Ago 21

Los últimos días (recensione)

David Pastor, co-regista e autore di Carriers, torna con questo film del 2013 di cui ancora non si vede l’ombra in Italia. Apprezzabile soprattutto che ci siano ancora autori che si sforzano di trovare nuove motivazioni per ipotetiche apocalissi, senza per forza usare sempre la catastrofe nucleare. Un po’ come fece Shyamalan con il suo E Venne il Giorno, che in parte mi ha ricordato questo film.
Meno male che ci sono questi autori…

Locandina

Locandina

Da qui in poi, probabili SPOILER

Trama

L’Umanità intera è colpita da una strana forma di agorafobia. Chi esce all’aperto, finisce in preda a convulsioni e attacchi di panico che portano alla morte. Quando raggiunge l’apice della diffusione, la gente rimane chiusa negli edifici in cui erano.
Marc ed Enrique, rispettivamente programmatore e capoufficio, iniziano un viaggio insieme, attraverso i sotterranei, condividendo un GPS rubato in un’auto e che nessuno aveva notato. Marc deve trovare sua moglie, Enrique non lo rivela. Metteranno da parte i loro rancori maturati sul lavoro, condividendo l’obiettivo di arrivare ai loro traguardi.

Ottimi tutti e due

Ottimi tutti e due

Considerazioni

È spagnolo. È ambientato in Spagna. È onesto e portato avanti con passione. Tre cose che non gli fanno guadagnare punti di fronte al pubblico che non riesce ancora ad abituarsi alle produzioni iberiche, nonostante, insieme a quelle francesi, rappresentano ormai il futuro dell’horror, del thriller e del fantastico europeo. Siamo a livelli superiori alle produzioni caciarone made in Hollywood. Qui si gioca sul momento, sull’attesa, sul non usare CGI per movimentare le scene.

La pioggia è una benedizione

La pioggia è una benedizione

L’angoscia Pastor te la fa sentire. Capisco anche che i detrattori, potrebbero annoiarsi o trovare minuzie come il fatto che il gps funzioni sottoterra, ma è proprio voler giustificare le critiche alla pellicola.
Non è perfetto, non è un capolavoro, ma sicuramente insieme a The Divide, è uno dei migliori film che ho visto quest’anno sul tema della fine dell’Umanità e la loro convivenza forzata.

8 comments

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    • claudio on agosto 21, 2013 at 7:35 am
    • Rispondi

    se è spagnolo e il tema è quello – grosso modo – di non poter uscire dagli spazi chiusi, prova a confrontare con il vecchio L’angelo sterminatore, di Bunuel (che mirava ad altri obbiettivi,ma che nel percorso si faceva horror mica male)

    1. Lo recupero e poi ti dico

        • claudio on agosto 21, 2013 at 9:00 am

        Tra l’altro è un film notevole. Attendo tue impressioni. Bunuel era spagnolo, ma se ne andò in Messico perchè i suoi film “non piacevano” al buon vecchio caudillo Franco. Poi, finita la dittatura, rientrò in patria, e l’ultimo periodo lo spese girando tra Francia e Spagna. Consigliato mettendo mano (e altro) sul fuoco.

      1. Un po’ come i nostri artisti/autori migliori che emigrano, perché qui non compiacciono quei due o tre dei piani alti. Dicendo due o tre, forse sono stato abbondante…

        • claudio on agosto 21, 2013 at 1:17 pm

        esattamente.
        C’è da dire che Bunuel volevano fucilarlo, il che credo gli abbia fornito quella motivazione in più per emigrare.

      2. Qui ti fanno morire di fame. È più subdolo come metodo per chiederti di andartene.

        • claudio on agosto 21, 2013 at 2:21 pm

        Vero. Nel caso di Bunel erano più schietti. E cmq in Messico aveva appoggi sostanziosi. Ma se posso consigliarti guardati di suo anche Quell’oscuro oggetto del desiderio, e sappimi dire. Fidati di me.

      3. Ok, segno, recupero e guardo

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