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Mag 10

In lingua originale?

Nel cinema, come nella letteratura e nei videogame, abbiamo sempre avuto stormi di traduttori e doppiatori pronti a regalarci versioni localizzate nella nostra lingua madre, di prodotti principalmente inglesi o americani. Gli americani invece, non si guardano mezzo film sottotitolato neppure a pagarli, e non doppiano nulla: fanno prima, rigirano tutto da capo. Io per anni ho sempre visto i film in italiano quando era possibile, o  se proprio strettamente necessario, in originale con sottotitoli. È inutile che salti su mister o miss supercool e mi dica che non ne ha bisogno perché parla inglese perfettamente, per gli applausi si va di là, verso quella porta.
In un paio di casi poi, mi sono cimentato nella lettura di libri in originale, come di manuali di gdr, in quanto non reperibili o localizzati qui nel nostro meraviglioso paese. Il caso che più mi fece incazzare, fu quello di Taltos, terzo libro della saga delle streghe Mayfair di Anne Rice, uscito nel 1994 nel resto del mondo, ma nel 2004 ancora non tradotto in italiano. Ne approfittai per farmelo comprare da mia sorella a Londra. Finito il libro, nel 2005, uscì pochi mesi dopo la versione italiana. Se non è una presa per il culo del destino questa.

Taltos originale. Senza la minchiata de Il Ritorno sotto

Qualche tempo fa, rivalutai anche di prendere altri libri in lingua originale, visto la lentezza con cui escono qui, o la loro totale mancanza sul mercato. Ci sono libri che non vedranno mai la luce nel nostro paese. Senza poi affrontare il discorso dei titoli, che a volte vengono dati alla cazzo. Ammetto candidamente, che l’ostacolo è il non aver studiato inglese, mai, e di essermi sempre arrangiato da autodidatta. Ci salto fuori, punto. Non riuscire a parlare a un convegno, ma posso raggiungere l’aeroporto o evitare che mi mettano formaggio sul cibo. Leggere un libro in lingua originale, potrebbe voler dire metterci una settimana in più del normale, perdendomi magari qualche passaggio. O forse no?

200 pagine in più, cosa vuoi che siano, dai!

Perché sollevo questo interrogativo? Come già appurato nel campo del cinema e dei serial, tante volte non si parla di traduzione nuda e cruda, ma di veri e propri adattamenti, lasciati in mano al curatore. Questo significa, cosa di cui ho avuto la riconferma proprio ieri, di riscrivere e aggiungere addirittura parti. E voi direte:«dai, non esagerare!»
Se riguardate la discussione su Martin, nata dal post di ieri, vi renderete conto che il signor George, si è preso delle critiche dal sottoscritto immeritate. D’accordo, prolisso è prolisso, ma qualche chiletto di pesantezza gliel’ha aggiunta il traduttore. Se poi analizziamo, sempre nello stesso contesto, alcune scelte arbitrarie, mi viene voglia di prendere il libro e buttarlo dalla finestra, rendendomi conto che non sto leggendo al 100% quello scrittore, bensì un mix di Martin e un mix del traduttore. Anche se il curatore è un noto e affermato scrittore, è riuscito a snaturare lo stile di Martin.
Ho la versione megatomo, dei primi 4 libri, che sarebbero i primi 2 nell’edizione originale. Il totale di pagine è di 1569. Le edizioni originali, se unite, rimandano invece un totale di 1177. Se li avessi presi separati nella collana tascabile, sarebbero state 1968 pagine, forse alcune delle quali dedicate a mappe e appendici. Ora, perché 1177 l’originale, e quasi 400 in più quella che ho io? Possiamo capire la diversa impaginazione, anche se la versione inglese che ho io ha l’interlinea più alta, dare la colpa alla grandezza dei caratteri, quello che volete. Insomma, incolpiamo pure il format, ma qualcosa non torna comunque.
E a questo punto, fatte le doverose valutazioni, mi viene davvero voglia di smetterla di leggere le versioni tradotte e di tentare con quelle in lingua originale. Già con i film spesso lo faccio, si tratta solo di adattarsi anche alla lettura. Sicuramente sarà importante per le generazioni future, adattarsi fin da piccoli, per poi arrivare a gustarsi le parole degli artisti, direttamente dalle loro mani.
Meditate, meditate…

17 comments

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  1. claudio vergnani

    Poco da dire, secondo me, potendo, è sempre meglio la lingua originale (ho un amico con il quale non c’è verso di vedere un film doppiato; lo pretende sempre in lingua originale – se in inglese, beninteso). A maggior ragione in letteratura , dove (non sempre) uno scrittore pesa e sceglie la parola pescandola tra vari sinonimi. Poi dipende anche dal traduttore. Si dice ad esempio che Ungaretti, quando traduceva, migliorava il testo, ma credo siano casi limite, anche perchè se lo migliori comunque finisci per snaturarlo, cosa che un traduttore non deve fare. In teoria un traduttore dovrebbe rimanere fedele al testo (a meno che non si tratti di un’operazione tipo: “Pinco Pallino traduce Caio Gregorio!”) cercando di renderne l’atmosfera e, ove possibile, le sfumature linguistiche. Poi dipende anche dal romanzo, certo. Inutile leggere in lingua originale un testo che magari è stato scritto da un ghost! D’altro canto, se l’italiano è forse più articolato, l’inglese possiede delle forme lessicali immediate e chiare che noi non abbiamo, e che sono impossibili da rendere. E i giochi di parole?. I modi di dire? Proverbi vari che non hanno corrispondenza in altre lingue? (qui però si dice che nella versione italiana di Shining Kubrick riuscì a migliorare la famosa frase battuta a macchina da Nicholson, e forse è vero, ma sono casi limite) Meglio in lingua originale … potendo.
    (scusa la tirata, hermano, ma è un argomento stimolante)

