Giu 30

Un discusso passo di Cechov

Qualche giorno fa, un’amica ha condiviso un passo di Anton Cechov, lo scrittore russo che credo conosciate tutti. Il passo, che vi andrò a proporre tra poco, è stato subito osteggiato in due commenti.

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Cechov diceva questo:

La brevità è sorella del talento, tagliare il superfluo per arrivare all’essenziale è doveroso. Il che vuol dire, per esempio, che le descrizioni della natura debbono essere brevi e ‘à propos’, evitando i luoghi comuni, perché il lettore chiudendo gli occhi possa di colpo rappresentarsi il paesaggio descritto. Leggendo le bozze, cancellate, dov’ è possibile, gli aggettivi e gli avverbi. Togliete tutto ciò che ingombra e impaccia il lettore.

Ora, sapete benissimo quanto ami il minimalismo, e quanto preferisca scrivere – ma mi riesce anche più naturale – con questo stile. Come ho detto mille volte, solo uno sciocco può pensare che sia più semplice e che sia una scorciatoia: dosare le parole non è più facile che lasciarsi andare a un diluvio verbale.

Penso per esempio nella vita di tutti i giorni, quando la nostra attenzione deve essere catturata e il nostro interlocutore ha poche parole a disposizione per farlo, evitando in questo modo che non ci distraiamo mentre lo ascoltiamo. Se chi ci parla è bravo, ci spiega tutto in poche parole, e arriva dritto al punto.

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Ecco, io continuo a condividere il pensiero che riporta Cechov qui, e non amo scrivere né leggere periodi infarciti di aggettivi, che sopporto ancor meno degli avverbi. Capita spesso invece di trovare libri in cui per ogni sostantivo vi siano uno o più aggettivi, ed è dura arrivare in fondo persino al capitolo.
Con questo non dico di eliminarli, ma cercare di usare gli essenziali. Magari a me sembra di esserlo già, ma vi garantisco che mi alleno, scrivendo, ad asciugare sempre di più la mia prosa e cercare di usare meno parole possibili ma farvi arrivare dritti al punto. Il mio scopo è farvi vedere la scena nella stanza, senza dirvi tutto ciò che c’è all’interno, facendo in modo che però voi l’abbiate percepito lo stesso. Come? Ci vuole allenamento e studio, e tanti fallimenti

2 comments

    • Vittoria on giugno 30, 2014 at 2:06 pm
    • Rispondi

    Non posso che trovarmi d’accordo: barocchismo non corrisponde a talento.

    1. E spesso non è nemmeno piacevole da leggere. Mi troverai sempre d’accordo.

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