Feb 29

Un nome, un perché

Nomen Omen. Questa locuzione latina viene usata spesso, anche involontariamente, almeno il suo senso. Sarà scritta nel dna di mezzo pianeta, ma spesso ho notato che il nome ha un significato particolare e un’importanza enorme per i genitori che devono sceglierlo per il figlio. Anche se molto spesso ormai, si da il nome ai propri figli a orecchio, controllando se ci sia musicalità con il cognome. Ci sono poi quei genitori che ricercano un significato nel nome, e così abbiamo fatto anch’io e mia moglie quando è stato il momento.

E come fanno i genitori, anche scrittori, siano essi romanzieri, cineasti o solo master di giochi di ruolo, si scervellano per trovare nomi altisonanti, che colpiscano e rimangano impressi a chi si avvicina ai loro lavori. Scattano quindi le ricerche per trovare nomi e cognomi roboanti per i propri personaggi, che contengano appunto il “nomen omen”, come se un assassino, debba per forza avere la parola killer nel cognome. Eh, beh, fa molto fico un nome tipo Bloodkiller, ma chi cazzo si può chiamare in quel modo? Comunque il mio pensiero lo avevo già anticipato qui.

Un nome, una garanzia

Le cose peggiori, penso di averle viste negli anni negli ambienti dei giochi di ruolo, dove si razziava il personaggio letterario, televisivo  e perfino nei fumetti, come se fosse impossibile che un vampiro italiano si potesse chiamare, per dire, Luca Bianchi. Sapete, i vampiri al momento dell’abbraccio, scelgono solo persone con nomi cool, molto cool, preferibilmente quelli con odore di latino. Ai giorni nostri, conoscete qualche Lucius? Il peggio mi capitò, quando in un live apparve un Gangrel che si chiamava Logan. Non è propriamente un cognome italico, però capite quanto sia stato originale il tizio a sceglierlo. E non devo nemmeno spiegarvi dove sta la tristezza, perché l’avete già capita.

Dov’è quindi il senso di scervellarsi per trovare nomi del genere, quando basterebbe scegliere quelli della realtà? Credo nessuno, e lo stesso King in On Writinginvita a usare nomi semplice, preferibilmente corti, cosicché il lettore se li imprima bene nella memoria senza troppi problemi. Nel caso, ritengo untile anche un soprannome, quando il nome è troppo lungo. Io stesso ho usato nomi di 5 lettere al massimo nel mio primo romanzo, e nel secondo i due protagonisti hanno due nomi semplici, quasi banali: Piero e Pablo. Non piacciono? Non sono cool? Poco mi importa.

Perché non Chicken? Stranamente Swan, che tra l'altro non è tutta questa simpatia come volatile

L’unico scrupolo e problema che mi si presenta nella scelta dei nomi, è lo stesso che ho avuto nel momento in cui dovemmo scegliere il nome per nostra figlia: evitare quelli che ti ricordano qualcuno che ti sta pesantemente sulle palle. Nel caso della scrittura, aggiungo anche che evito quello di amici o conoscenti. Se per caso scegliessi X per un mio personaggio, e conoscessi in effetti un X, potrebbero nascere rotture di scatole o siparietti decisamente seccanti. Avete presente il tipo che vi chiede: «Ehi, ma quello sono io per caso? Ha il mio nome. Però, sai, io non sono proprio così. E poi io non farei una cosa così. E non ho i capelli radi…»

Insomma, una gran rottura. Trovo quindi che sia più semplice prendere i nomi a caso nel momento che mi servono, scriverli e mantenerli, senza star lì a pensarci troppo. Tanto, qualcuno che si lamenta ci sarà sempre.

13 comments

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    • teo on febbraio 29, 2012 at 9:58 am
    • Rispondi

    Concordo con nomi corti e facili da leggere, quindi escludiamo a priori i nomi tedeschi 🙂
    il nome di tua figlia non è che sia poi così corto 🙂

    1. Hans potrebbe andare, dai 😀
      Mia figlia ha un vantaggio: il cognome corto

        • teo on febbraio 29, 2012 at 11:35 pm

        quello è vero, ma tu i cognomi non li metti mai nei tuoi libri…per ora 🙂
        sinceramente a me non interessa se il nome sia lungo o corto, interessa solo che sia pronunciabile…”Eleonora” è lungo ma scorrevole e di facile pronuncia ma per “Schwarzkollm” non sto nemmeno a indagare oltre la 3° lettera 😉

  1. Generalmente c’è sempre una storia dietro la scelta del nome al proprio figlio. Sogni, eventi o personaggi famosi di ieri e di oggi hanno dato vita ai nostri nomi. Per esempio attualmente a Napoli abbiamo molti ragazzi (adulti) che si chiamano Diego e in qualche caso seguito anche da Armando… Il mio nome, tanto per citarne uno a caso :), mi è stato dato in memoria di uno zio caduto sotto i bombardamenti tedeschi mentre tentava di mettere in salvo la propria famiglia… Penso che a volte si sottovaluti l’ascendente che può avere su di noi un semplice nome e di come possa influenzare la nostra vita… Per quanto riguarda invece il nome da scegliere per un personaggio di un romanzo, credo, sia più semplice, per esempio, voi scegliereste il nome Gennaro da dare ad un killer? A me farebbe ridere!! 🙂

    1. Sui figli ci sto attento anch’io, perché preferisco che abbiano un nome con un minimo di senso. Ma per i personaggi… beh, il killer Gennaro ci potrebbe stare 😀

  2. I nomi farlocchi per i personaggi sono urticanti…
    Per rimarcare la veridicità del detto “nomen est omen” ti posso dire che dove abito il forno/alimentari è gestito da uno che di cognome fa Pagnotta.
    😐

    1. Il barbiere di mio padre Barbieri 😐

  3. Ed ecco perchè certi libri fantasy mi mettono in seria difficoltà. Anche io amo la semplicità dei nomi corti e semplici da ricordare…

    1. E che nei libri fantasy ci possono anche stare i nomi strambi

  4. I nomi sono una condanna!
    Divento scemo quando ne devo trovare uno per un personaggio, girando attorno a millemila ipotesi per poi tornare alla prima che mi era venuta in mente… e perché non fai direttamente così, dirai…
    Beh, troppo facile! 🙂

    PS: come si chiama tua figlia? Mi sa che non te l’ho mai chiesto…

    1. Io come vedi li prendo alla leggera, per quanto riguarda i personaggi.
      Mi figlia si chiama Eleonora Emilia 😀

      1. Bellissimo nome. Anzi, bellissimi! 🙂

      2. Thanx 😀

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