, arrivarono a livelli di orecchiabilità da radio che non rientrava più nella mia soglia di tolleranza, toccando l’apice della canzonetta con It’s My Life, adatta a essere canticchiata da chiunque (spesso inventandosi le parole) l’ascoltasse a ripetizione sull’emittente  che trasmetteva in spiaggia.
Che abbia poi provato a fare pure l’attore, Jon Bon Jovi, non va a cambiare il giudizio sulla carriera intrapresa dalla band anche dopo la reunion, adatta, come detto sopra, a intrattenere gente che sta lavorando o fa le pulizie in casa.
Qualche bel pezzo però val la pena di riascoltarlo, tipo questo che dedico a mia moglie. Come sempre lei capirà…

 

4 comments

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  1. claudio

    non è strettamente legato a quanto scrivi, ma una leggenda metropolitana vuole che Bon Jovi sia la “star” che ha dato in assoluto più denaro in beneficenza. Fosse vero, bravo Bon Jovi.

    1. Marco Siena

      Se apprezzasse questo post e mi inserisse nella cerchia dei prescelti, sarebbe bravo² 😀

  2. davide

    Hanno fatto almeno tre album, dal mio punto di vista, davvero importanti per la storia della musica leggera americana e non solo :sleepery when wet,new jersey,keep the faith. Poi altra roba troppo commerciale.
    Rimangono una delle mie band preferite del periodo,(mi piacevano anche gli Europe..effettivamente ,che gusti tamarri)

    1. Marco Siena

      Keep the Faith ho provato ad ascoltarlo al tempo e non mi disse nulla. Magari la colpa era mia perché avevo già fatto il salto a gusti diversi e meno pop. Può essere.

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