    1. Marco Siena

      Hai pienamente ragione, se il traduttore fa il suo lavoro e non snatura l’opera, può starci, ma adattare e riscrivere delle parti, mi sembra eccessivo. Ungaretti ha curato anche le traduzioni di Blake, e mi sembra effettivamente che abbia fatto un buon lavoro. E per l’episodio di Shining, mi sembrava che rendesse molto meglio la frase originale rispetto a quella italiana.
      (No preocupe, mi fa piacere che l’argomento sia stimolante. Scrivi pure tutto quello che vuoi qui)

  2. ferruccio

    In lingua originale dicono cambia tutto. Purtoppo sono messo peggio di te, non ci metto una settimana in più, ma bensì un mese in più. E forse alla fine non sono in grado di valutarlo neppure al meglio

    1. claudio vergnani

      in un’altra vita ci applicheremo di più sulle lingue. 🙂

      1. Marco Siena

        Never too late, Hermano. In Inghilterra i bambini imparano l’inglese a 2 anni 🙂

    2. Marco Siena

      Un tempo ero molto più allenato. Ora dovrei riprovare. Però fidati che certi libri si godrebbero davvero di più.

  3. Davide Mana

    Ho cominciato a leggere in inglese (ouch!) trent’anni or sono.
    Ormai leggo quasi esclusivamente in originale.
    C’è più varietà.
    Si spende radicalmente meno.
    Le edizioni sono spesso molto più belle (migliori copertine, rilegature indistruttibili, ec.)
    Tempi d’attesa modesti.
    Niente tagli, niente censure, niente traduzioni “creative” (tipo tradurre sempre e solo con “pistola” la parola “gun”, scambiare Christ Church – il college – per una fantomatica “Chiesa di Cristo”, o tradurre “ostrich” con “ostrica”)
    Credo che imparare – con tutta la lentezza del caso – a destreggiarsi in inglese sia un modo eccellente per spalancarsi le porte di un universo.

    1. claudio vergnani

      per quel che vale, condivido …

    2. Marco Siena

      Quello della Chiesa di Cristo è disarmante. Sicuramente ci vuole un buon allenamento e la passione per la lettura. Avendo almeno la seconda, e una buona volontà per migliorare nell’inglese, credo che inizierò presto a seguire i tuoi passi.

  4. laric

    Non sono totalmente intransigente nei confronti dell’italiano, ma diciamo che per certe cose preferisco la lingua originale.Ci sono autori tipo Pratchett e King che preferisco leggere in originale. Anche i classici tipo Conan Doyle, o i gotici dell’800. Pero’ leggo ancora un sacco di libri in italiano.
    Le serie tv invece le vedo tutte in ingelese con sottotitoli in inglese. Se le ascolti in originale poi non riesci piu’ ad abituarti al doppiaggio

    1. Marco Siena

      Io continuo a seguire le serie in italiano, ma spesso ne battezzo una e me la guardo in originale. Già anni fa, scelsi di guardare perfino South Park in originale, perché è nettamente superiore. Guardarlo in italiano è deprimente. Ci sono alcuni casi però, in cui il doppiatore supera l’originale, ed è il caso di Eddie Murphy, tanto per citarne uno, o il doppiatore di Gary Oldman in True Romance o in Dracula. Per il resto, hai pienamente ragione.

  5. mandarino

    Ho iniziato a leggere in inglese perché non sopportavo di aspettare i duemila anni necessari alla pubblicazione della traduzione. Al solito, è la fame l’unico sprone valido, solo i bambini imparano per il gusto di. 😀 E in effetti, è vero che tradurre spesso è tradire, e di Ungaretti ce n’è stato uno. ma è pur vero che leggendo nella propria lingua, il film mentale parte prima. Insomma, se posso leggo nell’italico idioma, ma se devo leggere in inglese, lo faccio. Con un po’ di pratica, la differenza non è più gigantesca.

    1. Marco Siena

      Credo davvero che sia questione di abitudine. Siamo macchine predisposte ad adattarci velocemente ( chi prima di altri, d’accordo) alle situazioni e ai cambiamenti. Tirerò un bel sospirone e mi prenderò i Connolly mancanti in originale, alla faccia di certe scelte editoriali.

    2. laric

      a me questo capita con le serie tv. vedo la prima stagione di qualcosa e se mi piace non posso aspettare che la seconda esca in italiano. praticamente le serie che sto seguendo da anni e non (Supernatural, Dexter, GoT, Luther) le vedo in contemporanea con la messa in onda USA/UK

      1. Marco Siena

        Certe serie poi, nemmeno escono in Italia, o se lo fanno, sono perennemente in ritardo.

  6. Gigistar

    Ciao, posso assicurarvi che facendo un po’ di confronti tra testo italiano e testo originale su una manciata di romanzi diversi potrete verificare la differenza enorme tra una traduzione ottima e una pessima. Non farei di tutta l’erba un fascio.
    E una volta capito chi sono i bravi traduttori, forse si presterà un po’ di attenzione anche a chi traduce, non solo a chi scrive. Analizzate per esempio le traduzioni di Luca Conti (Lansdale, Gischler) e vedrete quanta bravura c’è dietro.
    Quanto alle pagine di troppo: l’italiano è mediamente più lungo dell’inglese, quindi un 20% in più di lunghezza rispetto all’originale è cosa piuttosto normale.

    1. Marco Siena

      Ciao a te, e grazie per la testimonianza. Hai ragione, non si dovrebbe fare di tutta l’erba un fascio, però a volte si rimane un po’ delusi.

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