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Giu 29

The Lost City of Z (non è una recensione)

The Lost City of Z, ribattezzato in Italia Civiltà Perduta (è più forte di noi…), era uno dei titoli che aspettavo maggiormente per questo 2017, nella stessa colonnina insieme a Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh e The Shape of the Water di Guillermo del Toro. Pare, però, che siano in pochi a condividere i miei gusti, almeno guardano il box office di The Lost City of Z, visto che è ben lontano da recuperare le spese. Eppure, è un gran bel pezzo di cinema.

Una locandina. Difficile trovarne una che non tradisca il vero spirito del film

Innanzitutto, cos’è questo film? Non è un action movie, non è un’avventura pulp all’Indiana Jones (anche se Percy Fawcett è stato una delle fonti di ispirazione per il personaggio di Lucas) o a The Mummy del 1999, e non può contare su un Charlie Hunnam in versione shirtless che pare abbia aiutato il mediocre film di Ritchie a incassare meglio di questo. Non è un film per ragazzini annoiati con lo smartphone in mano al sabato sera.

Il Rio delle Amazzoni: uno dei protagonisti del film

È un film pseudo-biografico tratto da un libro di David Grann, scrittore americano che ha cercato di ripercorrere la vita di uno degli ultimi (qualcuno dice l’ultimo) grandi esploratori del secolo scorso: Percy Harrison Fawcett. In breve, per chi non lo conoscesse e non volesse rischiare spoiler ficcando il naso su wikipedia o in Rete – cosa che sconsiglio caldamente, finché non avete visto il film – era un militare britannico in cerca di redenzione per il proprio cognome, macchiato di disonore dal padre, dedito al gioco d’azzardo e scomparso lasciando in disgrazia la famiglia.
Percy era anche un appassionato di cartografia e archeologia, perciò vide come opportunità di riscatto l’organizzare per conto della Royal Geographical Society una spedizione in Amazzonia, per perfezionare alcune mappe. La convinzione di Fawcett, che divenne la sua ossessione, era che esistesse una città dimenticata in mezzo alla giungla, e che ciò avrebbe dimostrato che erano esistite civiltà precolombiane avanzate.

I contatti con gli indigeni sono il cuore del film

Il film parte da questo spunto, e ripercorre la vita di Fawcett in tre macro fasi, legate ognuna di esse al tentativo di trovare la suddetta città.
Ma la pellicola non si limita solo a mostrarci 140 minuti circa di giungla, ci dà invece modo di vedere la nascita e il fermento di un’epoca di curiosità e di coraggio, nonché meravigliarci che alcune cose, nonostante sia passato un secolo abbondante, non siano ancora cambiate, come la convinzione che in base al colore della pelle le persone siano più o meno intelligenti e capaci di progredire, o di come le donne venissero tenute ai margini delle attività sociali.

Su quest’ultimo punto, c’è un dialogo molto interessante tra Fawcett e la moglie, in cui la moglie ha appena chiesto al marito di poterlo seguire nella prossima spedizione, e che vi riporto qui sotto.

Percy: It’s not a place at all for a woman.
Nina: Not a place for a woman?
P: Yes.
N: We believe firmly in the equality between us.
P: In equality, yes, but in mind, not in body.

Un dialogo su cui ci sarebbe da discutere, essendo più moderno di qualsiasi altro che viene fatto al giorno d’oggi. Ed è solo un esempio della qualità della scrittura di questo film.
The Lost City of Z è un film di altri tempi, che parla di altri tempi, interpretato da un cast all star britannico di talento di altri tempi. Forse sono proprio questi tre elementi ad aver dichiarato il suo insuccesso al botteghino, quando il pubblico abituato ormai a prodotti di altro tipo ha innescato un passaparola negativo, nonostante il film sia stato certificato fresh fin da subito su Rotten Tomatoes[1].
Sarebbe cambiato qualcosa se lo avesse interpretato Brad Pitt[2]? Avrebbe richiamato forse più pubblico? Difficile saperlo, ma onestamente, io stesso farei fatica a consigliarlo a tutti, perché è un film che parla una lingua sconosciuta ormai a molti.

A chi lo consiglio:

  • Agli amanti del bel cinema, quello fatto di riflessioni e sceneggiatura
  • A chi è stanco di film frenetici con storie deboli
  • A chi vuol vedere cos’è possibile fare anche oggi per il cinema
  • A chi ha nostalgia delle grandi esplorazioni, e anche a chi non ne aveva mai sentito parlare

A chi lo sconsiglio:

  • A quelli del “È un film lento”
  • A quelli del “Ci sono i buchi nella trama”
  • A quelle che si aspettano una scena shirtless (no, qui non c’è, ma credo che ve ne siate accorte, visto che non leggo migliaia di commenti online sul film)
  • A quelle che si aspettano una storia romantica

[1] Sì, lo so, RT va preso con le pinze, ma a volte ci prende. Anzi, i critici che inviano le loro recensioni ci prendono al 70% delle volte circa.

[2] Rimasto solo in veste di produttore, e che se devo dire la mia, è meglio così.

2 comments

  1. Davide

    E io dovrò procurarmi il DVD quando esce, perché qui nell’Astigianistan profondo avevano paura a distribuirlo.
    Grazie della recensione, che conferma le mie aspettative.

    1. Marco Siena

      All’estero, sarà disponibile in DVD e in BR già dall’11 luglio, quindi, ti manca poco per vederlo!

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