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Dic 27

Il rispetto del popolo italico

Scrivere è attivo. Una cosa dura da digerire per certa gente...

Non sono uno che ama stare con le mani in mani, no tutt’altro. Come ho detto in un post precedente, se qualche divinità avesse il buon gusto di togliermi la necessità di sonno, sarei l’uomo più felice della Terra.

Aspetto e bramo come sempre le ferie/vacanze, per due motivi essenziali: stare con la mia famiglia e scrivere. Scrivere senza ritegno alcuno. Già ad Agosto non è andata proprio come avevo programmato, e avevo spostato il tutto a dicembre. I miei programmi erano di finire Iniezione entro novembre e revisionare Prima di Svanire in dicembre. Avevo e ho tuttora, una voglia di rileggermi le avventure di Pablo e Piero, che il saper di dover rimandare di nuovo mi manda in bestia. Odio quando fattori esterni mi spingono a rinunciare alla mia isoletta, proprio come dicevo nel post sul sabato.

Ora mi ritrovo con un sacco di progetti che scalpitano e un dossier assolutamente da sistemare e ultimare, perché sono una persona di parola. Eppure vedo già all’orizzonte disturbi della quiete, come se lo scrivere fosse un banale passatempo quanto dormire sul divano. Di principio non biasimo chi si mette sul divano, sull’amaca o sulla branda a sonnecchiare per tutto il periodo delle vacanze/ferie, ma parliamoci chiaro, lo scrivere non è la stessa cosa. Comprendo che in questo paesello di Italia, che ogni giorno sempre più mi fa compassione, il leggere e lo scrivere siano equiparati al dormire. Se già uno dice che deve tagliare il prato, la gente gli fa un inchino e capisce che è un dovere a cui non ci si può sottrarre. Per me tagliare il prato invece è una grossa perdita di tempo e fonte di pruriti allergici, ma non per questo vado a sputare sentenze su chi lo fa tutti i week end, Sloth compreso.

Per questo credo che in questa Italia, sempre più retrograda, l’amore per la scrittura e la lettura vengano trattate sempre più con mancanza di rispetto. Io mi sento mancare di rispetto, troppo spesso devo dire. Sentirti dire che “Dai su, lo fai poi un’altra volta” mi sta dando i nervi. Premetto, nessuno me lo dice davvero, ma gli atteggiamenti, gli sguardi e i commenti lo sottintendono.

Capiamoci una volta per tutte, popolo italico, rimandate voi i vostri pisolini e la vostra partitella in tv, e non rompete a me che il tempo lo passo attivamente, non passivamente.

Bah!

14 comments

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  1. Gianluca Santini

    Completamente d’accordo. Grande sfogo che condivido in pieno!

    1. Bangorn

      Dico io Gianluca, è mai possibile che sia così difficile per la gente aver rispetto delle passioni altrui?

  2. laric

    quoto tutto quanto. quest’anno sono riuscita a leggere solo la meta’ dei libri letti lo scorso anno 🙁

    1. Bangorn

      Io non trovo però giusto tutto ciò: se devo rinunciare a leggere qualcosa per stare con mia figlia o con mia moglie sono il primo, ma per i capricci degli altri proprio no!

  3. teo

    sono proprio quelli che ti dicono “lo fai poi un’altra volta” che non hanno passioni, non è che non le rispettano ma non sanno cosa siano e non possono capire.
    c’è chi lavora per vivere (io ad esempio…) e c’è chi vive per lavorare, ed è la peggior razza!!!
    non vedono altro che lavoro lavoro lavoro, tutto il resto passa in secondo piano, anche la famiglia.
    se ne fregano se hai pianificato un impegno, loro trovano il modo per fartelo saltare…

    1. Bangorn

      Di solito quelli che sembrano vivere per lavorare, sono quelli che non fanno un cazzo tutta la settimana. Cosa ne dici?

      1. teo

        i signori “vivo per lavorare” si suddividono in 2 categorie: quelli che, come dici tu, non fanno un cazzo tutto il giorno ma rimangono in ufficio fino alle 21…ecco questi sono esemplari che stanno meglio in ufficio piuttosto che a casa, e i motivi li trovi conoscendo la loro famiglia…
        gli altri, invece, lavorano tanto perchè credono nel proprio lavoro…questi individui sono da ammirare ma sono anche i più pericolosi, perchè provano a farti diventare come loro e sono fermamente convinti che tu non abbia una vita sociale al di fuori del lavoro, niente impegni, niente svaghi, niente hobby…certo, quando vado a casa mi metto in una cella frigorifera e aspetto le 7 del mattino del giorno dopo!!!

      2. Bangorn

        Mah, io credo che uno che vive per lavorare e ama il proprio lavoro, in primis cerca di ottimizzare. Io metto target e cerco di raggiungerli nei tempi stabiliti, non oltre la soglia di guardia. Io quelli che stanno fino alle 21 in ufficio non li ammiro per un cazzo, fidati. Qual è il vuoto della loro vita?

  4. Alice Mantovani

    A volte mi sento chiedere quali sono i miei “hobby”. Quando rispondo “leggere” non vedo mai uno scintillio negli occhi di chi mi ha fatto la domanda. Vedo solo il dubbio. Forse leggere, scrivere, sono attività troppo astratte perchè il beota medio le riesca a percepire come attività, appunto. Mah.

    Risposta univoca, appresa dai tagli al personale.

    “E STI CA**I?”

    1. Bangorn

      “Ah, scrivi? Cosa, autobiografie?” Questa me l’hanno fatta come domanda.
      “Leggi? Cosa? Riviste o libri di storia?” Anche questa.
      Se poi spieghi nel dettaglio, li perdi. Vedi sguardi vacui e ricerca del modo di cambiare argomento. Non dico altro. ” E ‘sti ca…” andrebbe detto davvero.

      1. Alice Mantovani

        Ahahahahahh oddio muoio, ma “autobiografie”??!?!?!?? Cioè saresti uno scrittore specializzato nelle mille versioni della tua stessa vita?? 😀 ma chi cazzo c’è in giro?

      2. Bangorn

        Lascia perdere… “Ah, allora scrivi narrativa o romanzi? Narrativa?” Anche questa mi hanno posto. Ti dirò che mi mette in imbarazzo il dover rispondere.

  5. Ungheri Paolo

    Condivido tutto, parola per parola!
    se tutti vedessero il mondo attraverso un punto di vista più ampio, forse adesso non ci ritroveremmo così… ma aihmè, è solo una bella utopia.
    Continua sulla tua strada e a chi ti rompe, rispondi solo con l’indifferenza.
    L’arma migliore, di sempre 🙂

    1. Bangorn

      Anche un katana di traverso sul collo non sarebbe male Paolo 😀 Comunque sia, cercherò di tirar su bene mia figlia. Almeno per adesso in casa mi capiscono… è solo il mondo esterno che pecca!

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